di Giuseppe Mazzella
La terza Repubblica sembra aver paura delle ideologie. Non ci sono più i socialisti o i comunisti, ma i democratici. Come dire tutti e nessuno. Oggi il consenso si cerca parlando di Austerità, Emergenza, Liberismo. E sotto le parole, niente.
Ci sono parole fortunate o sfortunate che finiscono per caratterizzare un’epoca fino ad “abusare” completamente del loro uso ed a stravolgerne il significato. Negli anni ‘ 60 e per oltre vent’anni la parola più usata ed abusata in politica fu ” Programmazione” fino a ridicolizzarla. Si facevano studi e programmi su tutto e sembrava che si stesse costruendo il ” paradiso dell’ Eden” in Italia tanto che alla fine un fine politico come Amintore Fanfani definì la ” Politica di Programmazione Economica con il famoso ” Progetto ‘ 80″ di Giorgio Ruffolo un ” libro dei sogni”. Questo “ libro dei sogni” si “ estendeva” ovunque: Piani Regolatori Generali, Patti Territoriali, Piani di Settore, Progetto Speciale numero 3 della Cassa per il Mezzogiorno, il “ Regno del possibile” di Pomicino ”, il Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Napoli etc.. Tanto per citare qualcosa.
Oggi la parola più usata ed abusata, messa ovunque, è ” Austerità” o l’ inglese ” Austerity” per dire che bisogna contenere la spesa pubblica, che si è abusato dello ” Stato Sociale”, che bisogna ” tagliare” la spesa sanitaria, la spesa per gli enti locali, la spesa del personale della Pubblica Amministrazione, la spesa per i trasporti pubblici, la spesa per i servizi all’ infanzia, la spesa per le pensioni e chi più ne ha più ne metta.
Così le ideologie – che si dice che il XXI secolo ha reso ” obsolete” – si sono adattate. Gli schieramenti politici si dividono tra chi è contro l’ “Austerità” e che invece è a favore e così la ” sinistra” non propaganda più il “socialismo” o il “comunismo” non definisce nemmeno più se stessa come ” socialista” o ” comunista” ( utilizza l’ aggettivo indistinto di “ democratico” il più banale quello comune a tutti!) ma si dichiara soprattutto contro l’ ” austerità” e le ” politiche liberiste” come se l’essere “Contro” bastasse a definire una identità e a definire” Per che cosa” si vuole chiedere il consenso dei cittadini. 
E’ invece chiaro che un limite alla spesa pubblica bisogna darlo, che per raggiungere un miglior livello sociale occorre una politica di redistribuzione del reddito e che è proprio opportuna e necessaria una seria ” Politica di Programmazione Economica” che faccia sintesi o compromesso tra ” liberalismo” e ” socialismo”: due Parole Nobili che spesso sono state deturpate da una rozza propaganda che ha distrutto in Italia una ” vera” Destra ed una ” vera” Sinistra portando al disgusto totale della politica-politicume.
“ Austerità” qui da noi? Scrivo dall’isola d’Ischia, l’ “isola verde”, la più grande del Golfo di Napoli. Sei Comuni (che non si decide che debbono essere uno solo per democrazia ed efficienza) che hanno complessivamente 255 dipendenti escluso il Consorzio Cisi/Evi che ne ha 78. Non si possono fare nuove assunzioni oppure non si vogliono fare. E come si fa a “ progettare” in una situazione del genere? Come si fa a progettare un “ polo museale” dell’ isola per un “ turismo culturale” di 12 mesi all’anno? Come organizzare un “Ufficio Amministrativo per l’Europa” capace di progettare il futuro?
Qui da noi nasce l’altra parola fortunata: Emergenza. Ogni anno c’è “ emergenza” tanto che abbiamo fatto l’ abitudine al provvisorio, al precario, ai “ provvedimenti tampone”, ed alla fine abbiamo accettato la filosofia di vita italiana: nulla qui è più definitivo del provvisorio. In fondo siamo assolutamente napoletani.








