Adolfo Mollichelli

Adolfo Mollichelli

Giornalista. Ha lavorato con il Roma ed il Mattino. Ha seguito, tra l'altro, come inviato speciale cinque Mondiali, altrettanti Europei, nove finali di Campioni-Champions e l'Olimpiade di Sydney

Totò, miseria e nobiltà di gol

di Adolfo Mollichelli

Na vota sì e ‘na vota no. Duecento gol in quattrocento partite. È la storia infinita, ma non ancora finita, di Totò Di Natale napoletano cresciuto ad Empoli e diventato grande ad Udine.

Un amore infinito per la terra e la gente friulane. Come quello di Gigi Riva per il Cagliari e per la terra e la gente della Sardegna. Ritrovare se stessi in un posto lontano, trovare le proprie radici in realtà geografiche che erano state considerate punti neri da cancellare sull’atlante della vita. Gigi Riva da Leggiuno giurò a se stesso che sarebbe fuggito da quell’isola. C’è rimasto, è lì. Felice di esserci arrivato a bordo di un aereo che avrebbe dirottato con la forza di una tristezza e di un magone indescrivibili. 

Antonio+Di+Natale+Roma+v+Udinese+Calcio+Serie+7BMl_hxSYUAl

Totò, da Empoli – dov’era arrivato ragazzino – sarebbe fuggito a piedi se non avesse trovato l’amicizia, il conforto ed i consigli preziosi di colui che sarebbe diventato l'”aeroplanino” (Montella). Più in là, troverà nella città toscana la donna della sua vita.

È la prima fama di goleador. La svolta, dieci anni fa. La chiamata dei Pozzo. L’Udinese, e Udine, entrano nel cuore di Totò. Per non uscirci mai più. Napoli chiama? No, grazie. La Juve lo tenta? Lusingato, ma sto bene qui. E Udine s’innamora sempre più di Totò, il napoletano di poche parole e dei tanti gol. Un amore vero, sincero, lontano da ogni pensiero razzista.

Ho verificato più volte il legame autentico, l’intreccio di affetto, simpatia e stima tra la città furlana e il piccolo napoletano di Pomigliano d’Arco. E l’orgoglio di vedere Totò con l’azzurro della Nazionale sulla pelle tutta bianconera. “Il nostro Totò, guai a chi ce lo tocca!”. Era (è) la risposta convinta degli udinesi se scherzavi, magari provocando: è un uomo del Sud, che cosa ci fa qui, tra i nordisti.

Antonio+Di+Natale+UC+Sampdoria+v+Udinese+Calcio+hHLCetacrnrl

Ho avuto il piacere di pranzare con il presidente Pozzo. E con piacere constatai quanta simpatia abbia per i napoletani “e non solo perché da Udine sono passati Quagliarella e Floro Flores e poi c’è sempre Di Natale, il nostro Totò”. Già, il “loro” Totò, guai a toccargielo. Oltre che per i gol, tanti, il “loro” Totò è l’emblema della napoletanità vera, pulita, signorile, geniale. Quella che è amata da tutti, in qualsiasi regione d’Italia. Non quella “sporcata” dal campanilismo di bandiera che ha finito con il trasformare in odio geopolitico la sana rivalità calcistica. Fenomeno abbastanza recente, alimentato anche da improvvidi uomini di penna e di microfono.
Totò, il nostro Totò, è il ragazzo (ora uomo maturo) della porta accanto: semplice, umile, generoso. Quando la giovane vita di Morosini si spense su un campo di calcio, aiutò economicamente la sorella (rimasta sola) dello sfortunato giocatore del Livorno. Tutta la vita, non solo quella calcistica, di Totò è racchiusa in silenzi più lunghi ed espressivi di milioni di parole.

di-natale

Ricordo dal vivo due doppiette storiche che Totò segnò in Nazionale. Quella nel gelo di Kiev, l’altra nel caldo bollente di Cipro. Due successi azzurri che facilitarono il cammino di Donadoni verso Euro 2008 e quello Lippi verso il mondiale del 2010. E capirete, la stretta dei colleghi, la loro preoccupazione perché Totò, nonostante il nome, non ha mai saputo recitare. E allora mi capitava d’intervenire, di dover “tradurre” il pensiero del mio conterraneo di poche parole.
I numeri calcistici di Totò sono su tutti i giornali. Mi preme soltanto ricordare che pochi giocatori al mondo accarezzano la palla come lui. Palla e piede (piedino) un tutt’uno. Gli auguro di raggiungere e superare i 205 gol di Roby Baggio, uno dei miei campioni preferiti. Grande Totò, miseria e nobiltà.

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