Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi, 54 anni, giornalista, scrive di cronaca nera e giudiziaria per Il Mattino. Autore del volume "Napoli è servita" e coautore dei libri "Il Casalese", "Al mio Paese - Sette vizi, una sola Italia" e "Mafie". Dirige il sito della Federazione delle associazioni italiane antiracket la rivista online "Lineadiretta". Collabora come docente al Master di Giornalismo dell'Università Suor Orsola Benincasa.

La terra dei bruciati

di Giuseppe Crimaldi

“In una città come Twin Peaks, nessuno è innocente. Fuoco, cammina con me”. Film “Twin Peaks: Fire Walk with Me”, 1992 regista David Lynch

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Diciamo la verità: da che mondo è mondo le fiamme hanno sempre esercitato una gran fascinazione mediatica. Dai tempi in cui Matteo lo evocava nel Vangelo (“Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna…), a Omero che ci tramandò l’assedio e il rogo di Troia.

Mettere a ferro e fuoco qualcosa è stata una costante dei duemila anni che ci hanno guidato verso l’ultimo aberrante capitolo che in questi giorni raccontano le cronache nere, costrette oggi a inseguire non più solo il sangue ma – da adesso – anche i roghi: tossici (come nel caso degli scempi perpetrati tra il Giuglianese e il Casertano) o addirittura umani, con i cadaveri crivellati dal piombo prima, e poi resi pire dentro gli abitacoli delle macchine. E dire che l’elemento fuoco è stato sempre associato alle qualità dell’energia, della grinta e della passione.
Eppure chissà oggi che ne direbbe Prometeo, che pure rubò il fuoco agli dèi per donarlo agli umani bisognosi di aiuto, trasmettendone in loro la potenza; oddio, è pur vero che i signori dell’Olimpo non riuscirono proprio a farsene una ragione: si incazzarono talmente da incatenare il povero titano a una montagna mentre un’aquila gli divorava il fegato.

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Vendicativi, gli dèi. E vendicativi sono i nuovi camorristi partiti da Scampia per “evangelizzare”, a modo loro, compari e comparielli delle varie paranze sparse nei territori di quella suburra che gli snob, quelli che sanno parlare, indicano come hinterland napoletano. Territori infernali nei quali sono saltati tutti gli equilibri pregressi e ci si scanna per conquistare spazi, vicoli e rioni trasformati nelle nuove piazze dello spaccio di cocaina e kobrett.

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La media è di sette morti ammazzati e poi bruciati in meno di due mesi. Per i manuali camorristici quella delle pire dei corpi dei nemici è una new entry assoluta. C’eravamo fermati – nel periodo della prima faida di Secondigliano – ai roghi appiccati alle case dei nemici che dopo quest’ultimo avvertimento dovevano obbligatoriamente prendere coscienza che forse era meglio cambiare aria, che era arrivata l’ora di sloggiare. Allora si dava fuoco anche alle abitazioni dei parenti, degli amici degli amici, in un vortice allucinante di intimidazioni e di vendette trasversali.

br4Oggi no. Oggi si passa ad un nuovo macabro (quanto efficace) rituale: lo scempio del cadavere. E l’allarme monta, al punto da indurre Angelino Alfano a scendere a Napoli, lunedì 31 marzo, per presiedere un comitato per l’ordine e la sicurezza in Prefettura tutto dedicato alla nuova emergenza criminale. Sette morti ammazzati e poi bruciati in 56 giorni. Fuoco, cammina con me. Ma stavolta non siamo a Twin Peaks.

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