Lidio Aramu

Lidio Aramu

Si è occupato sostanzialmente di agricoltura e di marketing agronomico, ha collaborato con quotidiani e periodici. Ha scritto tre libri

Il Rione oltre la Grotta

di Lidio Aramu

Fuorigrotta. Basta evocare il toponimo e la mente va immediatamente allo stadio San Paolo ed alla Mostra d’Oltremare. Il primo rappresenta l’alfa e l’omega della napoletanità per molti partenopei, l’altro un vuoto contenitore calato in un grande spazio verde, testimonianza di un’antica illusione. Ma il rione oltre la grotta è anche singolarità della morfologia dei luoghi, accesso alla terra dei Miti dei Campi Ardenti e a quel che resta dell’abbaglio nittiano di una Napoli industriale

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Luoghi simbolo che contribuiscono al rilevamento di un’identità riconoscibile. Un’identità fatta di caratteri sociali e comunitari che discendono dalla presenza del grande complesso siderurgico e dalla destinazione funzionale data negli anni tra le due guerre al territorio ove la costruzione di case operaie, popolari e per la piccola e media borghesia impiegatizia caratterizzava l’uso sociale dell’utilizzo dei suoli.

Ai luoghi simbolo si affiancano spesso e, a volte, si sovrappongono i luoghi della memoria. Spazi vissuti nei quali s’innestano i ricordi personali, quinta scenica dei nostri ricordi personali e degli stati d’animo vissuti in quei momenti. Non dobbiamo fare sforzi per riconoscerli perché essi irrompono nella nostra immaginazione sollecitando nell’anima vibrazioni non comuni, facendoci rivivere, seppur nella dimensione dei ricordi, momenti indimenticati della nostra esistenza.

Lidio Aramu

Lidio Aramu

Suggestioni ed emozioni che provo ogni qualvolta il mio sguardo si posa sui rioni di case popolari che demarcano la trama stradale di Fuorigrotta. Architetture che hanno il potere di farmi viaggiare a ritroso nel tempo riportandomi a quando appena adolescente presi ad esplorare il territorio che circondava la nuova abitazione concessa dall’Incis  al mio papà perché invalido di guerra, con moglie e quattro figli a carico e con uno sfratto esecutivo.

Rione Lauro - via Leopard

Rione Lauro – via Leopardi

 

Provenendo dal dedalo di vicoli dei quartieri spagnoli impattai in una realtà urbana per me impensabile a quel tempo, fatta di larghe e assolate strade ortogonali tra loro dove spiccavano gli allineamenti delle case “corporative” dei bancari, quelle dei dipendenti dell’acquedotto, dell’Atan (oggi Anm), degli impiegati civili e militari dello Stato.

Ma non tutte erano riconducibili a categorie del lavoro, altre, come le case ultra popolari ospitavano in gran parte sinistrati di guerra o, come nel caso del “Rione Lauro”, gli sfollati dalla zona dei Guantai Nuovi non toccata dalla ricostruzione fascista del centro direzionale della città e che diventò nei primi Anni ’50 oggetto di una feroce speculazione edilizia.

Rione Duca d'Aosta - via Leopardi

Rione Duca d’Aosta – via Leopardi

Ricordo ancora il mio stupore nel vedere nell’insieme dei fabbricati, la presenza di ampi spazi liberi e giardinetti di varie dimensioni con prati ed alberi d’alto fusto. Presenze fino a quel momento per me sconosciute.

Una storia, quella delle Case popolari di Fuorigrotta, che comincia nel 1914 con la costruzione di un primo nucleo di edifici del rione “Duca d’Aosta” su un suolo di circa 23 mila metri quadri compreso tra le vie Arlotta e Rossetti. La scarsità di uomini e materiali derivante dallo scoppio della “Grande Guerra” e l’insufficienza dei finanziamenti rallentarono oltre ogni limite immaginabile i lavori. Fu solo con l’avvento dell’Alto Commissario della Città e Provincia di Napoli (1925) e la disponibilità di nuovi fondi che consentirono il completamento del “Duca d’Aosta” che nel 1934 contava 1167 abitazioni per oltre 3.550 vani utilizzabili.

Rione Nicola Miraglia, ingresso - via G.B.Marino

Rione Nicola Miraglia, ingresso via G.B.Marino

Quello costruito a Fuorigrotta fu il primo di un vasto progetto che l’Istituto fascista autonomo per le case popolari, realizzò sull’intero territorio cittadino. Sorsero così il rione Nicola Miraglia a Fuorigrotta (progetto non completato a causa della Seconda guerra mondiale), il Duca degli Abruzzi a Sant’Erasmo, il Duca di Genova a Posillipo (piazza San Luigi), il Santa Caterina da Siena a Cariati, il Vittorio Emanuele III a Poggioreale, Il Maresciallo Armando Diaz all’Arenaccia, il Luigi Luzzatti a Gianturco…

Rione Nicola Miraglia

Rione Nicola Miraglia

Sul finire degli anni Trenta, l’Ifacp costruì accanto al rione Duca d’Aosta, secondo i criteri dell’edilizia rurale, 39 casette bi-familiari semi-rurali per 45 alloggi e 464 vani con orti da 500 mq e giardini. Questi edifici essenziali nelle loro linee architettoniche, ma comodi, decorosi erano destinati alle classi meno abbienti.

Con tale tipologia abitativa s’intendeva contrastare il fenomeno dell’urbanesimo, l’espansione della città a macchia d’olio e, nel contempo, soddisfare le aspirazioni degli operai e degli altri lavoratori, aventi nelle proprie radici l’agricoltura, di tornare alla terra e produrre gli alimenti per la propria famiglia a loro tradizione. Di queste costruzioni, bombardate durante la guerra, ne restano soltanto due totalmente irriconoscibili, prive dell’orto ed alterate nella forma.

Rione Ina Casa La loggetta

Rione Ina Casa La loggetta

La tragica bufera della II guerra mondiale si allontanava lasciandosi alle spalle numerosi e drammatici strascichi. Tra questi, quello dell’alloggio era tra i più pressanti. Ancora una volta, grazie anche alla grande disponibilità di superfici libere, a soli sei anni dalla conclusione del conflitto, Iacp – che nel frattempo aveva perso la “F” – riprende le costruzioni urbanizzando ampie aree a via Consalvo e soprattutto andando a saturare quelle della lottizzazione fascista nella parte centrale del quartiere: viale di Augusto, via degli Scipioni, via Giulio Cesare, via Lepanto. Con la costruzione delle case ultrapopolari di via Campegna, cominciò l’urbanizzazione di Cavalleggeri Aosta destinata dal Piano regolatore del ’39 ad attrezzature sportive e militari. Negli stessi anni, tra Fuorigrotta e Soccavo, l’Iacp realizzava il quartiere Ina-Casa “La Loggetta”, considerato a quei tempi, la più felice tra le realizzazioni nel campo dell’edilizia popolare per la sua organicità di funzioni: oltre 750 alloggi e tutti i servizi sociali.

Rione Ina Casa La Loggetta

Rione Ina Casa La Loggetta

Alla metà degli anni ’60 le opere di edilizia popolare a Fuorigrotta potevano dirsi sostanzialmente concluse. Eppure, per me che continuavo ad esplorare il territorio, tante evidenze continuavano a raccontarmi storie dolorose di emarginazione e di inconcepibile promiscuità. Cavalleggeri Aosta, nonostante gli interventi di edilizia pubblica continuava ad ospitare ignobili ed antigieniche baracche occupate da senza tetto, mentre lungo il viale di Augusto, nella parte prossima all’ex Casa del Fascio – non ancora sede del commissariato di Polizia – nell’ex Albergo delle Masse (albergo costruito per ospitare i lavoratori in visita alla Triennale d’Oltremare) sopravvivevano in condizioni di esasperante degrado oltre 500 famiglie.

Case popolari Viale Augusto progettate da Luigi Cosenza

Case popolari Viale Augusto progettate da Luigi Cosenza

Gli edifici di edilizia popolare continuano a raccontarmi le storie di una Napoli che aveva una gran voglia di tornare ad essere protagonista del proprio destino, di buttare alle spalle gli anni duri e drammatici della guerra. Ed erano storie che noi ragazzi di quel tempo conoscevamo bene grazie alla fitta rete di relazioni che riuscivamo ad intessere a dispetto della scarsità dei poli di aggregazione sociale del quartiere: sei sale cinematografiche ove ogni domenica, in quattro di esse, si andava ad affollare due turni di partecipate “mattinate”, gli oratori delle parrocchie, il campetto di calcio degli Scolopi delle Scuole Pie ed i piazzali antistanti allo stadio San Paolo allora in costruzione.

Eravamo in tanti noi della generazione del dopoguerra e ci muovevamo come stormi di storni. I grandi gruppi si dividevano e si ricongiungevano per l’occasione del momento: un bagno nella baia di Trentaremi, un raid nell’esotico verde dell’Oltremare, un mini-campionato di calcio tra i rioni di case popolari. Era difficile restare da soli e, incredibilmente, non avevamo neanche facebook per rompere i muri della solitudine dell’anima.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un pensiero su “Il Rione oltre la Grotta

  1. gerardo mazziotti

    Anche secondo Bruno Zevi quelle erano le più belle case popolari italiane ( il grande portale del rione Miraglia ne è l’emblema), simili a quella che si costruivano a Roma e a Milano; la sciatteria è venuta dopo, con l’Ina-Casa e la Gescal ( salvo qualche raro episodio ).

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