Una volta eravamo un popolo di poeti, santi, navigatori e centravanti.
Il grande Piola, l’immenso Meazza, Riva detto rombo di tuono,
Boninsegna detto Bonimba, Sandrino Mazzola detto baffo, l’esile
Paolo Rossi detto Pablito.
Poi, diventammo un popolo di difensori. Una storia infinita di campioni: da Scirea a Baresi fino a Fabio Cannavaro, l’ultimo Pallone d’oro di casa nostra. Tra i tanti specialisti dei ruoli estremi, sbocciarono gemme autentiche: da Rivera a Totti detto il Pupone ad Alex Del Piero detto Pinturicchio.
Otto anni fa, sotto il cielo di Berlino, ci laureammo campioni del
mondo grazie ad un mostruoso Buffon, ad un insuperabile
Cannavaro-Tiramolla ed alla cooperativa del gol messa su da Lippi:
Toni, Inzaghi, Iaquinta, Totti, Del Piero, Gilardino.
A poco più di due mesi dal mondiale brasiliano, Prandelli dovrà scegliere tra un gruppo foltissimo di attaccanti che non sono affidabilissimi. Ce n’era uno solo di provata garanzia e classe, ma ha fatto crac e non si sa se potrà essere arruolato: Pepito Rossi, stile, classe e qualità.
E attitudine al gol, tant’è che figura ancora tra i primissimi bomber del campionato (14 le reti messe a segno). Prandelli aveva in mente la sua coppia regina: Rossi e Balotelli. Perduto il
primo per infortunio (anche se si spera in un recupero in extremis), il secondo ha fatto di tutto per perdersi da solo. Balotelli! Sarà l’eterno grande incompiuto? Ah! Saperlo.
In azzurro, Balo ha fatto cose buone ed altre meno. Nelle amichevoli s’è spesso addormentato, nelle partite degli Europei s’è divertito, diciamo così. Lunga la lista dei pretendenti ad un posto sull’aereo per il Brasile. Vediamo lo stato attuale dei candidati. L’esperto Gilardino (13 reti finora in campionato, come Balotelli) offre buone garanzie.
Osvaldo, alla luce delle sue apparizioni in bianconero, sembra che ancora stenti ad uscire dalla nebbia inglese. Tra i giovani rampanti, bussano alla porta di Prandelli: i napoletani Immobile (17 gol) ed Insigne che potrebbero fare follie insieme come nel Pescara enell’Under 21. Poi, c’è Cerci (che vedo sicuro al mondiale) perché reincarna le ali di una volta.
E Destro, punta centrale che ha nel suo dna l’attitudine al gol. Anche Gabbiadini e Berardi (entrambi sotto tono in questo momento come El Shaarawy) possono nutrire la speranza anche se labile. Chiudono la lista, uno stuolo di grandi vecchi: Totti, Cassano, Di Natale, Toni (15 reti, finora). Prandelli potrà scegliere fior da fiore, anche se qualcuno sembra un po’ appassito.











