Cosa c’è di peggio di San Valentino, di quella cascata irrefrenabile d’amore, cuori rossi, tovaglie rosse, lenzuola rosse, tutto rosso, che fa tanto ricchi fiorai e pasticcieri? La festa della Donna! Anche quest’anno, ragazze mie, ci siamo. E’ l’8 marzo! Se anche voi, come me, preferireste essere murate vive piuttosto che uscire con le amiche e ricevere quello squallidissimo ramo di mimose secche, se anche voi, a quelli che vi fanno gli auguri trattandovi come una specie in via di estinzione da santificare un solo giorno all’anno, vorreste ricambiare con un bel calcio all’altezza del cavallo dei pantaloni (almeno così le rimarchiamo le differenze, anche fisiche…), oggi è un giorno come un altro. Non so perché ma a me questa euforia, questa gioia parossistica della festa delle donne che nell’immaginario collettivo è caratterizzato da orde di fanciulle (più o meno giovani) con minigonne inguinali che scorrazzano per la città ed è sinonimo di strip tease maschile e di abbordaggio facile, questa enfasi sulla libertà legata ad un solo giorno dell’anno in cui tutto a noi donne è permesso, tutto è concesso, fa pensare a 364 giorni di repressione. “Ok, signore, 24 ore d’aria e poi di nuovo tutte a casa!”. Peccato che a casa ci aspettino camicie da stirare, mariti/compagni che non sanno cucinarsi nemmeno un uovo fritto, panni da lavare, pile di piatti sporchi in eterno equilibrio tra vita privata e lavoro e guai a lamentarsi, ad avere anche solo un accenno di ragionevolissima isteria, che volete sentirvi dire “Hai le tue cose?”, frase che agli uomini non viene mai detta, eppure conosco molti più uomini con la sindrome pre-mestruale che donne nervose a causa degli ormoni.
Non siate scostanti se insistono nel volervi abbordare per strada, mica vorrete passare per acide, che “ve la tirate”? Non rispondete male a chi vi taccia di essere una zitella se proprio non vi va di sposare il primo “coglione” che incontrate per non essere additata come “quella che morirà da sola, senza figli, perché una donna che non sia anche madre è una donna a metà!”. Già peccato che un uomo che arrivi così a 40 anni sia un figo, e una donna che non si aggrappi ad una relazione per trovare la propria soddisfazione personale, invece, sia una sfigata. E via di luoghi comuni e stereotipi, tutti tristemente veri.
Un esempio? Una donna deve scegliere tra essere madre/moglie/amante ed un lavoro che sia quanto meno dignitosamente in linea con le proprie aspettative e competenze; un uomo, no. Una donna deve ancora oggi lottare per affermare la propria individualità senza essere considerata una “femminista “ e con femminista intendo una “bruciareggiseni dei centri sociali” della fine degli anni 60, capello corto, un po’ lesbica magari ed anche un po’ racchia. Un uomo, no.
D’altronde basta prendere due chili, non entrare nella taglia 42 e sei una cicciona; un uomo, no. Grasso, magro, alto, basso le qualità richieste ad un uomo per essere socialmente accettabile non passano dallo specchio o dalla bilancia.
Una donna non può vestire come vuole, essere anche solo un po’ frivola ed un po’ ammiccante perché se il bastardo di turno la molesta o nel peggiore dei casi, la violenta, senti ancora dire qualcuno che la colpa è sua, “vestita così se l’è cercata”.
Sessantaseimila: questo è il numero delle donne che ogni anno vengono uccise, molto spesso per mano dell’uomo che amavano, di cui si fidavano, del padre, del fratello, del marito, del compagno. Vite spezzate di donne che hanno pagato a caro prezzo quell’amore così tossico e malato: ed i dati dei femminicidi sono in sensibile aumento, ogni mese che passa, ogni settimana, ogni giorno.
Già, un giorno, l’8 marzo, un giorno per festeggiare. Fate almeno che sia un giorno per ricordare, un giorno per darsi da fare per dare tutela a quelle che la vita la generano, affinché a queste la vita non venga tolta, la dignità calpestata. Da domani, tutto sarà come prima; le denunce di stalking ignorate, gli stupratori rimessi in libertà vigilata dopo un processo spesso sommario, le botte ed i lividi mascherati come incidenti domestici. Ma non pensiamoci proprio oggi! Viva le donne! E così sia!







