di Adolfo Mollichelli
Torna l’Italia, quella del calcio. Dopo il flop mundial: fumo di Londra, invito in Costarica – e non solo per i pensionati – e rudi carezze uruguagie. Amichevole con l’Olanda (4 settembre) a Bari, partita da tre punti ad Oslo con la Norvegia (9 settembre), valida per la qualificazione agli Europei.
Coverciano riapre i battenti. Via i pulsanti elettrici. Bastano due paroline magiche: Opti’ Poba’ e il viale eccolo là! L’Italia del calcio cerca di riscrivere una storia nuova, mentre il Paese è sulla via di uno storico scivolone: inflazione, deflazione, recessione, depressione. Non c’è più Cesare (Prandelli) che ha lasciato il Rubicone e s’è acquartierato in riva al Bosforo. Subito dopo aver preso scoppole memorabili nell’immenso Paese degli indios amazzonici, del samba e della capoeira, delle santerie e dei riti woodoo, una volta anche Paese del calcio.
C’è chi non va mai giù. C’è un mondo-calcio dove più vai giù e più ti tirano su. Un mondo sempre d’oro che a ben pensarci ricalca il metodo politico-affaristico italico: stipendi, consulenze e pensioni d’oro. E non fa niente se hai distrutto aziende, compagnie, partecipate, banche, industrie, fondazioni.
Il Cesare del codice etico ha ora barba turca e guida il Galatasaray.
Ha già perduto la Supercoppa contro il Besiktas e fatto conoscenza con la foga (eufemismo) dei tifosi locali. Personalmente, non ho mai condiviso gli incensamenti che la stampa gli ha concesso. A Profusione. Dicono: ma ci ha condotti (Cesare) alla finale di un Europeo! Già, ma gli azzurri furono sventrati (4-0) dalla Spagna che dopo una manciata di minuti aveva deciso di non infierire.
Abbiamo un nuovo ct, Antonio Conte da Lecce, tecnico e uomo del Sud: ‘nu ‘ncazzuso di prim’ordine, ma preparato. Come giocatore, in bianconero, ha vinto titoli a bizzeffe. Come allenatore, alla guida della Juve, è andato oltre l’immaginabile conquistando tre scudetti consecutivi, l’ultimo condito dal record mostruoso dei 102 punti. Aveva preso una squadra intrisa di tristezza e di incertezze dopo due settimi posti consecutivi e un bel numero di allenatori. Sotto il sole di luglio, meditando per li campi di Vinovo – che nulla hanno a che fare con i portici della Stoa – decise per il gran rifiuto e lasciò di stucco Andrea Agnelli e ancor più strabico il buon Marotta. Stimoli nuovi, sono scarico. Così disse nel messaggio urbi et orbi trasmesso da Juve Chanel emittente a colori della società bianconera.
A qualcuno, parve di sentire uno sfogo mormorato nemmeno troppo tra i denti: non sono stati capaci nemmeno di portare Berardi a Torino! Berardi è il ragazzo di Calabria, il Beckham del Sassuolo che è di proprietà della Juve.
Dalla Vecchia Signora a Tavecchio. Il tempo di lasciare Pogba e di
gettarsi nelle braccia di Opti’ Pobà. Magari, sarà pure più forte. Avrà pensato. Conte è bravo e pure fortunato. Qualità, quest’ultima, che Napoleone richiedeva a chi era in procinto di essere promosso generale.
E così Conte è stato felice di firmare un contratto ricchissimo che sfiora i 6 milioni, grazie al contributo degli sponsor. Cifra inconcepibile per il budget federale. Felice e ancora più ricco, l’uomo del Sud è andato in giro per tutte le parrocchie. “Sarò il ct di tutti” ha promesso. Nel giorno della firma, la prima visita è al Napoli. Assiste alla partita con l’Athletic. Gli piace Insigne. E’ la sera della lite tra Lorenzo da Fratta ed il suo pubblico. Nell’elenco delle prime
convocazioni, Insigne non c’è. Ma non credo si tratti di una bocciatura. Conte preferisce lavorare con uomini che non abbiano pensieri per la testa, sereni. Mettiamola così.

Fa rumore la mancata convocazione di Balotelli che ha esordito con il
Liverpool che ha schiantato il Totthenam a Londra (0-3). Balo avrebbe potuto segnare tre gol nell’ora buona in cui è stato in campo. Iella e imprecisione gliel’hanno impedito. Comunque, è piaciuto.
Chiaro il messaggio di Conte: ragazzo, non sei indispensabile né
insostituibile. Ma la Puma, che paga gran parte dello stipendio del ct, e sponsor del neoattaccante del Liverpool, s’è fatta sentire postando un messaggio inequivocabile con tanto di foto di Balotelli in maglia azzurra e la frase: attaccante della Nazionale e uomo copertina. Insomma, la Puma ricorda un po’ a tutti che chi paga, deve essere ripagato.
E’ il primo gran casotto della matrioska costruita in riva al Lambro. Tanto più che Marchisio, squalificato, nella lista c’è. Le prime “chiamate” contiane erano prevedibili a parte qualche novità. Quelle in assoluto riguardano il portiere del Torino, Padelli, ed il centravanti del Sassuolo, Zaza. Per il resto si tratta di ritorni annunciati. Come quelli di El Shaarawy, di Giovinco, di
Osvaldo e di Giaccherini. Quest’ultimo, pupillo di Conte. Che amava stroncare l’ironia dei cronisti: si chiamasse Giaccherinho,
avrebbe tutti i giorni titoloni sui giornali.










