di Mino Cucciniello
Era il salotto buono della città. Come dire via della Spiga o via Monte Napoleone a Milano, via Condotti a Roma. Il quadrilatero della moda e dello shopping: Santa Caterina a Chiaia, via Filangieri, piazza dei Martiri, via dei Mille, C’era una volta…
Una volta quando si tornava dalle lunghe villeggiature e ci si inoltrava per le vie dello shopping cittadino, la prima cosa che balzava agli occhi era la quantità di negozi ancora chiusi: lavori in corso per dare una nuovo look, per affrontare la nuova stagione invernale con qualche novità e qualche sorpresa. Oggi, purtroppo, tutto questo non accade più. O meglio, si trovano ancora molte saracinesche abbassate ma per un’altra ragione. Negozi che non riapriranno più, la fine di una attività, di una impresa commerciale. E pervade un senso di tristezza.
Santa Caterina a Chiaia, via Filangieri, piazza dei Martiri, via dei Mille, quello che una volta era il salotto buono della città, tutti quei negozi eleganti che con la loro merce ricercata e raffinata richiamavano negli anni 50/60 e 70 una clientela selezionata ed esigente.
Oggi ne sono restati ben pochi. Tra questi c’è la Maglieria Luigi De Simone in piazza Santa Caterina a Chiaia, che solo grazie all’amore del proprio lavoro ed alla grande professionalità di Teresa ed Anna De Simone resta un riferimento per quante desiderano comprare della ottima lana o della biancheria.
Altro negozio storico che apre nella stessa piazza è Eddy Monetti, la grande firma napoletana, conosciuta in tutto il mondo, che inizialmente aveva solo un locale, poi pian piano inglobò prima i due locali che fungevano da sportelli della compagnia del gas e poi ancora il negozio della pellicceria Mele che prima ancora era stata la sede di Peppino Attardi un grande coiffeur di quegli anni al quale si affidavano tante signore della Napoli bene. Basti pensare, ad esempio, che in occasione delle inaugurazioni delle stagioni liriche del San Carlo, Attardi era costretto a dedicarsi per quella giornata solo alle clienti che avrebbero partecipato alla prima e fra queste c’erano addirittura delle signore che, perfettamente organizzate con consegna abito, autista e quant’altro potesse servire, optavano di uscire dal salone di bellezza già in abito da sera per recarsi direttamente all’opera dopo essere state sapientemente pettinate e truccate dalla mitica Marietta. Altri tempi, un’altra Napoli. Ultimo negozio sopravvissuto, sebbene presente da solo trentacinque anni (si insediò nel locale che era precedentemente occupato da Fragano cornici) è Gigi De Simone che con le sue preziosissime creazioni esposte in vetrina incanta i tanti passanti. Non ci sono più Maffei, Pistola ed Angelo Marino.
Ma è cambiato proprio il volto della piazza. Manca, soprattutto, il parcheggio gestito dall’Aci proprio innanzi alla chiesa di Santa Caterina, come manca l’altro piccolo spazio riservato alle auto proprio innanzi ai Gradini D’Andrea (tra Vuitton e Fay). La sosta delle macchine in questi spazi certamente deturpava l’aspetto estetico della zona però era comodissima alle tante signore che una volta giunte in centro potevano recarsi a fare shopping o, magari, solo per ammirare le vetrine: i napoletani purtroppo si sa sono “fraccomodi” e nonostante il salotto buono della città sia servito da alcuni grandi garage, questi non sempre vengono utilizzati perché ritenuti scomodi e un po’ cari, sebbene i commercianti hanno stipulato delle convenzioni con le autorimesse proprio per agevolare i loro clienti. Quindi uno dei problema della zona resta il parcheggio.
Anche via Filangieri è tutta un’altra: sono pochissimi i negozi di una volta, tra questi, quello di Mario Portolano ( diretto dalla figlia Mara) offre sempre il meglio alla sua affezionata clientela anche se non c’è più il reparto tessuti. Una volta c’erano La Femme Chic, Reggio, De Martino ormai negozi che vivono solo nei ricordi. Tra questi negozi c’erano, tra gli altri, la salumeria Corcione, l’elegante Adriano Adriani, uno dei tre negozi Carmagnola ed il mitico Sagan di Bruno Acampora ma portato al successo da Valeria Santaniello che assortì il negozio con i primi capi firmati dai giovanissimi Armani e Versace.
Sempre sul lato destro di via Filangieri gli unici “superstiti” sono Buonanno e Nappi. Hanno chiuso Vogue, la gioielleria Starace, la pellicceria Bernasconi, il mobilificio Petrì, Noemi, De Pasquale calzature, Mim, Magnifique (che si è trasferito difronte), Sistema Uno (ora è in piazza San Pasquale), la Maison Suisse e l’atelier di Fausto Sarli con il grande show room al primo piano di palazzo Mannajuolo, un salotto molto ricercato, dove ogni pomeriggio alle ore 17 veniva servito il canonico thè alle signore che si intrattenevano ad ammirare le ultime creazioni: piccole grandi sfilate, in passerella splendide mannequin.
Anche dall’altro lato della strada venendo sempre da piazza Santa Caterina dei vecchi negozi sono rimasti solo Lucienne, Argenio, Buonfantino e De Nobile. Non ci sono più Tisci, Lola, Farina, Celestino ( ora è in via Morelli), il mobilificio Iorio, Pappagallo, il salone Dommarco, Gabriella Spatarella (altro importante riferimento per chi volesse essere elegante e ricercata) ed a seguire Vollaro, Lady, Peter Pan, Cini, l’elegantissimo London House ed infine dove oggi c’è Pinko borse c’era Marino donna. Una strage.
Tutti questi splendidi negozi iniziarono a chiudere quando i proprietari degli immobili cominciarono a chiedere fitti sempre più esorbitanti ed a loro posto sono subentrate una dopo l’altra grandi griffe internazionali come: Bulgari, Montblanc, Damiani, Hermes, Furla, Fendi e Prada che pur dando prestigio alla strada nello stesso tempo l’hanno privata della sua classica imprenditoria napoletana. Una volta c’erano “piccoli negozi” che sebbene non economici, la zona non è mai stata a buon mercato, trattavano articoli, comunque, più alla portata di tutti al contrario degli attuali che hanno solo articoli lussuosi, cari che non rientrano nella quotidianità soprattutto in questi anni di crisi. Risultato? Questa realtà di grandi griffe internazionali ha stravolto l’abituale clientela della zona che si è vista costretta a dirottare in altre zone (magari il Vomero) per i loro acquisti. Per fortuna nelle stradine adiacenti c’è tutto un fiorire di originali ed eleganti negozi che mantengono alta la tradizione e l’eleganza tutta napoletana.
Un completo stravolgimento ha subito anche via dei Mille dove lato Banco Napoli è rimasta solo la gioielleria Monetti. Non ci sono più Frette, Angelo Marino (oggi in via Morelli e condotto alla grande da Walter), Candida Tupini, Radice, Magno, Hass, Baghetti ed il prestigioso Marcello Rubinacci uno dei più bei negozi che ci siano mai stati a Napoli. Ed ancora sono scomparsi Cappelli arredamento, Valletta e la libreria Machiavelli. Sul lato opposto oltre alle due farmacie sono rimasti solo Eddy Monetti uomo, Coppola, Amedeo Novelli, Carannante, la Tienda (che però da quando è finita la proprietaria Maria D’Auria, ha eliminato i tessuti per dare spazio solo alla bijoutterie), D’Aria e Paskal. Hanno chiuso Domus, Monachese con la sua porticina rossa, la libreria Deperro tanto cara agli abitanti della zona, Blasi, Scala, la gioielleria Rocca, il bar Marino, il coiffeur Cerenza, l’altra Carmagnola, Paolo Vittoria (il primo a proporre un prodotto giovanile e sportivo a prezzi più contenuti), Singer, Cacace (oggi è in via Cavallerizza), Upim ed il famoso Dominique negozio di grande tendenza negli anni della moda geometrica. Quando questo negozio chiuse al suo posto si aprì la profumeria Pepino che ben presto divenne un accogliente salotto grazie alle sue proprietarie.
Infine ad angolo con via Carducci c’era Elettronica Meridionale. Anche in questa strada questi negozi di tradizione sono stati rimpiazzati da grandi firme ad iniziare da Pinko, Falconeri, Fratelli Rossetti, Boss, Cucinelli, Trussardi e Burberry (esperienza poco fortunata: ha già chiuso) ed altri ancora oltre a degli istituti bancari a palazzo Leonetti. Questo storico edificio insieme agli altri palazzi che si affacciano su via dei Mille sino ad una ventina di anni fa erano tutti abitati da antiche famiglie per generazioni residenti del quartiere Chiaia. Oggi questi palazzi storici sono diventati uffici (o sono sfitti e di conseguenza all’orario di chiusura degli uffici la strada diventa assai poco frequentata, un triste deserto senz’anima e senza vita.
Se a questi fattori si aggiunge la concorrenza dei vari centri commerciali si può immaginare ben facilmente la grande crisi che vive il terziario nella zona elegante della città. Con molto dinamismo ed impegno il Consorzio Chiaia si industria per organizzare manifestazioni ed eventi, ma di certo da solo non può bastare. Occorrerebbe un fitto calendario di iniziative e di mostre al Pan o a Villa Pignatelli e, perché, no si potrebbe recuperare palazzo D’Avalos come museo: un polo artistico culturale (più shopping di qualità) che potrebbe attirare molti turisti (soprattutto quelli che arrivano con le navi da crociera che non vanno oltre via Toledo e ai Decumani). Bisogna, insomma, ridare vita e nuove prospettive al salotto buono della città. E ridare impulso all’imprenditoria napoletana.
















Ho letto con malinconia questo articolo che mi parla delle strade che ben conosco e che mi riporta alla mia gioventù’ ,i cambiamenti nel corso degli anni sono naturali e non riguardano solo Napoli, ma questo somiglia di più’ ad una distruzione programmata del centro delle nostre citta’ a favore di mega centri commerciali all’americana e allora che ben vengano questi centri ma non distruggiamo il centro che e’ il cuore di tutte le citta’d’Italia e questo puo’ farlo solo una politica corretta ma corretta e’ una parola troppo pulita per la “POLITICA”
Analisi corretta e acuta che condivido. Tengo solo a precisare che la via di accesso alla zona è via Domenico Morelli dove esercitiamo l’attività di Profumeria dal 1905. La strada è stata penalizzata da tanti provvedimenti di limitazione del traffico. Il più devastante è stato la ZTL del mare che durata più di un anno ha impedito alla clientela naturale della zona proveniente dalla zona collinare di raggiungere la stessa.
Cerchiamo di resistere ma non sappiamo fino a quando riusciremo a offrire i nostri servizi alla nostra clientela che ringraziamo per le dimostrazioni di solidarietà e stima di cui ci onorano.
Nicola Ostuni
Ho sempre pensato che occupare i centri storici con uffici e studi vari, sottraendoli alla normale vita quotidiana, significasse farli morire. Togliere l’anima ai quartieri , è un grande errore. La stessa cosa succede anche nei bellissimi luoghi di villeggiatura. Vedi Sant’Angelo , di inverno muore, scappano tutti anche i pochi abitanti originari del luogo si sentono abbandonati. Riempiamo di nuovo i negozi con Salumerie, macellerie, pescherie, negozi di frutta e ortaggi con prodotti freschi e tipici,apriamo bar e ristorantini e pizzerie. apriamo forni con pane caldo appena sfornato.Affittiamo le case a famiglie giovani con figli piccoli con prezzi adeguati. Allora si che i tutto avrà un senso e una vita nuova. E BASTA CON QUESTE PEZZE CHE CI SOFFOCANO E CHE ORMAI ACQUISTIAMO SFOGLIANDO LE MIGLIAIA DI OFFERTE SU INTERNET. RIDIAMO VITA A TUTTE LE NOSTRE BELLE E GUSTOSE ATTIVITA’.
in piazza dei Martiri e dintorni non più la Perugina, nè Vogel (in via Calabritto), nè Rocco Morabito, nè più la mia gioventù
Un vero disastro questa desertificazione…. Agli aumenti degli affitti si sono aggiunte le ZTL: una scelta demagogica, demenziale e al tempo stesso prepotente, da satrapo, una scelta fatta da settentrionali chiamati da qualcuno a gestire la nostra toponomastica… Quando è che andremo a ribellarci?