di Adolfo Mollichelli
Unità di consensi sul nuovo libro di Alessandra Pepino. Maurizio de Giovanni. “Una ventata d’aria torbida che racconta della danza della morte all’interno di una casa che potrebbe essere la vostra”. In libreria dal 15 ottobre
Un vortice di sentimenti e di passioni. Caratterizzazioni che sono pennellate autentiche. E una suspence che accompagna il lettore lungo un percorso temporale di sei giorni, scanditi da un orologio, alla Murakami e penso ad After dark. “Cattivi presagi” è il romanzo di Alessandra Pepino che troverete in libreria e in versione e book (dal 15 ottobre), edito da Atmosphere per la collana “Biblioteca del giallo”.
Il giudizio di Maurizio de Giovanni è una pergamena consegnata al valore: “Una ventata d’aria torbida nel romanzo nero italiano, scandita da una scrittura secca, partecipe e coinvolgente che racconta della danza della morte all’interno di una casa che potrebbe essere la vostra”.
Da dieci anni è presente come finalista o vincitrice o segnalata in vari concorsi e premi letterari nazionali. Generi diversi, di tutto un po’. Non chiamiamola, dunque, scrittrice thriller.
“Amo tutti i generi, mi è sempre piaciuto spaziare, pensare a situazioni sempre diverse. Certo, considero il noir una vera passione, il mio punto di riferimento, il genere con il quale sento di avere una maggiore affinità”.
C’è chi leggendo i suoi racconti la considera una umorista sferzante. “Mi piacerebbe cimentarmi con un romanzo umoristico, però non sono sicura se riuscirei ad arrivare fino in fondo ad una storia che sappia suscitare il sorriso perenne nel lettore”.
Come è nato “Cattivi presagi”? “Il classico libro nel cassetto portato a termine in quattro mesi, un immaginario che mi ha divertito. Nella mia mente soltanto il finale era chiaro, già scritto. Tutto il resto mi è venuto di getto”.
E’ a Napoli che si svolge la storia e si capisce subito, ma non compare mai il nome della città e devono essere intuiti i luoghi, le vie dove si svolgono gli eventi. “Napoli emerge a poco a poco, non l’ho mai nominata perché è stata la città a scegliere me è non il contrario”.
Sono numerosi i dialoghi e le riflessioni in “lingua napoletana”, come sono stati accettati da una casa editrice romana? “All’inizio ero titubante e mi ero anche contenuta, ma è stato proprio l’editore a spronarmi, a chiedermi una forte caratterizzazione linguistica e per me è stato sorprendente e piacevole nello stesso tempo”.
Diversi i personaggi che animano “Cattivi presagi” e nessuno in particolare sembra prevalere su tutti gli altri. “In effetti è una storia corale, non amo gli eroi solitari,m’interessava svolgere un’indagine introspettiva, sono tutti personaggi che stanno vivendo o hanno vissuto una crisi interiore, che stanno cavalcando un sentiero stretto tra il bene e il male, tra l’incerto e l’invisibile. Spero che vengano accettati come volevo che fossero, in tutta la loro umanità”.









