Lidio Aramu

Lidio Aramu

Si è occupato sostanzialmente di agricoltura e di marketing agronomico, ha collaborato con quotidiani e periodici. Ha scritto tre libri

La linea del Piave di Giggino…

di Lidio Aramu

Che tristezza udire il primo cittadino, ex magistrato e nemico giurato delle mafie e delle camorre che infestano la città, invocare il ricorso alla disobbedienza civile per difendere la sua “libberazione” del litorale dalle spire mortali dei vincoli di tutela. Corre voce che, raccogliendo l’invito di de Magistris, una folla di costruttori abusivi si stia articolando in comitati per muovere guerra ai burocrati mafiosi che continuano a pretendere il rispetto dei piani regolatori e dei vincoli di salvaguardia del paesaggio e della storia della città.

Che malinconia assistere alla clandestinità del Consiglio comunale, all’inesistenza di un simulacro di opposizione, alla mancanza di un dibattito democratico sulla gerarchia degli interventi da realizzare sul territorio comunale.

Palazzo dello Spagnolo via Vergini

Palazzo dello Spagnolo via Vergini

Che sconforto dover prendere atto che l’unica istituzione che attende ai propri compiti istituzionali è la Soprintendenza. Eppure lo sconclusionato piano traffico, dettato dall’esigenza d’inibire l’asse viario costiero alla circolazione delle auto, sta provocando seri danni alla salute ed agli equilibri psico-fisici dei cittadini di Chiaja. L’aria, in alcuni tratti, è divenuta irrespirabile o, come nel caso del tunnel della Vittoria, ove gli automobilisti restano imbottigliati nel traffico per interminabili ore, altamente tossica. E, malgrado ciò, in molti continuano a chiedersi dove siano finiti gli interventi d’ufficio della magistratura.

Che rabbia constatare la limitazione della libertà di tanti cittadini, privati del diritto alla libera mobilità sul territorio cittadino. La sindrome monomaniacale compulsiva di chi dovrebbe invece avere, per la carica che riveste, una visione della gestione territoriale più vasta ed articolata, obbliga – da oltre due anni – la parte più reattiva della società civile a confrontarsi su un’inesistente necessità. Manca solo che nell’anno del centenario della I Guerra mondiale, sui muri di San Giacomo appaia, facendo il verso alla scritta più famosa, “O il lungomare o tutti accoppati”. Eh si! Perché la “ristrutturazione” del lungomare è diventata la triste linea del Piave della gestione monocratica della città di Luigi de Magistris.

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Ossian dormiente di Ingrès.

Immagini rattristanti ma che possiedono la capacità di evocare alla mente emozioni e sentimenti. Ed essa viaggia tra ricordi, richiami, percezioni ed immagini evocate dal contesto. La prima ad affiorare nella mia mente è l’Ossian dormiente dipinto da Ingrès. Un quadro che ho sempre amato non tanto perché i canti del bardo raffigurato sono tra fondamenti letterari del preromanticismo o perché i tratti pittorici in qualche modo anticipano i canoni del surrealismo, quanto per la sua capacità evocativa, di sintetizzare simbolicamente il pensiero, le esperienze, le idee, i moti dell’anima della mia vita. Un’esistenza ispirata costantemente – secondo gli insegnamenti della scuola e della famiglia – all’opera delle grandi figure della storia. “A egregie cose…” ed intorno a me, come nel dipinto di Ingrès, si sono avvicendati letterati, poeti, politici, uomini d’azione e di pensiero di ogni epoca ed orientamento.

Teatro San Carlo

Teatro San Carlo

E così, nel corso della mia vita ho incontrato Carlo, Ferdinando I e II di Borbone, Luigi Vanvitelli, Ferdinando Fuga, Stefano Gasse. Da loro ho appreso le trasformazioni metamorfiche di Napoli capitale: la riqualificazione d’importanti strade e la costruzione del primo asse di collegamento est-ovest (Corso Maria Teresa d’Austria), l’ammodernamento del porto, i granili, il Real Albergo dei Poveri, il teatro San Carlo, i giardini del Real Passeggio di Chiaja (villa comunale), il parco di Capodimonte con la reggia.

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Strada facendo mi sono imbattuto poi in Nicola Amore, Adolfo Giambarba  Matilde Serao, Pasquale Villari. Mi raccontarono la Napoli del dolore, sventrata per enuclearne il vibrione colerico, e la costruzione delle quinte di edilizia borghese dietro cui ipocritamente furono compresse le miserie ancestrali del popolo minuto. La speculazione ebbe, è vero, mano libera ma furono costruite le grandi arterie stradali per collegare rapidamente la città con il porto e la ferrovia dando un senso concreto alla trasformazione – per dirla con Guido Zucconi – della città del silenzio in città dello scambio.

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L’arco di via Conte di Mola

Michele Castelli mi narrò invece degli imponenti interventi attuati per dotare la città di scuole, ospedali, della City, per rendere il porto competitivo e all’altezza del compito oltremarino che s’intendeva affidare a Napoli, sempre più regina del Mediterraneo. Mi parlò delle bonifiche urbane, del boom dell’edilizia popolare della costruzione della Mostra d’Oltremare e della fondamentale partecipazione all’opera di trasformazione urbana di un nugolo di giovani e preparatissimi architetti: Carlo Cocchia, Luigi Piccinato, Fernando Chiaromonte, Stefania Filo Speziale e su tutti Marcello Canino.

Maurizio Valenzi

Maurizio Valenzi

Ultimo a venirmi incontro Maurizio Valenzi con la sua storia del piano di riqualificazione delle periferie e la ricostruzione post-sismica.

Un lungo ed affascinante percorso verso il futuro, senza cedimenti a nostalgie passatiste. La città è una realtà viva e l’urbanistica, per dirla con Giulio de Luca, attraverso i suoi strumenti ed i suoi operatori, deve avere la capacità d’interpretare la complessità delle esigenze e non di essere strumento d’imposizione da parte delle Amministrazioni.

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Via Caracciolo, la linea del Piave

Le evidenze disgraziatamente mostrano una realtà ben diversa. Il lunghissimo dibattito urbanistico napoletano, animato nel tempo dalle associazioni culturali di Napoli, Inu, INArch, Italia Nostra, Ordine degli Architetti, Ordine degli Ingegneri, dai partiti politici, dal mondo accademico sembra essersi esaurito. Come se all’improvviso dal Centro storico fosse scomparso quel complesso di circostanze socio-economiche ed urbanistiche che per molti versi si ritrova tal quale nella letteratura di Matilde Serao, Salvatore di Giacomo e Francesco Mastriani e che si osserva nei dipinti di Vincenzo Migliaro. Come se la crescita tumultuosa e disordinata della città non avesse generato un’estesa periferia degradata e degradante ove si percepisce l’assenza del senso della giustizia e del rispetto delle leggi e nella quale forte è lo sbilancio tra la densità abitativa e gli standard delle attrezzature e dei pubblici servizi.

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Il sindaco De Magistris

Probabilmente tre anni di amministrazione arancione sono stati sufficienti per tramutare Napoli in una Città del Sole. Manca soltanto un piccolo e significativo particolare per completare la città utopica di de Magistris: la ricostruzione idillica della spiaggia di Chiaja e la segregazione della borghesia mafiosa e camorrista sul colle di Posillipo.

La storia è vera testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita[…], ma il sindaco di Napoli è refrattario ad ogni sua lezione.

Che peccato…

 

                                                             

                                                                                          

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un pensiero su “La linea del Piave di Giggino…

  1. Sandrina Segresti

    A parer mio questo sindaco ha rovinato Napoli…….mettendo al 1° posto i suoi personali interessi

    Replica

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