di Gerardo Mazziotti
La Corte Costituzionale ha il compito di “giudicare sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge dello Stato e delle Regioni”. Un compito che rende l’Italia un paese “ a sovranità limitata”
Siamo in molti a ritenere che il Parlamento italiano, formato da 630 deputati e da 315 senatori eletti dal popolo sovrano in libere elezioni democratiche, da cinque personalità della cultura, della scienza e dell’arte nominati senatori a vita e ,infine, dagli ex presidenti della Repubblica, è in grado di emanare leggi pienamente rispettose dei principi costituzionali.
E quando non lo sono per una qualsiasi ragione è il presidente della Repubblica che lo rileva, non le firma e le rimanda alle Camere. Lo ha ribadito il presidente Sergio Mattarella per spiegare la sua estraneità alla legge sulle unioni civili in discussione in Parlamento “ Il mio compito è di verificare che sia rispettosa della Costituzione e non quello di schierarmi a favore o contro”.
Siamo convinti che i giudici della Consulta debbano giudicare solamente sui “ conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e sulla accuse al presidente della Repubblica e ai Ministri”. Basta citare alcuni episodi per dimostrare la necessità di sottrarre alla Consulta questo compito.
1) Convinti che la vittoria di Berlusconi alle elezioni del 1994 fosse dovuta alla sue televisioni le Sinistre inopinatamente sconfitte (non se l’immaginavano ) promossero un referendum per sapere dal popolo sovrano se fosse giusto che un privato cittadino possedesse tre reti televisive. E il 12 giugno 1995 la maggioranza degli italiani risposero si. Un responso che non piacque alla Consulta che si affrettò a sentenziare che una delle tre reti di Berlusconi, Rete 4, dovesse andare sul satellite. Il che poi non accadde per un insieme di ragioni. Ma resta la inaudita prevaricazione della sovranità popolare;
2) Rifacendosi alle leggi europee il Parlamento approvò la legge numero 140 del 20 giugno 2003, nota come Lodo Schifani, e cinque anni dopo approvò la legge numero 124 del 23 luglio 2008, nota come lodo Alfano, che sospendevano le vicende giudiziarie del presidente del Consiglio e dei ministri per essere riprese alla cessazione dalle cariche. Leggi firmate dal presidente della Repubblica. Ma la Consulta le bocciò tutt’e due perché, secondo gli Alti Giudici, violavano l’articolo 3 della Costituzione sulla uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge ;
3) Nel 2005 il Parlamento approvò la legge numero 270 del 21 dicembre 2005 che assegnava un premio alla coalizione che avesse ottenuto la maggioranza dei voti. Una legge firmata dal presidente della Repubblica perché ritenuta rispettosa della Costituzione ma definita, chissà mai perché, Porcellum. Forse perché, avendo abolito i voti di preferenza, i parlamentari venivano “nominati” e “ non eletti”. Ma la Consulta si accorse della sua presunta incostituzionalità (è bene evidenziare che la Costituzione non si occupa di leggi elettorali ) solo il 16 gennaio 2014 dopo che con questa legge l’ Ulivo di Romano Prodi aveva vinto le elezione del 2006, il PdL di Silvio Berlusconi quelle del 2008 e il Pd di Pier Luigi Bersani quelle del febbraio 2013.
Rebus sic stantibus la nuova Consulta, da ridurre a 7 giudici nominati 2 ciascuno dalle Supreme Magistrature, dal Consiglio Nazionale degli Avvocati e dalla Conferenza dei Rettori e uno dal Presidente della Repubblica con funzione di presidente, non deve più occuparsi della costituzionalità delle leggi. Bisogna ridare al Parlamento e al Presidente della Repubblica la loro piena sovranità.










