Marco Catizone

Marco Catizone

Avvocato, scrittore satirico e giornalista pubblicista. Scrive di politica, teatro e cultura su blog, siti e riviste on line.

Polvere di 5 stelle

di Marco Catizone

“Si nasce incendiari e si finisce pompieri”( Pitigrilli)

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Circolare, circolare al Circo Massimo che c’è meno da vedere, stavolta. Grillomao torna in trincea scavicchiando il pacco-doppio-pacco-e-contropaccotto della sua opposizione bifasica anti-consociativista, aprendo al moderatismo con un comizio concertino in do minore, anima blues, men caciarone e più intimista, quasi leader reale dopo esserlo stato in media re; sotto una mini-fiumana a batter le mani a tempo di panem et circenses, consci che il magic moment della revolution, del sovvertimento istituzionale, dello tzunami politicante è solo un lontano ricordo, quando i Crimi e le Lombardi frinivano all’unisono nel Parlamento inscatolato (da aprirsi con un grissino, ma avran smarrito pure quello?): quante vite Beppemao, più d’un lustro passato sui palchi cittadini a sfanculare questo mondo e quell’altro, sovente a ragione, qualche volta a torto, da comico a politico nella sintesi perfetta del guru e paraguru insaccato nella sua chiocciola “puntocom”, pronto alla pugna vagheggaiando di ultramondi possibili, se non già pronti e ben cotti, a portata di mouse.

Beppe Grillo attraversa a nuoto lo stretto di Messina, per iniziare la campagna elettorale per le elezioni regionali

Gianroberto Casaleggio

« Il parlamento è un’istituzione che non esiste più » è il suo nuovo mantra, il refrain compulsivo, il nuovo cicaleccio, di più a Casaleggio, come pausa nel maelstrom di sciabolate verbose a tranciare il senso e l’abbrivio d’un messaggio sussultorio disperso in bottiglia, annacquata brodaglia, mota che sommerge non solo metaforicamente un Paese infangato, rincoglionito dall’inedia turbo-social a passo di gambero, per un giovanilismo farlocco, ammuffito e stantio; sedato dalle slides luminose e dai tweet alle vongole d’ un Pittibimbo a mitraglia; che poi si sa, l’italiano s’è rotto del tutto, come argine pencolante, è deragliato nel vallone del torbido conformismo, allora di nuovo occorre un capocomico sulla ribalta, e torna dunque il Grillo saltellante, il torello mediatico che agita e guaisce, suda e sputacchia, alla muscolare prova del palco di turno, per un circo che se non Massimo almeno è per i veri intenditori: «O noi, o noi». Nessuna alternativa, tertium non datur.

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Renzi il Bullo è il bersaglio mobile in scia, il perfetto contraltare, il Giovin Signore  infido e spergiuro che offre il petto agli strali, l’agitatore del torbido col bancariello delle tre carte sempre pronto allo show, il defibrillatore vanesio e fatuo da invocare all’abbisogna, e allora su dai, «Dacci una scrollata che ne abbiamo bisogno»;  Grillo pesca a piene mani dall’argilla mediatica per plasmare il suo personale Golem con l’accento pontassievino, il leader dall’ego tronfio e narcisista ma dai piedi di balsa, un senza partito arrivato a Palazzo, chiamato al capezzale dal Vecchio sul Colle perché al momento pare essere l’unico fornito di manovella per l’ossigeno. Un falso amico, meglio ‘Zu Silviu, il Puttaniere pregiudicato, che almeno è nemesi reale, sul tazebao il suo nome lo puoi mettere per esteso, nemico dichiarato: Servo e Padrone si son scambiati i ruoli, servendosi l’uno del culo altrui per occupare le giuste poltrone, un valzer di lascivia ed arroganza che vede rifulgere nel gisuto la sola vera “Opposizione Pentastellata”.

Di Maio, Grillo e DI Battista

Di Maio, Grillo e DI Battista

Eppure le Cinque Stelle non stanno a guardare, ed il cerchio interno svapora nel comando, spargendo incensi e talchi profumati attorno al dissenso crescente; ben quindici i senatori che hanno abbandonato gli scranni di palazzo Madama, per non contare le mini-fronde pro o contro Pizzarotti, primus inter pares d’Italia, le invidie e le gelosie, le gaffes e le boutades che intralciano i vertici del duopolio a commando: Grillo e Casaleggio son endiadi politicanti al di fuori dei palazzi, eppur vi dettano legge, tra un Di Maio in ascesa ed un Di Battista in calata, non v’è corrente che non ne scombini i riccioli sale e pepe; la rivoluzione è silente, urge una strutturazione più classica, quasi partitica, il blog non abbasta, lo spazio da conquistare non è più solo virtuale, le piazze si svuotano ed il messaggio langue.

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Grillo l’intervista al posto della pala

È ora di imparare a comunicare, tocca di cambiare, tocca di «capire gli errori commessi» , tuona il Gran Capo prima di tuffarsinel mare magnum internettiano, preda degli scazzi umorali del momento; se non è un’ammissione di colpa poco ci manca, del resto Grillomao l’ha fiutato il vento, ha compreso che i tempi del Vaffanculo come prece son lontani, che tocca lavorare di strategia, che il colpaccio, la presa del Palazzo d’Inverno non è al momento alla sua portata: torello assiso, attende il cadavere politico del suo Arcinemico, armato di tablet e rinnovata pazienza, sperando di non sfaciare il giocattolo prima della altrui resa (o forse sua?).

 

 

 

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