di Gerardo Mazziotti
Antonio Bassolino si candida alle Primarie e si ricandida alla guida della città. Ma si può rimettere questa città nelle mani del maggior responsabile del suo degrado ? No. Mille volte no
La limitazione di due mandati ai sindaci, ai presidenti di provincia e di regione, prevista dalla legge 81 del 25 marzo 1993, obbedisce al preciso scopo di evitare “ pericolose incrostazioni di potere nelle mani di una stessa persona “.
Sono le parole pronunciate da Carlo Azeglio Ciampi, presidente del Consiglio quando la legge venne promulgata. In altri termini, il mandato a un soggetto di forte legittimazione ( in quanto popolare) e di vasti poteri ( definizione del numero degli assessorati e nomina degli assessori di sua fiducia anche al di fuori del consiglio comunale) non deve indurlo ad affezionarsi al potere ma, al contrario, deve stimolarlo a fare presto e bene. Del resto dieci anni sono oggettivamente più che sufficienti per gestire la cosa pubblica nel superiore interesse delle comunità comunali, provinciali e regionali. Ricordo che il mitico Nicola Amore è stato sindaco di Napoli per soli quattro anni, alla fine dell’Ottocento, un periodo molto breve che gli è stato tuttavia sufficiente per lasciare di sé un ricordo incancellabile, tant’è che ha costituito il modello di paragone per tutti i primi cittadini che sono venuti dopo di lui.
Va detto che queste preoccupazioni non le hanno avute gli italiani del postfascismo visto che il comunista Giuseppe Dozza è stato eletto cinque volte consecutive per amministrare la rossa Bologna, dal 1945 fino al 1966: 21 anni di una amministrazione esemplare, che il Pci ha sempre magnificata come paradigmatica. E non hanno avuta alcuna preoccupazione sulla eccessiva durata dei sindaci nemmeno i francesi. Infatti, Chaban Delmas è stato sindaco socialista di Bordeaux per 50 anni consecutivi, dal 1947 al 1995 e,nel contempo, premier e più volte ministro. Come il suo compagno Gaston Defferre, sindaco di Marsiglia, che ha occupato la poltrona di primo cittadino per 44 anni, dal 1944 fino alla morte avvenuta nel 1986, ed è stato ministro nei vari governi di quegli anni. Ma si tratta di casi, non sempre positivi, che, anche in Francia, hanno deciso di non ripetere.
E hanno posto il limite di due mandati. Il guaio è che, pur ispirata al modello americano (l’inquilino della Casa Bianca può dimorarvi al massimo per otto anni, due mandati di quattro anni ), la legge 81/1993 contiene la puntualizzazione “ due mandati consecutivi”, suggerita dalla furbizia italica per vanificarne la ratio. Infatti, gli “interpreti” della legge ritengono che dopo due mandati “consecutivi” un cittadino può ricandidarsi a sindaco e a presidente di provincia e di regione dopo una interruzione. Se ne sono avvalsi centinaia di ex sindaci che, in tal modo, lo sono diventati a vita.
E intende avvalersene Antonio Bassolino, convinto che “nella sua città è imbattibile”. Perciò pensa di ricandidarsi alla poltrona più alta di palazzo San Giacomo, dove è stato seduto per sette anni, dal 1993 fino al 2000, quando decise di andare a fare il presidente della regione Campania. “Fare il sindaco di Napoli è il più bel lavoro del mondo, meglio che fare il primo ministro” ha detto ai suoi sostenitori convenuti nel teatro Sannazzaro. Sarà anche vero. Per il signor Bassolino.
Ma non certo per la nostra città che ha visto il famoso “rinascimento napoletano” sommerso sotto un montagna di monnezza e che ha visto la Villa comunale stravolta da una ristrutturazione demenziale che l’ha trasformata in una LasVegas alle vongole e che ha visto la promessa Città delle Meraviglie di Bagnoli fallire miseramente in un guazzabuglio dal quale sarà difficile uscire e che ha visto il centro storico cittadino patrimonio Unesco dell’umanità degradare progressivamente e che ha visto la Mostra d’Oltremare ridursi in una fiera paesana e che ha visto la camorra spadroneggiare fino a diventare “ l’unica cosa che funziona a Napoli”, secondo lo storico Francesco Barbagallo, e che, infine, ha visto la sua “qualità della vita” diminuire giorno dopo giorno fino ad essere classificata tra le meno vivibili del paese. Si può rimettere questa città nelle mani del maggior responsabile del suo degrado ? No. Mille volte no.










