Tullio Ciampa

Tullio Ciampa

Avvocato penalista, rugbista e dj. Musicofilo versatile, ha partecipato all' organizzazione di festival musicali in qualitá di consulente

Rocco, Sanremo
e la terra dei fuochi fatui

Al di là dei giudizi estetici facilmente irridenti a proposito del vincitore del Sanremo giovani di quest’anno, bisogna chiedersi cosa c’è dietro al fenomeno rap di cui Rocco Hunt rappresenta , se non il maggiore, sicuramente una figura emergente.

Evidentemente se si vuole vincere Sanremo bisogna buttare giù una canzone con cuore/amore o, come nel caso di specie, ricorrere alla retorica dei temi sociali di attualità (la terra dei fuochi) mischiata ad un patetico orgoglio meridionale.
Ma al di là delle richiamate “esigenze commerciali”, bisogna riconoscere che quello del rap è un filone prospero ed in piena salute che vede  sua migliore annata proprio nell’ ultimo anno passato. Non a caso Rocco Hunt , dopo la vittoria al festival, ha incassato un nuovo contratto con la Sony Bmg per la realizzazione del nuovo album.
Secondo i dati Fimi 2013 il rap è il genere che “tira” di più in Italia. Infatti senza tener conto dei fenomeni isolati dei cd. “big” come Ligabue, è il rap a farla da padrone piazzando numerosi suoi esponenti nei primi cento posti . A certificare la stagione più felice dell’hip hop italiano arriva il quarto posto di Moreno con Stecca e il sesto di Fedez (Sig. Brainwash – L’arte di accontentare).
Altri lampi di rap italiano provengono da Gue Pequeno (in libera uscita dai Club Dogo), 23° con Bravo ragazzo, Fabri Fibra appena una spanna dietro di lui al 24° con Guerra e pace, Emis Killa 28° con Mercurio, poi più distaccati Salmo, Jake la Furia, Clementino e Gemitaiz.

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Clementino

In questo prospero panorama nazionale un particolare rilievo va attribuito ai rapper nostrani come  Clementino ( con Ensi il miglior freestyler italiano) che già aveva sdoganato il rap a Sanremo l’anno scorso (con gli Almamegretta) e partecipato sia pure indirettamente al talent show della de Filippi (in contrasto con i dogmi della cultura hip hop) cui segue quelli del club Vesuvio come “Co’Sang, nto e luche”, oltre a “Lucariello, “svez e o’red “, artisti cui si deve la rinascita dell’ hip hop napoletano a partite dal 2005.
Interessante a questo proposito quanto Lucariello sostiene a proposito di una “discriminazione “ a proposito del rap in dialetto napoletano : “la lingua napoletana per i ragazzi italiani non è figa ed è frequentemente associata a qualcosa di provinciale da discriminare”. In realtà è vero che i talenti del sud fanno più fatica ad emergere , ma solo perché A Milano e a Roma ci sono etichette, radio, tv, giornali, brand mentre a Napoli non c’è più nulla a differenza di quanto accadeva negli anni 90 con i 99 posse e gli Almamegretta.
Piuttosto dal punto di vista creativo è bene sottolineare che tra i “blocchi” del rap italiano nord/sud non esiste contrapposizione anzi fioriscono le migliori collaborazioni unificate dalla cultura hip hop, forse anche perché i rapper del nord hanno tutti origini meridionali.

 

 

 

 

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