Marco Catizone

Marco Catizone

Avvocato, scrittore satirico e giornalista pubblicista. Scrive di politica, teatro e cultura su blog, siti e riviste on line.

Una striscia di sangue

di Marco Catizone

  Guerra. Un sottoprodotto della pace” (Ambrose Bierce).

 “L’orrore”. E pare soffio dal botro, d’un Kurtz dannato dal ciondolante ghigno, assiso sul trono luteo d’un gigantesco Brando, re nudo e carnefice sacrificale, quale epitaffio filmico di “apocalypsiche” schegge strappate al tessuto d’una guerra di tenebra, dal cuore nero, arroganza oscena che sublima, voluttà di potenza, tracimando in livide pozze acidule, urticanti come lavico bolo: cruda parvenza, egida superflua per capri inermi innanzi all’istinto rabbioso, più nero d’olocausto. Reale. Perché l’orrore ha un volto, e farsi amico l’orrore si deve, se si vuol sopravvivere alla liturgia cannibalesca; ragione e fede come simulacro, brandelli di pensieri ad annerirsi, incancreniti al bianchiccio riverbero di fumi allucinati, le facce, bianche di calcinacci divelti, raggrumate, paralizzate, ad azzannarti la gola, come erinni incazzate a morte con la vita.

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Perché la devi odiare la vita, se la tua ossessione è la guerra. La Striscia. Come striscia, la mia vipera in seno, morde a morte, sibila e fulmina; va e colpisce ed è già tardi: l’orrore è sinuoso nella sua forma più vera, razzi bombe macerie e silenzi, lunghi e poi compressi, e urla, poi soltanto urla, come stille d’impotenza che trasudano dalla pelle e dagli occhi di vittime e carnefici, ad infrangere lo specchio dannato d’un’Alice storta, a segnare il confine, limen budelloso, guerra-risiko di maschere non più umane, spettacolo perverso, riverbero disgusto e malia, fascinosa come sfregio.israele-palestina_conflittoGaza Nuova Babilonia per millennio gotico d’assalti medievali, Isra-hell ed attacchi very Hamas-ing, serbatoio d’odi atavici per scie luminose, corvi alati roboanti a solcare notte e puzzo di corpi, umani a bruciare al fuoco di incensi antichi, sfondo perfetto per bastioni pencolanti, in rovina, miserie umane materiche, si fanno slavina, corrodono legami dissolvendo sensi, ghibli che brucia, vetroso graffia volti solcando mani.

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Circo di spettri, vortice infinito, impila uomini come tessere: domino o mosaico, orpelli sbrindellati oscenamente denudati nell’essenza “captiva”, prigionieri di sorte terrena, in disfacimento perenne, indifesi perché vinti, già in partenza, e quanto;  coscienza d’occidente che resta sullo sfondo, muta spettatrice, di chi è al sicuro lontano.

Students display messages painted on their hands and faces during an anti-nuclear demonstration to mark the 62nd anniversary of the bombing of Hiroshima in Mumbai

 

Eppure si ribella. Ci ribelliamo, ululando al vento il nostro disprezzo assoluto per sistema deviato, che ammazza bambini donne ricordi e memoria, perpetuando sé stesso; immagini di padri, orme seppellite, che abbracciano corpicini macellati, madri strappate alla vita, precipitate nella morte dei figli, sguardo perso nell’eterno stupore di chi vide fanciullezza divelta.  Risucchiati nel vortice grottesco d’un Otto Dix, tra uomini distrutti e deformati dal dolore, clowns satanici che s’animano da presso, mentre s’appalesa la dura cronaca d’ un passato eterno che non muta di segno, segnandoci il passo.

 

La guerra è materia sporca, grezza come petrolio, perché frutto di ciarpame menzognero: si punta il dito, rigirandolo nel ventre d’una terra attonita, miserevole e scossa, col paravento della vuota retorica a coprire il prosaico scorrere di scie alate che vomitano l’ira di Dio dal cielo azzurrognolo, cadenti stelle, ccà denti, che incistano e mordono, lacerano il tessuto, sangue sui vinti, sangue ancora; Guerra Imperitura, a graffiare volti, come schegge e putrelle, come canapa grezza bagnata e ficcata a forza sugli occhi, premendo le orbite vuote, per maschere deformi, grottesche, che s’animano da presso, cronaca millenaria d’ un passato vicino, aggrappato alle carni come sporco sudario.

In guerra gli innocenti han sempre torto.

 

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