Adolfo Mollichelli

Adolfo Mollichelli

Giornalista. Ha lavorato con il Roma ed il Mattino. Ha seguito, tra l'altro, come inviato speciale cinque Mondiali, altrettanti Europei, nove finali di Campioni-Champions e l'Olimpiade di Sydney

L’ira funesta del pelato Conte

di Adolfo Mollichelli

Si chiama pianto greco. Anche geremiadi. Nel nostro caso, si può parlare di Contiadi. Cioè delle lamentazioni da prefiche del leccese che siede sulla panchina della Nazionale italiana.

Antonio Conte, tra i ct più pagati al mondo, grazie anche al contributo (mi sa che il termine è improprio) generoso degli sponsor, Puma su tutti, ha scoperto in pochi mesi di lavoro quanto sia stato improvvido nel credere – e nel dichiarare – di poter salvare il calcio italiano sull’orlo dell’abisso dopo due mondiali miseramente falliti, sbattuto fuori al primo turno.

Soccer: friendly match Italy-Albania

Antonio Conte

Le esternazioni di Conte, dopo il fortunoso pareggio con la Croazia (gara di qualificazione ai prossimi Europei di Francia) e la casuale vittoria sull’Albania nell’amichevole di Genova, forniscono un’inconfutabile prova di un uomo entrato nella schiera dei personaggi almodovariani: insomma, abbiamo un ct sull’orlo di una crisi di nervi. Non per i risultati acquisiti sul campo, in fin dei conti è imbattuto. Quanto per la materia che s’è ritrovata a modellare. Una materia piuttosto grigia, purtroppo. Conte comincia ad avvertire la solitudine del ct, selezionatore tutto l’anno ma allenatore per poco più di una settimana. Eccezion fatta per i ritiri pre-europei e pre-mondiali, ma questi sono giorni tutti da venire. Dice che non c’è cultura della fatica, che manca l’umiltà, che il calcio italiano non produce più campioni, che non ha il tempo di educare un Balotelli.

Italy's head coach, Cesare Prandelli, during the press conference at Coverciano's sportive center near Florence, Italy, 15 April 2014. ANSA/MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

Cesare Prandelli

Come Prandelli, anche Conte lamenta la carenza d’intensità. Vuol dire che non riusciamo a stare al passo con gli avversari di rango e non solo. E allora ci si chiede se non sia tutto un bluff la tanto decantata opera dei preparatori atletici. Si dice: si giocano troppo e non c’è tempo per allenarsi. Ma il ragionamento non regge. Dovunque in Europa si gioca tanto e in Inghilterra non ci si ferma neppure nel periodo natalizio.  Il calcio italiano è in crisi perché soffocato dagli stranieri? È un falso problema. Vero solo in parte. Provate a contare quanti francesi giocano nel Psg, quanti spagnoli militano nel Real, quanti tedeschi nel Bayern. L’eccezione, fino a qualche anno fa, era costituita dal Barcellona dei canteranos, squadrone messo su grazie ad una filosofia calcistica basata sulla tecnica pura. Il calcio italiano sarà sempre più povero di talenti se – a partire dalle giovanili – l’insegnamento di un tatticismo esasperato prevarrà sulla cura dei fondamentali. Chi osa un dribbling e gli riesce viene etichettato come un fenomeno dagli sprovveduti telecronisti di oggi annebbiati anch’essi da nozioni geometriche: triangoli, diagonali, rombi.

Zaza festeggiato per il primo gol in azzurro

Zaza

Conte ha immaginato la sua Nazionale ad immagine e somiglianza della
sua Juve dei record. I suoi azzurri come i suoi bianconeri. Mi mancano un Vidal, un Pogba, un Tevez, un Lichsteiner? Mi basteranno la fame e
l’applicazione di un Immobile o di uno Zaza, quanto al resto ci
penso io. Con il mio 3-5-2 conquisterò il mondo! Peccato di presunzione, caro ct. Con i De Sciglio ed i Darmian esterni alti non farà molta strada. E sarà sempre un percorso mediocre. Affidarsi ai fedelissimi con i quali si è cominciato il cammino azzurro non deve costituire un dogma. Il nostro calcio è in sofferenza? D’accordo. Ma ci sono ancora, per fortuna, elementi talentuosi anche se non campionissimi. Basterebbe cambiare modulo ed avere un po’ di inventiva (o coraggio). I Cerci, i Gabbiadini, gli Okaka, i Pelle’, gli Insigne, i Berardi, gli El Shaarawy in altre Nazioni troverebbero spazi maggiori. La situazione non è poi così agghiacciante. Conte solo contro tutti. Chissà che ci riserverà il futuro prossimo.

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