Lidio Aramu

Lidio Aramu

Si è occupato sostanzialmente di agricoltura e di marketing agronomico, ha collaborato con quotidiani e periodici. Ha scritto tre libri

Le mani su Coroglio

di Lidio Aramu

La Pasqua, per i napoletani diversamente credenti, ha fatto registrare due miracoli: il ritorno dei turisti a Napoli e la riconquista del pontile di Bagnoli.

A gridarlo sono state due delle comunità più politicizzate del desertico panorama delle coscienze partenopee. Gli arancioni, che non sono i seguaci di Osho Rajneesh, hanno visto torme di turisti teutonici, albionici e nipponici aggirarsi trafelate tra i saloni e le sale dei palazzi storici e dei musei napoletani per poi rivederle, quasi che fosse una sorta di rito di ringraziamento al loro leader maximo, in pellegrinaggio sulla “Caracciolo Libberata”.

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Il lungomare devastato

A nessuno dei visionari di tale gruppo sociale è passato per la mente che forse l’affollamento del “Pantheon” de magistrisiano coincideva con l’esodo del lunedì dell’Angelo. Giorno in cui il proletariato ed il sotto proletariato urbano dei quartieri della cinta periferica e della città interna si spostano in massa verso l’incanto della linea di costa. Un esodo a costo zero che ogni anno, da tempo immemorabile, li conduce sul lungomare alla ricerca di orizzonti spaziosi, di caldo sole e di aria salso-iodica.
Ai corifei arancioni non è parso dunque vero e cianciando di riprese economiche e di elefantiasi dei flussi turistici – senza peraltro precisare le iniziative comunali che avrebbero dovuto attrarre tali masse, né i dati statistici a sostegno di tale amena teoria – hanno tentato di spacciare la loro allucinazione per un portentoso miracolo.
Anche l’opposizione di sua maestà, tra casatielli, pastiere e capocolli, sembra aver trangugiato qualche pezzo di “pane degli Dei”. Il variegato fronte duro e puro degli “antagonisti” del sindaco arancione millanta, infatti, una reconquista, non certo quella degli iberici regni moreschi e di Granada, ma del più modesto accesso al pontile di Bagnoli, residuato e testimonianza del fallimento drammatico dell’utopia industriale nittiana.

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L’Italsider

Frange del Pd accomunati nell’epica impresa ai “Fratelli d’Italia” – da non confondere con una loggia massonica – hanno, infatti, innalzato, al termine di una sorta di populistica gara, i loro peana per la riapertura di quell’avanzo industriale che molti politici vorrebbero, senza dar troppo nell’occhio, privatizzare. Magari cedendolo a qualche illuminato imprenditore di sinistra sì da completare quella lunga linea rossa che marca la privatizzazione dell’unica spiaggia frequentabile dai napoletani: dalla Città della Scienza di Vittorio Silvestrini, già consigliere regionale del Pci., all’Arenile dell’ex brigatista rosso Umberto Frenna.

lido coroglio

Lido Coroglio

Nulla di nuovo sotto il sole…. Già, nessuno scandalo. Le volpi, schegge di umanità che vivono in simbiosi mutualistica col potere, sguazzando nel deserto delle coscienze partenopee, sono al lavoro e, bisogna riconoscerlo, lo fanno anche bene utilizzando le armi di distrazione di massa. Le une con resurrezioni inesistenti, le altre con assalti a ectoplasmatiche Bastiglie.
In tanti ricordano le mani sulla città immortalate nel capolavoro di Francesco Rosi, ma quasi nessun napoletano sa o finge d’ignorare, che quel film – cambiati nel tempo situazioni e i protagonisti – non è ancora terminato.

Agli scempi, alle illegalità, ai ritardi che condizionano in negativo l’economia della città e la stessa qualità della vita dei partenopei, il professor Gerardo Mazziotti ha dedicato una parte consistente della sua esistenza.

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Gerardo Mazziotti

Un professore da trincea, non un ammuffito e saccente parruccone, che ha scritto pagine, pagine e ancora pagine di denunce puntuali e di articolate proposte. Basterebbe andare a leggere qualche capitolo del suo Bagnolineide o del Diario Napoletano per rendersi immediatamente conto delle tattiche e della strategia delle stramaledettissime volpi del deserto.
La loro tecnica di sopravvivenza più utilizzata consiste, come nel recente caso del pontile, nel sollevare polveroni su questioni irrilevanti per distrarre l’opinione pubblica dalla verità vera e continuare così indisturbate ad accumulare profitti economici ed elettorali e a gestire rendite di posizione.
Da circa un ventennio Mazziotti, mai domo, continua puntualmente a denunciare la sistematica violazione della legge numero 582 del 18 novembre 1996 che impone “ripristino della morfologia naturale della costa di Coroglio” attraverso la rimozione prioritaria della colmata a mare e alla contemporanea bonifica dei fondali marini.

211614208-32fedd25-e3b9-44f0-90b7-89fe011f880bEd invece si fa tanto rumore per il cigolio di un cancello… Le stesse volpi però si guardano bene dal chiedere ragione della mancata realizzazione dello splendido parco botanico, della bonifica mal fatta e del mancato abbattimento dei ruderi industriali di proprietà di Franco Caltagirone.
Risuonano ancora nel vento le accorate denunce di Antonio Parlato che da parlamentare di opposizione (quella vera) nel ‘92 denunciava la vendita a basso prezzo del suolo industriale dello stabilimento Cementir di Napoli-Bagnoli, “oggetto di precise mire edilizie che gli danno un valore enormemente superiore nella sicura ipotesi di un cambio di destinazione e con rischio enorme per la continuità occupazionale dei lavoratori…”
E nel vento sono anche le risposte o, forse chi lo sa, sono da ricercarsi nelle ragioni della mancata acquisizione da parte della BagnoliFutura dei suoli ex Cementir e delle sue rovine lasciate in piedi perché ricadenti nell’area destinata dalla Variante su Bagnoli alla realizzazione del grande parco verde.

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Il lido Pola

Ah! professore Mazziotti quante battaglie per la riqualificazione della Mostra d’Oltremare… mentre le volpi mentivano senza pudore, disegnando rilanci improbabili e prospettando fantascientifiche ricadute sull’economia sociale.
Cortine fumogene per mascherare le alienazioni di preziose parti del patrimonio strutturale dell’Oltremare o il loro stravolgimento: una parte dell’ex padiglione Aoi trasformata in un’officina Fiat, i suoli del settore economico ceduti negli anni alla Rai, al Banco di Napoli e ad un’azienda di precotti, e poi ancora l’Edenlandia, lo Zoo, Il Palazzo degli Uffici di Marcello Canino. E come non ricordare la distruzione delle Serre di Carlo Cocchia, stupendo esempio di architettura razionalista, decretata dal Commissario di Governo Zamberletti, l’abbandono dell’area dell’ex Cinodromo ed i 450 mila mq., oramai inesistenti, che dovevano servire agli ampliamenti dell’Oltremare.

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Le Serre botaniche della Mostra

E si potrebbe, leggendo i fatti ed i misfatti immortalati da Mazziotti nei suoi libri, continuare a parlar di Centro storico e di periferia, di monumenti e urbanistica.
Ma a Napoli (come nel resto del Paese) sono sempre in pochi a leggere e le minoranze illuminate non hanno un popolo su cui poter contare per fare massa critica. Del resto la cultura non è mai stata una “roba” di massa.
E poi cosa vuoi che interessi ai napoletani sempre più afflitti da un’ancestrale quanto insopportabile patologia che li soffoca nella camicia di Nesso del proprio particolare interesse. Ed alla quale tutt’al più essi rimediano con “na’ tazzulella e’ cafè cu ‘a sigaretta ‘a coppa pe’ nun verè – mentre le volpi del deserto – invece ‘e rà ‘na mano s’allisciano, se vattono, se magnano ‘a città”.

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4 pensieri su “Le mani su Coroglio

  1. Gian Franco Mascoli

    Condivido anche se non pienamente !! si legge sempre di ‘appartenenze’ , leggo del prof. Gerardo Mazziotti, dal mio punto di vista e da conoscitore dello stesso sia dal punto di vista professionale che da quello umano, devo dire, a onor del vero, che il mio ricordo non può essere ascritto a qualcosa di positivo e piacevole, molte parole, diversi scritti ………per altri, forse……………
    La mia visione di Bagnoli è quella di un luogo ‘immaginifico’ perché ‘immaginifico’ è il luogo, vorrei fosse concepito come spazio di cultura, scienza, ricerca, incontri anche di eventi sportivi di vario genere in mare, in terra e in cielo………….. luogo a cui approdare per vivere i dintorni e vivere quindi la nostra storia passata, trascorsa e presente, luogo dove vivere e far vivere quotidianamente i Napoletani e i loro ospiti in uno spirito di comunanza e di continua progettualità, un luogo aperto a tutte le culture di tutte le etnie e religioni, senza immaginare la prevalenza dell’una sull’altra !
    Naturalmente, per non essere completamente preda dell’onirico, si dovrebbe strutturare quell’immensa estensione di luogo e di tempo in spazi attrezzati, finalizzati e manutenuti a ciò che di tanto grande si vorrebbe fosse realizzato per far si che Napoli possa diventare veramente polo di attrazione internazionale di formazione mentale, di conoscenza, di educazione dell’animo, di capacità di giudizio, di partecipazione storica, di spiritualità, per poi tradursi in atti, pensieri e comportamenti concreti che si possano realizzare nel quotidiano di ciascuno.
    QUESTA E’ LA BAGNOLI FUTURA CHE VORREI !!!

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  2. Sandrina Segresti

    Caro Lidio, leggo sempre i tuoi articoli che sono di grande interesse
    Purtroppo io non conosco Bagnoli o perlomeno è cambiata dall’epoca
    della mia infanzia goduta a Napoli. ma il tuo articolo così chiaro e appassionato
    mi ha turbato per quante nefandezze ha subito questa splendida città.
    ed è vero come il napoletano reagisce con filosofia ad abusi e indifferenza
    che colpiscono il loro cuore. “na tazzulella e cafè in questa frase c’è tanta amarezza
    per non essere capiti. Grazie Lidio ti saluto con commozione!

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  3. umberto frenna

    Alla testata giornalistica “Il Napoletano”.
    Sono Umberto Frenna, richiamato dall’art. di un certo sig. Lidio Aramu quale”… dell’ex brigatista rosso Umberto Frenna”. Vorrei chiarire all’imbecille diffamatore “Lidio Aramu” che il sottoscritto è incensurato (fatta esclusione per una condanna con ammenda di 500mila vecchie lire, per schiamazzi notturni), mai avuto condanne per appartenenza alle “Brigate Rosse” né altro.

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  4. lidio aramu

    Non era nelle mie intenzioni diffamarla, effettivamente ho riportato una inesattezza in quanto lei non faceva parte delle Brigate Rosse ma era “considerato uno dei leader all´interno del coordinamento flegreo, a sua volta in relazione al collettivo operaio, studentesco, universitario».
    Come molti della sua generazione, intendeva combattere le differenze sociali, soprattutto dare dignità e sicurezza sul lavoro, poiché nell´Italsider morti e feriti erano diventati routine settimanale. «Non bisogna pensare a quegli anni come se appartenessero solo alle Brigate Rosse, c´erano giovani desiderosi di rivoluzione e di giustizia».
    Gli scontri violenti lo hanno portato in carcere più volte ma «non ho mai subito condanne per terrorismo, solo per associazione sovversiva, oggi ritenuta reato d´opinione e non più punibile». Complessivamente è rimasto in cella circa quattro anni («sono fiero del mio passato», dice), dove ha cercato di continuare l´attività rivoluzionaria discutendo con i carcerati comuni, interessati però più a far soldi alla svelta che alla rivoluzione marxista.”

    da Napoli la Repubblica.it del 12 marzo 2006

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