Tullio Ciampa

Tullio Ciampa

Avvocato penalista, rugbista e dj. Musicofilo versatile, ha partecipato all' organizzazione di festival musicali in qualitá di consulente

Goodbye disco

di Tullio Ciampa

Papillon, Shaker, My way , La Giungla, Mister J e  lo  Chez Moi ultimo della lista ad aggiungersi  ai citati nightclubs che hanno animato le notti napoletane degli anni 70’/80′ che però sono state costrette a chiudere i battenti. Ad annunciarlo proprio in questi giorni il “patron” dello Chez Moi , Tonino Colangelo il quale ci ricorda malinconicamente che “un altro pezzo di storia napoletana scompare”

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Chez Moi

Ovvio che le cose cambiano e tutto si trasforma , ma dietro la chiusura di tanti locali da ballo o meglio “nightclubs” ci sono delle motivazioni di carattere generazionale oltreché esigenze squisitamente imprenditoriali.

Da quest’ultimo punto le difficoltà sono tante, in particolare in una difficile realtà come Napoli dove la crisi incide particolarmente ed a farne le spese sono le attività cd. di intrattenimento. Si aggiunga poi una legislazione in materia esageratamente vincolistica e vessatoria per cui “essere in regola” è diventato praticamente impossibile anche per gli imprenditori armati delle migliori intenzioni.

Tonino Colangelo e Cecilia Donadio

Tonino Colangelo

Naturalmente c’è poi da affrontare il problema dei costi di gestione del personale per cui “le discoteche” sono diventate un luogo di archeologia musicale ed il loro numero nel nostro paese si abbassa in modo esponenziale: in Romagna , la mecca italiana delle discoteche,  ce n’erano 300 e adesso ne sono rimaste appena un centinaio, a Milano nel decennio  sono scese da 113 a poco più di 70.  Poi c’è la crisi di Roma, quella della Versilia, della costa Smeralda, così via per tutto il Paese.

 

La verità è che la discoteca anni ’80 , per intenderci quella con il lungo bancone bar e i tavolini con poltroncine attorno “non si porta più!!!” Quanto meno non è più considerato un valido (ed economico) punto di aggregazione dal popolo della notte che, per la maggior parte, è formato da “millennials” o generazione Y , insomma quelli nati dagli anni 80 a venire.

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I ragazzi non hanno più bisogno della discoteca per fare amicizia o per beccare una ragazza “con lo sguardo da serpente”. Preferiscono altri luoghi come music bar, centri culturali polifunzionali, festival , spiagge e quant’altro possa adibirsi a luoghi di incontro e fruizione di musica ballabile  sia live che suonata da djs.

Non esiste più il frequentatore abituale di discoteca. E’ un animale estinto. Piuttosto esiste la persona informata che sceglie il proprio divertimento in base a dei parametri ben precisi. Oggi il fruitore di intrattenimento notturno , forse anche influenzato dal lessico di facebook , non va semplicemente a ballare ma ritiene di partecipare ad un evento. Di conseguenza le discoteche , se vogliono sopravvivere, devono adeguarsi.

 

 

 

 

 

 

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