Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi, 54 anni, giornalista, scrive di cronaca nera e giudiziaria per Il Mattino. Autore del volume "Napoli è servita" e coautore dei libri "Il Casalese", "Al mio Paese - Sette vizi, una sola Italia" e "Mafie". Dirige il sito della Federazione delle associazioni italiane antiracket la rivista online "Lineadiretta". Collabora come docente al Master di Giornalismo dell'Università Suor Orsola Benincasa.

Dacci oggi
il nostro morto quotidiano

di Giuseppe Crimaldi

E’ ancora troppo presto per dire se l’ultimo morto ammazzato a Napoli – un vigile urbano di 60 anni – sia l’ultima, l’ennesima vittima di una camorra spietata e inarrestabile. Forse dietro il suo omicidio c’è dell’altro, o forse no, ma questo importa solo a chi dovrà risolvere il giallo. Fatto sta che la spirale di violenza e l’ondata di sangue che continua a scorrere in città sembra non trovare più argini capaci di dar tregua e riparo allo tsunami

A Napoli si ammazza un giorno sì e l’altro pure. Con buona pace di chi – non senza colpevole ottimismo – continua a liquidare tutto andando a raccontare la favoletta dei “quattro parassiti, pidocchi” che infestano un tessuto fondamentalmente sano.

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Da qualche settimana ci hanno mandato l’Esercito, a Napoli. E non è cambiato niente: a riprova del fatto che non è militarizzando le strade dell’inciviltà che le si riporta in un contesto normale. Lo sanno tutti i bravi poliziotti, carabinieri, finanzieri, e soprattutto lo sanno i bravi magistrati costretti al silenzio dalla vulgata imposta dai soliti noti : qui nemmeno piazzando un carrarmato ad ogni angolo di piazza o vicolo che sia, nemmeno allora si riuscirebbe a stroncare lo scippo, la rapina, il furto in abitazione, l’incursione violenta di una baby gang, e tantomeno l’agguato mortale.

Ma di fronte a queste evidenze innegabili la cecità di una intera classe dirigente e di quanti avrebbero il dovere istituzionale (e prima ancora morale) di replicare almeno con uno sforzo di immaginazione – o se vogliamo con uno slancio di fantasia – è forse il male peggiore.

Ponticelli Agguato in strada, ucciso vigile urbano

Ponticelli, l’gguato mortale al vigile urbano

Lo dicono le statistiche: mentre nel resto d’Italia l’asticella che segna il trend degli omicidi si abbassa, qui da noi continua a salire. La camorra di strada, quella fatta di bande di lazzaroni che se ne vanno in giro con la pistola nella cintola dei pantaloni, è il volto nuovo e più mostruoso che sta lentamente uccidendo Napoli. Napoli, città nella quale – scomparsa l’aristocrazia – non restano che due interlocutori: i lazzaroni nati per delinquere e un ectoplasma di borghesia incapace di battere un colpo, di farsi notare, di seminare un germe di primavera civile, come pure e persino a Palermo avvenne dopo gli attentati a Falcone e Borsellino.

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Scampia

Ecco, se vogliamo questa è la nuova Questione Meridionale napoletana: una miscela di insipienza e d’incapacità, una indolenza sonnacchiosa che continua a consentire al proletariato meno alfabetizzato d’Italia e sempre più sprofondato negli abissi della sottocultura che si nutre di falsi modelli (Gomorra, i neomelodici, il guadagno immediato e facile, l’assenza di valori meritocratici, l’alibi della disoccupazione e la strafottenza che è nei geni di chi pretende il lavoro senza volerlo veramente) che sta per esplodere. Inutile domandarsi a chi convenga questo stato di cose.

E quante prodigiose carriere  – molte delle quali costruite proprio sulle barricate dell’antimafia di professione – si sgretolerebbero se davvero si facesse la lotta alle cosche. Catturare i latitanti, condannarli all’inferno del 41 bis o sequestrare un chilogrammo di cocaina non basta più. Perché per ogni spazio lasciato vuoto ci sarà la fila di giovani e giovanissimi lazzaroni pronti ad occuparlo. Sarà bene che qualcuno se ne faccia una ragione e lo capisca. Perché l’argine della diga sta per cedere, e quando succederà sarà troppo tardi per tutti.

 

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