Marco Catizone

Marco Catizone

Avvocato, scrittore satirico e giornalista pubblicista. Scrive di politica, teatro e cultura su blog, siti e riviste on line.

La fabbrica dei sogni

 di Marco Catizone

“Cominciò prima a piovere e poi a grandinare. Seduti nel pulpito delle colate continue, udimmo la rabbia del cielo sopra le nostre teste; attraverso i vetri dei finestroni ci raggiunse una successione di lampi che ci ridusse a un forzato silenzio pieno d’attesa”. (E. Rea, “La dismissione”).

Bagnoli, 1994. Anno II del Viceregno di Tottonno Bassolino, il Signore di Partenope, Don Antonio: da allora e fino al 2002 (anno di costituzione della Bagnolifutura, fu “Bagnoli S.P.A.”) per la prima bonifica e lo smantellamento del moloch siderurgico vengono spesi ben 343 miliardi di lire; indi poi, viene sottoscritto un protocollo d’intesa per il risanamento e la bonifica della costa disastrata, riconoscendosi nell’Ila stessa il soggetto responsabile delle operazioni tecniche di dismissione.

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Antonio Bassolino

Inutile dire che bonifica mai fu completata, con le carcasse ossificate e derelitte in perenne disfacimento. Vulgata plebea vuole che mai furon completati, nell’ordine: un porto turistico per circa 700 posti barca (cassato dalla Sovrintendenza perchè interrompe la linea costiera); la rimozione della colmata di cemento armato (inquinatissima et nocumentissima et cancerogentissima), che a trasferirla costa un botto; la mancata bonifica dei circa 330 ettari affacciati sul golfo, tra Posillipo e Nisida; il mancato avvio della costruzione di lotti d’immobili d’edilizia popolare su suoli edificabili ( ma sempre inquinati, of course); etc, etc..

Spiaggia  e porto turistico

Spiaggia e porto turistico

E non dimentichiamo, a memento ed exemplum, che l’elemento chiave doveva essere il polmone cittadino e verdissimo, di clorofilla a saturare, d’ enorme parco a scala urbana di circa 120 ha, che avrebbe dovuto esser, naturaliter, verde cerniera tra cittade grigia triste solitaria y final e Mare Nostrum, (o Monstrum, vista l’anomalia degli aromatici depositati in loco, sul fondale?). E come obliare la filiera di grandi alberghi e cotillons, estesi su di un’area di oltre 70 ha ai margini del parco, con annesse et connesse attrezzature turistiche e spa (inteso come luoghi di benessere, non di intrallazzo finanziario) a non finire?

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Rosetta Russo Iervolino

Paiono lontani i sogni neapolitani di rendere Bagnoli novella Goitzsche teutonica (la regione mineraria di oltre 60 km quadrati di miniere di lignite a cielo aperto, riconvertite in laghi e parchi a misura d’uomo): negli anni la società comunale “Bagnolifutura” rimane barnum finanziario per culi e poltrone, cambiano i sederi ipertrofici assisi, non il destino della società e dei suoli, un montrum di cavilli ed interessi che nei lustri ha già ingollato più di 340 milioni d’euro, con previsioni di spesa lievitate in pochi anni come porcini all’ombra del Vesevo; circa l’86 per cento in più rispetto alle prime ottimistiche previsioni. 31 milioni di euro sarebbero stati impiegati solo per la bonifica, vexata quaestio dal kafkiano andazzo, mentre nel totale sarebbero 259.358.195 euro, i fondi stanziati per il recupero dell’ ex area industriale: la “terrazza a mare”, come amava definirla il vicesindaco di Rosetta, Tino Sant’Angelo, è solo rotonda torta da spartirsi in riva al mare, e la rive guache della Sinistrata pidina a déjeuner sur l’herbe non fu da meno: colmata, bonifica e debiti son cimeli d’un’epoca che a Neapoli si ha per acquisita. Come dire? Archeologia politica ed industriale.

De Magistris, l'inaugurazione del parco di Bagnoli,

De Magistris, l’inaugurazione del parco di Bagnoli,

 

Poi venne il turno del Robespierre impettito e magistrale, spadino in resta e Volontario fraterno al seguito, Giggino Murat sbarcò feluca in quel di Napoli e Bagnoli: la Giunta arancio-sfiatata, approvò all’atto dell’insediamento una delibera “per aggiornare ed ampliare l’ambito delle competenze della Società Bagnolifutura”, stabilendo che quest’ultima, oltre al completamento dell’attività di bonifica, trasformazione e valorizzazione delle aree di Bagnoli, dovesse operare anche su altri immobili, siti nell’intero territorio cittadino, “assegnati per la relativa trasformazione, riqualificazione, valorizzazione, sviluppo e gestione, in attuazione degli strumenti urbanistici vigenti”: come dire? col bancariello delle tre carte, a buttare carte e cartuscelle da cinquanta euro a botta, l’azzardo è più sicuro.
Gigginobbello puntò alla luna il suo bersaglio, cambiando le carte in tavola come se fosse il gioco delle tre campanelle e un cecio: quel che in campagna elettorale era vacuo e vuoto carrozzone da depennare, divenne società ancillare da ricapitalizzare a dismisura, e su, avanti Siore! Scommette?! Che la Bagnoli del futuro sarà vessillo glorioso per risiko cialtroneschi, una bandierina pittata d’arancio a mo’ di picca, sul futuro del nostro scontento ben infissa; nuova mission, alla luce d’una calibrata riconversione e ristrutturazione, nell’ottica del bene-comunismo apicale e dirigista tanto caro al Sindacuccio, ed in linea con un nuova politica aziendale su vasta scala, rafforzando la struttura interna dell’azienda, rafforzandone in primis il patrimonio (immobiliare e di cassa), operando come agente attivo sul mercato neapolitano, pur nel “rispetto delle prerogative del Comune come ente programmatore e socio di maggioranza assoluta dell’Azienda”.

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L’ abbattimento di 4 torri di acciaio dell’Ilva

Puntando al rafforzamento d’una società decotta e palesemente inutile, che in un ventennio ha ingollato finanziamenti europei e nazionali per una cifra ormai vicina alle iperboli matematiche, l’Amministrazione neapolitana ha rimestato nel torbido della mota politicante, della fanghiglia bassoliniana e piddina, aggiungendoci il carico massimale: la storia della Bagnolifutura è dunque segnata in partenza, e le cronache riportano il conto triste solitario y final del deragliamento in atto a binario morto, alla faccia della coerenza e della politica oculata e di risanamento che si voleva attuare.

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De Magistris versione arancione

Il Sindacuccio di Tolla ha buttato al macero i propositi marziali di scioglimento della compagnia di giro in perdita perenne, e nel torrido inferno metropolitano d’un’estate cremisi e cocozza, ha votato e fatto votare la ricapitalizzazione della Bagnolifutura, per “gestirne l’indirizzo pubblicistico”: tre milioni di euro gettati inutilmente nel calderone catramoso e mai più pervenuti ad appello, dispersi nei meandri giuridici d’una sentenza ferale, d’un fallimento annunciato, d’un crack finanziario ormai atto dovuto; la mandrakata di Giggino & Friends non ha convinto il collegio civile, il tribunale già sventolava il cappio quando il Nostro maschio omega-dominante annodava bandana a doppio filo, per strozzarsi definitivamente, una volta di più, come un fantozzi intristito alle vongole.

Renzi e De Magistris

Renzi e De Magistris

Redde rationem, ammonivano gli antichi, spazzati via dal tweet very hungry bird d’un bulletto turbo-social in maniche di camicia-bianco-che-più-bianco-non-si-può: Renzi Uber Alles asfalta con un sorriso, spazzando via un ventennio d’immobilismo cincischiante e trasversale, bastante il solo annuncio d’un commissariamento in atto e ad acta, per un’espromissione dirigista da governance di polso e gemelli intonati; la cabina di regia si sposta a Roma, San Giacomo al massimo potrà avere un bussolotto per estrarre i numeretti sulla ruota del carro dei vincitori, per un lotto secco come alveo (economico-finanziario) disseccatosi d’un tratto: lampante è la volontà politica del Governicchio Renzi di sventrare il Palazzo in due, azzoppando il Municipio in favore di telecamera, affidando il tutto a controfigura commissariale, ampliando di riflesso le competenze della Regione Caldorina, azzannando alla gola la politica locale, per puntare al cuore del problema, far “rendere” in termini concreti le aree commissariate.

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La sottile linea arancio del De Magistris è ormai valicata da più parti, i cavalli di frisia son ippocampi salmastri sommersi dal bitume, per atterrare nella trincea d’un commissariamento in deroga alla qualunque bastò il fremito pontassievino che viene da Chigi: eppur si muore, Bagnoli, nel tedio angosciante di sabbie immobili e da immemore tempo, eppure…

Che ne sarà della rimozione della colmata, della bonifica dei suoli, della riqualificazione imposta, della linea di costa da ripristinare, che ne sarà di Bagnoli? Una immensa “X” campeggia incisa nel fuoco e nella ruggine dell’ex area Italsider: resta da capire se l’incognita segna variabile, oppure diuturna costante, d’un futuro sempiterno e disatteso, contraltare ad un presente che in hoc signo “x “ indica il suolo tufaceo da intaccare per disivelare il cadavere malmostoso e putrescente d’una rinascita neapolitana ormai regno dell’impossibile.

Vendesi Bagnoli, chi la vuol comprare?

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