di Giuseppe Crimaldi
Il passaparola è già cominciato. Dai bassi di Forcella ai vialoni selvaggi del Parco Verde di Caivano, dalla Provolera di Torre Annunziata al Bronx di Taverna del Ferro passando per il rione Amicizia, le Vele di Scampia e insinuandosi nei vicoli della Vannella Grassi, il tam-tam resta sempre lo stesso
“Guagliù, scetateve, muviteve, facimm ambress: stanno per cominciare”. Anche radio-carcere conferma e pare che a Secondigliano come a Poggioreale i maggiorenti del sistema abbiano dato il loro assenso alla cosa. “Si può fare”, avrebbero confidato a un paio di avvocati durante i colloqui perché anche “fuori” si sapesse che c’è la loro benedizione alla realizzazione del progetto.
Da quel momento è scattata la corsa alle candidature e oggi possiamo affermare che le selezioni sono ufficialmente cominciate. Parte la prima edizione del premio “Palle d’acciaio” (sottotitolo: “Non tengo paura-Piccoli camorristi crescono”), e la scelta del titolo dice già tutto. Partecipare è semplice, bastano solo due requisiti che restano tuttavia condizioni ineludibili per accedere alle finali: occorre una fedina penale sporca (più lunga è la lenzuolata dei carichi pendenti e maggiori sono le chance); e un coraggio da leoni noto, riconosciuto, consolidato e soprattutto ben visibile. Meglio ancora se certificato in Rete. Semplice, veramente un gioco da ragazzi.
La posta in gioco è alta: i sei finalisti si contenderanno la prova che consacrerà uno e soltanto uno al primo posto durante una diretta tv che sarà trasmessa a Capodanno su Teleschifezza, l’emittente ombra che trasmette in digitale terrestre da una località ancora sconosciuta alle indagini di polizia e carabinieri. C’è già grande eccitazione per quell’appuntamento che – assicurano gli organizzatori – vedrà anche la partecipazione di ospiti d’eccezione (pluricondannati a piede libero, ex amnistiati, indultati…) per un format che sarà allietato dalle migliori ugole d’oro del panorama neomelodico, i soliti noti da sempre al fianco del sistema. La giuria, collegata per l’eccezione in videoconferenza dalle principali carceri di massima sicurezza italiane, sarà composta da 41 boss al 41 bis, ergastolani e affiliati “dichiarati” dei 142 clan sparpagliati tra Napoli e provincia.
E adesso il nostro piccolo scoop. “Il Napoletano” è in grado di rivelare alcuni nomi degli aspiranti a “Palle d’acciaio”. Ci sarà – scarcerazione permettendo, per la data del 31 dicembre – il folgorante Arturino Equabile, l’ineffabile-inafferrabile golden boy del Rione Traiano che da latitante si era già conquistato un pizzico di notorietà facendosi intervistare dalle telecamere del Fatto Quotidiano: forte dei suoi successi e di una indubitabile competenza specifica nel centometrismo a ostacoli. Ricorderete che il giovanotto riuscì a non farsi arrestare persino la notte in cui si consumò la tragedia di Davide Bifolco.
Più che una beffa, ad Arturino la legge è come se gli facesse un baffo: ufficialmente sono quattro le occasioni di fuga certificate dal marchio dell’Arma dei carabinieri (anche se lui si lamenta e vorrebbe che gli venissero riconosciute le altre 14 in cui riuscì a fare marameo ai militari che lo inseguivano); parteciperà anche Domenico Gargiulo – meglio noto alle cronache giudiziarie e alla gente delle Case celesti di Secondigliano come “Sicc Penniell” – scampato per ben quattro volte alla morte durante la faida di Scampia: in una di queste al suo posto i killer massacrarono un innocente, Lino Romano.
E non mancherà ovviamente Fabio Orefice, l’uomo che sussurrava alle iene e che dopo essere scampato una decina di giorni fa ai killer del clan Marfella–Pesce di Pianura che lo volevano sottoterra ha iniziato una originalissima guerra personale contro i rivali. Sfuggito miracolosamente – nonostante i quattro colpi alla schiena – alla cella frigorifera dell’obitorio di medicina legale, lui che fa? Se ne torna a casa, accende il computer, si scatta un selfie di spalle con le bende delle mediazioni ancora attaccate e lancia un inequivocabile messaggio di fuoco via Facebook ai nemici: “Avita murì: il leone è ferito ma non è morto”.
Non c’è che dire. Orefice è uno che corre per vincere, sempre. Per questo appare deciso più di ogni altro a polverizzare la concorrenza per guadagnarsi il primo premio “Palle d’acciaio”.
Oddio, quelli che lo volevano ammazzare non è che l’abbiano presa proprio bene ‘sta cosa di postare poche ma sentite parole con tanto di dedica sul social network, peraltro accompagnate da nitidissime foto di kalashnikov pronti all’uso; forse anche per questo l’altra sera gli hanno dedicato una scaricata di “confetti” contro l’uscio di casa (25 i proiettili di mitraglietta repertati). Ma lui, Orefice, fa sapere che – costi quel che costi – non ha paura, che è pronto a partecipare al concorso delle palle d’acciaio e che, anzi, si iscriverà anche al reality che nasce da un format già pronto per il 2015. Si chiamera “Dead men walking: morti che camminano”.












