Lidio Aramu

Lidio Aramu

Si è occupato sostanzialmente di agricoltura e di marketing agronomico, ha collaborato con quotidiani e periodici. Ha scritto tre libri

I signori del cemento

 di Lidio Aramu

Uno degli ultimi Don Quijcote napoletani è di nuovo sceso in campo contro i mulini del potere: Stefano Caldoro, presidente della Regione Campania, Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, Vittorio Silvestrini, presidente della Fondazione Idis e i rappresentanti del ministero dello Sviluppo Economico, del ministero delle Infrastrutture, del ministero dell’Ambiente.

 

Il Don Chisciotte è il professor Gerardo Mazziotti. La ragione della singolar tenzone è invece la ricostruzione della Città della Scienza sul litorale di Coroglio. L’area prescelta per l’ordalia il palazzo di Giustizia di Napoli. L’arma utilizzata, l’esposto alla Procura della Repubblica.

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Gerardo Mazziotti

Non è la prima volta che il nostro cavaliere errante, lancia in resta, sprona il suo Ronzinante in una solitaria carica contro quelli che il film “le mani sulla città” non è mai terminato. La presentazione di quest’ennesimo esposto alla Procura della Repubblica è un atto dovuto. La risposta di un cavaliere senza macchia e senza paura (leggi compromissioni e mire personali) alle notizie apparse sui quotidiani locali circa una rivisitazione semiclandestina del Pua di Bagnoli che potrebbe riconsiderare la dislocazione dei volumi sull’area della riqualificazione urbanistica portando sulla fascia costiera un bel po’ di gagliardi palazzoni.

123crbaUn litorale, quello di Coroglio-Bagnoli, precluso alla pubblica fruizione da barriere fisiche (strutture edilizie), chimiche (inquinamento da idrocarburi policiclici) e privatizzazioni varie. Il nobile paladino altro non chiede che il pieno rispetto della legge numero  582 del 1996. Che venga cioè ripristinata la morfologia naturale della costa di Bagnoli con la rimozione di tutti i manufatti che nel tempo l’hanno alterata.

E per soddisfare l’elementare bisogno di legalità è costretto a rivolgersi alla magistratura poiché ancora una volta si evidenzia l’esistenza di quello scellerato patto non scritto tra politica, affarismo e delinquenza organizzata che impedisce da sempre il riscatto da quelle condizioni di sottosviluppo e d’immobilismo in cui è costretta a sopravvivere la città. La Commissione Saredo, i procedimenti giudiziari della tangentopoli napoletana e le stesse interminabili vicende delle (mancate) riqualificazioni dei poli industriali dismessi costituiscono le prove inoppugnabili dell’esistenza di tale ignobile accordo.

L’enorme area di Bagnoli da riqualificare poteva costituire l’occasione per un confronto culturale internazionale di alto profilo, l’opportunità per rilanciare l’economia della città ipotizzando magari uno sviluppo dell’area non sulla speculazione edilizia, ma sulla creazione di un polo produttivo altamente tecnologizzato e non inquinante perfettamente integrato nell’incantevole paesaggio ed in grado di produrre nuova occupazione. Invece Napoli assiste passiva allo scontro sotto traccia di laidi interessi. Un ignobile conflitto che ha prodotto una ventennale paralisi ed un enorme spreco di denaro pubblico, consumato all’ombra del disinteresse “interessato” delle istituzioni della politica locale e non.

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Dagli assessori comunali giungono messaggi tranquillizzanti. Non un metro cubo in più sarà aggiunto ai circa due milioni di metri cubi di cemento già previsti. Ai quali però occorre aggiungere, per amor del vero, quelli già esistenti dell’archeologia industriale, quelli mai abbattuti della Cementir e quelli in via di realizzazione della Città della Scienza. Ad essere pignoli poi il computo dovrebbe contemplare anche i volumi allineati sul litorale considerato che la sua liberazione dai manufatti edilizi, prevista dalla Variante di Vezio De Lucia, neanche è stata presa in considerazione. Un’enormità. Riprendono forza gli echi mai spenti della costruzione di un porto turistico. Abbandonata l’antica ipotesi del porto-canale, questa volta s’intende localizzarlo a Nisida, esattamente sul braccio di collegamento che lega l’isola alla terraferma, laddove peraltro ne esiste già uno creato e gestito in modo – come riportato dalla stampa locale – non proprio legale. Si profila all’orizzonte un altro bel confronto, sarà interessante vedere alla fine chi la spunterà. Ovviamente dell’opportunità di ripristinare i flussi naturali delle correnti marine per migliorare la balneabilità della spiaggia e dei fondali marini prospicienti – non ancora bonificati – attraverso il ripristino degli antichi fornici dell’istmo artificiale, non se ne parla più. E si torna a discutere della colmata e dell’indisponibilità di Piombino ad accogliere i materiali bonificati così come prevedeva l’accordo di “Programma Quadro”.

An aerial view of the Naples' Bagnoli arRiprendono fiato i conservatori della malsana terrazza a mare. Gli alti costi ne sconsigliano l’eliminazione e poi all’affaccio artificiale a mare, una volta posto in sicurezza, potrebbe essere assegnata una nuova e redditizia funzione. Queste le motivazioni ufficiali. Si tace però che nel contesto della “palazzata a mare” una sua pregiata lottizzazione non sfigurerebbe nemmeno… E pensare che soltanto qualche mese fa, il sindaco Luigi de Magistris con una sua ordinanza aveva imposto alla Fintecna di rimuovere entro il termine di 30 giorni la colmata a mare di Bagnoli. L’intimazione, inutile dirlo, ha prodotto gli stessi effetti di una grida di manzoniana memoria. In compenso, alla Fintecna è stata prospettata la possibilità di entrare a far parte dell’allegra brigata (Comune, Regione e Provincia) di BagnoliFutura. Ma chi se ne fotte dei vincoli di tutela e delle leggi a protezione dell’ambiente! Storie di ordinaria amministrazione… L’esposto alla Procura e la forza con cui il nostro cavaliere senza macchia e senza paura sostiene le sue ragioni e quelle della Città rappresentano da un lato la sconfitta della politica e dall’altro l’emblema di un romanticismo culturale ormai decadente dati i tempi che corrono. Il nostro Don Quijcote, sempre più spesso, è costretto ad invocare il rispetto della Convenzione di Aarhus che garantisce il diritto dei cittadini di partecipare ai processi decisionali in materia di urbanistica e tutela ambientale e che si ritrova nella legge numero 108 del 16 marzo 2001.

1234corbaChe tristezza, il cuore si stringe ripensando alla mole di lavoro prodotta e alla vastissima partecipazione popolare che diede vita alla storica “Variante per la zona Occidentale”. Ho ancora vivo il ricordo delle interminabili riunioni durante le quali Antonio Parlato metteva insieme intorno ad unico tavolo di lavoro consiglieri circoscrizionali flegrei, comunali, regionali, deputati, urbanisti, ingegneri, imprenditori turistici ed operatori commerciali, per approfondire e rappresentare in forma di proposte le istanze di una fetta considerevole di napoletani. A queste seguiva il confronto nelle diverse sedi istituzionali (Circoscrizioni di Fuorigrotta e Bagnoli, Comune e Regione).  La Convenzione di Aarhus e la legge nazionale attuativa ancora non esistevano, ma la cittadinanza partecipava con entusiasmo alla costruzione del proprio avvenire. La pienezza della democrazia ormai è solo un ricordo. Quel popolo si è disperso in mille rivoli, negli autoreferenziali partitini prêt-à-porter, nelle associazioni civiche, tematiche e del volontariato. Una massa frantumata in una congerie d’interessi, lontana ed incapace d’incidere sulle dinamiche dei processi decisionali, che però ritrova forza e sostanza nei ciclici riti della pelota azzurra. Mentre le trincee dei destini di Napoli continuano ad essere difese, in una solitaria battaglia, da un pugno di attempati ma tenaci Don Chisciotte: e Gerardo Marotta, Aldo Masullo e Gerardo Mazziotti, per meriti conquistati sul campo, possono essere considerati dei fulgidi antesignani.

 

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