di Ottorino Gurgo
Che cosa è accaduto tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, passati in pochi giorni, dall’annuncio di una rottura del patto del Nazareno ad un’intesa risolutiva che dovrebbe consentire di varare, entro la fine dell’anno, la tanto sospirata riforma elettorale ?
La situazione, a quel che siamo riusciti a ricostruire, si è improvvisamente sbloccata quando, di fronte alle incertezze manifestate da Berlusconi nel penultimo incontro svoltosi tra i due leader a Palazzo Chigi, il nostro giovane premier ha fatto sapere al colto e all’inclita di essere orientato ad “aprire” a Beppe Grillo. Un’eventualità che ha fatto tornare alla memoria la vecchia “politica dei due forni” di andreottiana memoria, secondo cui la Dc avrebbe dovuto rivolgersi alternativamente al Pci e al Psi, a seconda di chi dei due “facesse il prezzo più basso”.
Renzi, sia chiaro, non aveva intenzione alcuna di stipulare effettivamente un’alleanza con Grillo sulla cui affidabilità nutre, da sempre, più di un dubbio. Le sue “aperture”, in realtà, erano determinate soprattutto dal desiderio di spaventare Forza Italia che, dopo l’iniziale entusiasmo seguito al “patto del Nazareno”, appariva improvvisamente in preda a mille incertezze.
Ma la sortita di Renzi, per strano che possa apparire, è stata più che gradita da Berlusconi che, temendo di essere relegato in una condizione di totale isolamento, aveva tutte le intenzioni di mantener fede a quel patto. Non dominando, tuttavia, più del tutto il partito come una volta, era costretto a manifestare riserve e a porre condizioni, sotto l’insistente pressione dei suoi “amici”.
Minacciando (ché di una vera e propria minaccia si trattava) di accordarsi con Grillo, isolando Forza Italia, Renzi, alla fin fine, ha perciò, di fatto, finito con il dare una mano all’ex Cavaliere che, nella disputa interna a Forza Italia ha potuto dimostrare ai suoi riottosi amici come le loro resistenze all’accordo con Renzi, rischiavano di condannare il partito ad un isolamento tutt’altro che splendido.
Si spiega così, dunque, l’improvviso revirement dei contestatori grazie al quale, Berlusconi è riuscito a ricompattare il partito e a rinnovare l’intesa con Renzi.
Quel che, comunque, da questo vero e proprio “teatrino della politica” ci sembra appaia evidente è che Renzi è più che mai intenzionato ad imprimere un forte colpo di acceleratore al disegno di legge sulla riforma elettorale. E per almeno due ragioni. La prima è che si fa sempre più pressante l’esigenza di dimostrare ai nostri partner europei che la sua non è, come sostengono i suoi contestatori, “la politica degli annunci”, ma che egli è in grado di dar concreta attuazione al suo piano di riforme. La seconda è che, di fronte alle turbolenze in corso nel Pd con una minoranza più che mai agguerrita e polemica, egli vuole essere pronto, ove la situazione dovesse degenerare, ad andare ad elezioni politiche anticipate con una legge che gli consenta di governare disponendo di una maggioranza ampia e soprattutto più omogenea dell’attuale.








