di Ottorino Gurgo
Due importanti scadenze sono in programma per il prossimo settembre: la tornata elettorale regionale e il dibattito parlamentare sull’adesione o meno al Mes, il fondo salva Stati europeo. Si giocherà su questi due temi e sui risultati che ne scaturiranno, il futuro della vita politica del nostro paese. Ma si tratterà di una partita in qualche misura anomala rispetto ad altre analoghe giocate in passato poiché ad esserne protagonisti non saranno tanto i partiti quanto i loro rispettivi leader.
Con il trascorrere del tempo, infatti, le forze politiche che, in quanto tali, prive di un supporto ideologico, hanno perso sostanzialmente la capacità di indirizzo che è andata, invece, sempre più accentrandosi nelle mani dei leader.
Il duplice appuntamento settembrino si presenta così come uno scontro soprattutto tra due personaggi: Salvini, che capeggia l’attuale opposizione, e il presidente del Consiglio Conte. Ma molti altri scontri sono in corso all’interno dei due schieramenti e dovranno risolversi nel prossimo.
Nel centrodestra si dovrà decidere se a dettare la linea politica dovrà essere (cosa improbabile) Silvio Berlusconi è si dovrà stabilire chi prevarrà nella disputa, latente, ma non per questo meno aspra, tra Salvini e la Meloni e chi tra i due, in caso di vittoria del centrodestra alle prossime elezioni politiche dovrà essere considerato il candidato alla guida del governo.
Salvini ha tenuto a precisare, recentemente, di essere lui l’uomo guida della coalizione Lega-Fratelli d’Italia-Forza Italia, ricordando la regola non scritta secondo cui la leadership di una alleanza spetta all’esponente del partito che ottiene il numero più elevato di consensi. Ma la scalpitante Meloni non sembra disposta ad aderire alla “pretesa” del capo della Lega.
Non meno palese è l’esistenza di rivalità nello schieramento opposto. Non a caso nel Pd aumenta il numero di quanti sostengono che è a Zingaretti e non a Conte che spetterebbe la guida del governo. Si tratta di una rivendicazione che troverebbe ulteriore conforto nel caso in cui i risultati delle elezioni di settembre dovessero confermare che il Pd raccoglie voti superiori a quelli dei cinquestelle.
Insomma più che ad una battaglia tra le forze politiche che non sembrano in grado di esprimere reali orientamenti, quella alla quale assisteremo nelle settimane a venire sarà una gara tra leader (ammesso e non concesso che possano essere considerati tali coloro che guidano gli attuali partiti).









