di Daniela Iorio
Ricomincia da cinque. E prova da leader. Pippo Civati ha deciso di dare vita ad un nuovo partito. Il 21 giugno presenta Possibile, la sua nuova proposta politica. Il Pd di Renzi gli stava stretto da tempo, troppe ambiguità, un continuo gioco delle tre carte. E, soprattutto, non sta a sinistra. Cinque domande agli italiani per sfidare Matteo, l’amico di una volta. L’abrogazione di alcuni punti dell’Italicum (i capilista bloccati, le multicandidature, il secondo turno per l’assegnazione del premio di maggioranza) il demansionamento del job act e lo stop alle trivellazioni, basta trasformare il territorio in una gruviera. Cinque atti d’accusa al governo.
Quarant’anni, studioso della storia del pensiero, collaboratore della cattedra di Filosofia dell’Università Statale di Milano. Pippo Civati e’ uno storico della filosofia che, con destino già segnato, è il caso di dirlo, ha fatto dei suoi studi umanistici, sulla globalizzazione e i mercati, il cuore del suo progetto politico. Una sinistra-sinistra sull’onda di quello che sta succedendo in Spagna, un movimento politico, di forte matrice anti potere finanziario, che sta togliendo terreno a tutta la vecchia politica spagnola. La stella cometa è “Podemos” di Pablo Iglesias, i nuovi socialdemocratici, ex Indignados, una forza che si aggira ormai al 23-25 per cento dei consensi nel giro di un solo anno e mezzo dalla sua fondazione.
Civati ritiene che sia giunto il momento di lanciare la nuova Possibile sinistra italiana. La riforma del lavoro, quella della scuola che hanno portato in piazza milioni di scontenti, l’idea ibrida del Partito della nazione, un processo di rottamazione solo accennato, i guai di Mafia Capitale con un partito compromesso e bacato, i due milioni di voti persi alle ultime amministrative, sono tutti segnali chiari che il renzismo ha cominciato la sua fase decrescente. E che a sinistra del Pd ci sono praterie di scontenti da conquistare.
Del resto ormai da tempo lui e Renzi avevano diviso le loro strade, di tempo ne è passata da quella prima Leopolda che organizzarono insieme, lo scout e il filosofo, due sbarbati alla conquista del Pd. Ma ben presto le cose sono cambiate. “ Renzi attacca la Cgil, sposa Marchionne: ci vuol far credere che è questo lo spirito della Leopolda?”. No, è il leader dalle mille trasformazioni.
L’ha scritto anche, nel 2013, in un suo libro “Qualcuno ci giudicherà. La sfida per il cambiamento dell’Italia”; fece chiarezza in quella occasione cercando di rompere l’ondata di entusiasmo che animava i sostenitori di Renzi e mettendo in luce una semplice distinzione necessaria in politica. Una cosa è la mediazione, ben altra il compromesso. Una cosa è la strategia di mediazione, il modo democratico, altra è il peso del compromesso che soverchia la mediazione. E che ne sarà mai del vento del rinnovamento se il compromesso è giustificato con la scusa della mediazione e della nuova spinta democratica? Quello che probabilmente è stato delle riforme.
Il patto del nazareno, l’alleanza con Berlusconi, sancì la rottura definitiva fra i due che si ritrovarono addirittura antagonisti alle ultime primarie per la segreteria del Pd. E cominciarono le votazioni in dissenso col gruppo. “Un governo avrà la mia fiducia quando potrà fare tutto alla luce del sole: senza nessun patto del Nazareno, senza nessun Verdini nell’ombra. Perché se non capisco nulla io che sono un deputato, figuriamoci come possano darci ancora la fiducia gli elettori. Cambiamento, rottamazione, spazziamo via tutto: era questo il nostro spirito, abbiamo cominciato così, per ribaltare tutto e mandare tutta la vecchia generazione a casa. Ma poi… Alleanze, patti, segreti. In Parlamento ci sono già quelli che pensano al “dopo Renzi”, erano quelli che venivano prima di Renzi e che si preparano a rifarsi! Insomma vecchia politica…”.
Il grande arcipelago della sinistra europea è in fermento. Da Podemos a Syriza: le nuove facce della sinistra europea, quella degli appena quarantenni, quella di Pablo Iglesias e Tsipras in maniera veloce, quasi una vera rivoluzione, una generazione unita a sinistra (i deputati di Podemos al parlamento di Strasburgo fanno parte del gruppo del Gue, insieme ad Alexis Tsipras, alla Linke tedesca, alla nostra Altra Europa).
Dopo la vittoria di Tsipras in Grecia, infatti, alle scorse amministrative e regionali in Spagna, Podemos ha conquistato Barcellona con il candidato sindaco Ada Colau che ha vinto sul candidato nazionalista catalano Xavier Trias. Anche a Madrid si è infuocata la nuova socialdemocrazia rivoluzionaria: Podemos grazie all’alleanza con il Partito Socialista ha conquistato la capitale con l’ex giudice Manuela Carmena, ridimensionando il grande Partito Popolare dopo 24 anni di dominio.
I Popolari hanno perso il controllo anche di Valencia, Siviglia, Saragozza, Cadice e Palma di Maiorca. Delle 10 principali città spagnole, hanno mantenuto la guida solamente di Malaga e Murcia. Sono i socialdemocratici più appassionati dell’Europa questi indignados organizzati, capeggiati da un giovane trentasettenne, che al grido di “se puede” si affiancano a Tsipras.
Manca la sponda italiana. Generazionalmente Renzi è con loro, ma la sua politica viene considerata tutt’altro che di sinistra. Anzi. Iglesias ha definito l’azione politica di Renzi una mera facciata di belle parole che mortifica i lavoratori. Vecchia politica con la faccia giovane che lavora sotterraneamente a favore dei poteri forti. E in Italia, allora? C’è Landini con la sua Coesione sociale, ed ecco nascere Possibile, una sinistra pronta al dialogo con movimenti, partiti, associazioni, sindacati, dalla Camusso a Vendola. Ma senza escludere i Cinque Stelle, pronto a battaglie comuni.
Civati intende tentare il complesso esperimento spagnolo: logoramento dei partiti tradizionali della sinistra, crollo del bipartitismo. Sfruttare il vento del cambiamento che spira in Spagna, linee programmatiche che esercitano grossa pressione sulla solidità dei poteri delle banche e delle multinazionali, dei poteri finanzial-capitalistici, un partito snello che organizza anche una sorta di crowdfunding per reperire fondi a sostegno delle campagne elettorali. Un “prestito” chiesto agli elettori, ai simpatizzanti, ai sostenitori da restituire e saldare con i fondi pubblici, solo qualora il partito abbia ottenuto ruolo istituzionale. Meccanismi che hanno fruttato moltissime adesioni in Spagna. Dove la partecipazione democratica è condivisione, dove un partito e il suo movimento lo fanno davvero in fieri tutti quelli che vi partecipano.
Possibile, sì, come Podemos. “Davide che vince contro Golia” come lo slogan di Ada Colao neo sindaco di Barcellona. Una sfida a sinistra. L’ennesima della storia della gauche italiana. La necessità è che si accorcino i tempi del “giudizio politico”, che non siano i canonici venti anni. I lunghi venti anni di carisma del grande leader…














