di Ottorino Gurgo –
Viviamo in una società globalizzata. E non c’è da stupirsi, allora, se gli eventi, le dispute, le controversie di un paese – specialmente se si tratta di un paese “guida” – si ripercuotano anche su altri paesi.
È accaduto anche in Italia dove è tutt’ora in atto una vivace polemica tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il leader di “Italia viva” Matteo Renzi il quale ha chiesto che Conte spieghi al Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica che ha il compito di vigilare sul l’operato dei servizi segreti, per quale ragione il ministro della giustizia americano Barr sia venuto in agosto in Italia e si sia incontrato non con il suo omologo italiano, ma con il capo del Dis, vale a dire dei nostri 007.
In realtà, mantenendo segreto questo incontro, Conte ha commesso una gaffe della quale, dopo le sollecitazioni di Renzi, sembra essersi reso conto e alla quale si sta ora impegnando a porre rimedio. D’altra parte è ormai a tutti noto che la missione di Barr fosse volta ad ottenere l’appoggio del nostro paese nella vicenda del cosiddetto “Russia fate” vale a dire l’inchiesta giudiziaria sulle pretese ingerenze russe in favore di Trump, nelle elezioni americane del 2016.
L’episodio, tenendo anche presente che il voto americano è previsto tra un anno soltanto (cioè nel novembre 2020), crea le premesse di un contrasto all’interno della coalizione di governo che potrebbe renderne ulteriormente tumultuosa la già incerta navigazione.
È certamente vero che l’incontro tra il ministro della giustizia Usa e il capo dei nostri servizi segreti si è svolto nel mese di agosto, quando una diversa coalizione era al governo e la “riservatezza” di Conte trovava ampia copertura in Matteo Salvini che in quel governo aveva un ruolo determinante è che condivideva le scelte e la politica di Trump.
Va, inoltre, comunque detto, ad onore del vero, che non crediamo che Conte abbia voluto mettersi al servizio di Trump. Più che favorire Trump, il nostro presidente del Consiglio ha voluto assecondare la richiesta dell’establishment americano.
Renzi, libero da vincoli di governo, segue una linea diversa che può essere considerata alternativa a quella di Trump e della presidenza americana. Il suo punto di riferimento, infatti, è Barack Obama, l’ex presidente fortemente impegnato nella lotta contro la riconferma di Trump e a tale lotta il leader di “Italia viva” è intenzionato a fornire tutto il suo appoggio per quel che potrà servire.
Così alle notevoli divergenze che caratterizzano il rapporto tra le forze politiche è ora destinato ad aggiungersi quello relativo al l’atteggiamento da assumere nelle prossime elezioni americane.










