Carlotta D'Amato

Carlotta D'Amato

Consulente legale in aziende italiane ed internazionali, ha scritto numerosi articoli in materia di diritto. Le sue passioni sono politica, cultura, moda.

Il morto gode ottima salute

di Carlotta D’Amato

Una prateria di bufale. Ovvero notizie false, ingannevoli, phishing, scam, spam. Diffondere le bufale è l’ultimo stupidario della rete. Ma possono esserci anche truffe e raggiri. C’è anche una pagina di Facebook che individua le notizie false. E poi ci sono i morti che godono ottima salute e che ogni tanto scoprono la loro prematura dipartita.

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Renato Pozzetto

Sembra un paradosso, ed in realtà lo è: Internet, Google, Wikipedia e compagnia bella, nonostante l’incredibile quantità di informazioni che offrono, l’enormità di dati che forniscono, distruggono o quanto meno minacciano la cultura.

Non è strano che la cultura venga indebolita e messa a dura prova da un eccesso di informazioni che impedisce di selezionarle e di rifletterci; è soprattutto una cultura è molto lontana da quella autentica che non è cumulo di nozioni ma capacità di critica e autocritica e soprattutto ragionamento.

Certo è che oggi disponiamo dei motori di ricerca, strumenti di informazione talmente veloci, che riescono ad essere d’ aiuto in ogni campo dello scibile umano, fornendo tutte quelle notizie che potremmo acquisire solo con un lungo e faticoso lavoro, che preveda di sfogliare uno o più libri, quelli di carta, con le pagine vere.

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Tutti sono ricorsi almeno una volta ad un motore di ricerca per lavoro o anche solo per soddisfare una curiosità; ma quelle informazioni, certo, non sono ancora cultura, ma ne sono la premessa.

Ed in questo mondo, dove le notizie è così a portata di mano e si dispone di strumenti così funzionali, a farne le spese è proprio la cultura. Ed è qui il paradosso; in questo trionfo di informazioni tecnologiche a portata di clic, è come se vivessimo in un mondo senza libri, senza tv, senza giornali.

Una deputata del Pd della scorsa legislatura, interrogata alla tv su che cosa sia una sinagoga, rispose che si trattava del luogo dove le donne musulmane pregavano Allah. Trenta, ma anche forse venti anni fa, anche una persona analfabeta o quasi avrebbe saputo, sia pure rozzamente, che la sinagoga ha a che fare con gli ebrei. È difficile capire come ciò possa succedere, visto che oggi è ancora più facile e rapido sapere chi sia il Presidente degli Stati Uniti o dove si trovi la Mongolia.

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E’ indubbio che oggi pochissimi ormai vanno in libreria a chiedere un libro per un loro reale interesse, o con delle richieste personalmente motivate. E le informazioni che ci arrivano attraverso Google solo talmente veloci, superficiali che non possono definirsi “sapere”, ma surrogati di una sottocultura solo frammentaria e fuorviante. Ma neppure ciò spiega veramente come mai nell’epoca del saper tutto si sappia sempre meno. Certo è che nessuno si sente in dovere di ricordare, c’è internet che ricorda per te fornendoti ciò di cui hai bisogno e tanto basta e avanza.

Ho letto su Internet…c’è scritto su Wikipedia…senza pensare che gran parte delle notizie proprio del tutto vere non siano. E su questo mare di ignoranza e disinformazione, Facebook regna sovrano.

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Sul social network più famoso di tutti, infatti, è tutto un susseguirsi di “hoaxes”, ovvero “bufale” e notizie false; ogni settimana, un vip “muore”. Paolo Villaggio sarebbe già al sesto funerale, dato che lo danno per defunto un mese sì e l’altro pure. Settimana scorsa è toccato a Renato Pozzetto, stroncato da un infarto fasullo, che invece è vivo e vegeto. E poi cospirazioni, intrighi che di “Like in Like” arrivano sulle bacheche di tutti, registrando migliaia, addirittura milioni di condivisioni.

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La maggior parte riguarda gli Ufo: la Cristoforetti ne avrebbe visto e addirittura fotografato uno dallo spazio, su Marte ci sarebbe la vita e nessuno ce lo dice, lo sbarco sulla Luna sarebbe una farsa, ecc….

Tra le più belle in assoluto del 2014 (ogni anno le migliori bufale vengono raccolte e classificate, ndr) ce n’è stata una bellissima, la lettera che Einstein avrebbe scritto alla figlia.

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Sono stati in tanti a commuoversi quando ad ottobre la condivisione selvaggia ha portato su milioni di bacheche Facebook una toccante lettera scritta da Einstein per la figlia Lieserl, con un messaggio che la invita a considerare l’amore come la forza più importante dell’universo, in barba alle sue teorie sulla relatività e la fisica. Peccato che, a monte di tutto, nessuno aveva considerato che la povera Liesrl morì prematuramente anni prima che Einstein esponesse la teoria della relatività. Un chiaro falso storico, dunque.

L’informazione su internet e soprattutto su Facebook, secondo alcuni è come un contagio, un vero e proprio virus che si diffonde molto, troppo velocemente, come una reale pandemia. Il fenomeno, ovviamente, è stato rilevato ed è tutt’ora oggetto di studio da parte di ricercatori e scienziati.

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Certo è che tra vere e false notizie non è facile capire, spesso la differenza. Anche Facebook, dal canto suo, si è attrezzato per limitare il fenomeno, impostando l’opzione “Segnala come notizia falsa” per favorire la rimozione della bufala mediatica.

Ci prepariamo ad una generazione di ignoranti tecnologici e bugiardi da social network ma con i tempi che corrono, forse è il male minore.

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