Quelli che hanno ormai un bel po’ di anni alle spalle, ricordano come se fosse oggi questa canzone che cantavano Gino Latilla e Carla Boni, l’Albano e Romina degli anni sessanta. “Aveva una casetta piccolina in Canada, con vasche, pesciolini e tanti fiori di lillà, e tutte le ragazze che passavano di là dicevano: “Che bella la casetta in Canada”! Una intera generazione è cresciuta col mito della casetta in Canada. E questa è l’esperienza di Valerio Russo, un giovane napoletano che lavora al Department of Chemical Engineering Human Mobility Research Centre Queen’s University di Kingston
Prima di partire mi avevano detto che il Canada era il fratello scemo degli Stati Uniti, ovviamente a dirmelo erano stati degli americani. Mi avevano anche detto che il freddo polare regnava 12 mesi all’anno e che i canadesi avevano paura del buio. A quel punto cominciai a mettere in discussione le fondamenta di quelle affermazioni: era un po’ come chiedere a un leghista com’è Napoli. Dopo 4 anni ho imparato che questo paese è in realtà il fratello maturo degli Stati Uniti, qui non ci sono sparatorie nei licei, non c’è criminalità dilagante, non vieni lasciato morire se non hai assicurazione sanitaria e non c’è la crisi economica che, invece, checche si dica, è ancora una piaga a sud del confine. Vivere in un paese come il Canada ti cambia, dopo poche settimane comincia ad essere normale ringraziare in conducente dell’autobus quando si scende alla propria fermata, diventa un’abitudine sorridere a completi sconosciuti incrociati per strada e augurare “buona giornata”.
Dopo qualche mese il proprio sistema di percezione della normalità civile è stato completamente ricalibrato: qui è normale sentire suonare un clacson a settimana, suonato probabilmente come ultima disperata spiaggia da un automobilista che stava per investire un ciclista; è normale andare a bere una birra con i propri professori nel pub del campus, perché la loro età media è 35-40 anni, non i dinosauri italiani; è normale lasciare i gettoni per la metropolitana in un cestino sul tornello rotto, nessuno controlla, succede e basta perché è civile che sia così; è normale essere invitati a cena a casa del figlio da una signora che sta facendo il bucato in una lavanderia a gettoni, (è bastato dire che ero nuovo del posto e non conoscevo molti ragazzi); è normale essere fermati per strada alle 3 di notte da un gruppo di ragazzi che ti ridanno il portafoglio che ti era cascato; è normale trovare palloni da calcio e basket in campetti pubblici, ci si gioca e poi si lascia li…
Ora per qualche secondo, fermatevi a pensare quanto sarebbero magnifici ma quanto in realtà siano fattibili scenari del genere a Napoli…Fa male vero? Fa male sapere che questa non è fantascienza, fa male sapere che questo non succede nel mondo di fantasia de “il Signore degli anelli” ma a 7 ore e mezza di aereo.
Tutto questo ha, infatti, un prezzo per un emigrante, questa calibrazione ha la spaventosa capacita di modificare la propria percezione del mondo e instaura un nuovo metro di misura che lo si voglia o no… Tornare in un posto come Napoli o anche visitare New York causa delle scosse di assestamento nel proprio sistema di normalità che più tempo passa più sono traumatiche… immergersi nuovamente nel “mors tua vita mea” di queste città è davvero difficile da digerire.
C’e’ poi un altro lato della medaglia…un po’ come re Mida, i canadesi sono moralmente condannati a trasformare tutto ciò che toccano in oro ad essere cioè gentili, educati e rispettosi anche quando magari non lo vogliono essere. Ne nasce un conflitto di intenzioni che sfocia a volte in falsità di comportamenti: ad esempio, una ragazza non dirà mai “no” ad una richiesta di appuntamento, troppo “diretta” e “negativa” risposta (del tutto lecita in Italia o in altre parti del mondo), dirà di si e non si presenterà poi all’appuntamento,che se vogliamo è anche peggio; molti professori difficilmente danno feedback negativi e questo chiudere un occhio di certo non aiutano la formazione e la crescita di uno studente. In parole povere, non si sa mai se stiano dimostrando sincerità o semplicemente buone maniere, una sorta di “cittadinanza” canadese.
Il Lavoro Le dinamiche sul posto di lavoro, nel mio caso in ambito universitario, sono un capitolo a parte tutto basato su correttezza, sicurezza e incoraggiamento della creatività. Ricordo che la prima lezione a cui ho assistito, 2 giorni dopo l’inizio del mio dottorato in ingegneria biomedica, fu una lezione sul plagio. Un’intera ora e mezza di esempi, sanzioni, zone grigie eccetera eccetera. Questo è l’imprinting che volevano trasmettere: o sei corretto e rispettoso o vai a casa. La seconda lezione era sulla sicurezza che oltre ai canonici “cosa fare e cosa non fare” in caso di emergenza e dispositivi da indossare si estese a un mini-corso di primo soccorso. E qui non basta sapere cosa fare per salvare le propria vita o comunque integrità fisica, bisogna anche sapere come salvare quella degli altri, infondo come disse Aristotele “l’uomo è per natura un animale politico” e la preservazione della comunità dovrebbe essere una sua priorità naturale…no?! Una volta assorbiti questi concetti ti permettono di entrare nel laboratorio ed è qui che le differenze con l’Italia divennero macigni. l’Italia è un posto dove gente straordinaria può solo fare cose normali, il nord America èun posto dove gente normale è messa in condizioni di fare cose straordinarie. Strutture nuove di zecca, soldi da investire in idee che sbocciano costantemente in un posto del genere, con professori giovani e energetici e macchinari all’avanguardia
L’Album












Sono Napoletano: premessa importante, ma tu pensa quanti km tiene a disposizione un canadese! Quante risorse minerarie ha, quanti secoli di vita ha, ecc ecc, noi siamo una civilta’ ormai affollata, consumati dalla filosofia e dai costumi!! Tu sei ospite di una nazione che ha tutto da inventare tutto da far nascere compreso gli uomini perché di abitanti ne ha pochi rispetto alla superfice poi il clima freddo evita malattie e fermentazioni negative, insomma è mai possibile che ogni volta che un giovane va all’estero esalta il paese ospitante lamentandosi o facendo capire che dove stava prima era tutto brutto tutto in disordine tutto senza possibilita’ di successo ma ti sei o vi siete dimenticati che noi ed i greci abbiamo esportato la civilta’ e che il mondo ancora attinge da queste civilta’? Ed allora tanti auguri a te ed al Canada unico merito nazione grande (superfice) Civile e progredita grazie alla sua giovane eta’ e poco abitata! Ma se vuoi un bel quadro scultura e cibo devi venire qua!
Caro Vittorio la mia replica é breve: la civiltà non si misura in metriquadri, inoltre penso che dobiamo smetterla di giustifi carci col passato, la realtà é che le nostre menti migliori vanno a fare grandi gli altri paesi e quì restano solo i barbari.Detto ció lavoriamo singolarmente anche nel nostro piccolo affinché questo paese torni ad essere un faro di civiltà
Gente come me conoscono e hanno letto il mio libro, “Amalfi Blue,” si sa che c’è il bene e il male in ogni paese. Per Valerio, la sua esperienza in Canada è stata fantastica. Come una New Yorker, so che non ha visto tutta la mia provincia o paese, e lui non posso commentare ciò che non lo sperimenta. C’è una cosa che Valerio e io sono d’accordo ….. un “expat” in qualsiasi paese può fare una buona vita. E ‘l’impegno che fare in esso che porta la ricompensa. La mia esperienza mi ha dimostrato che molti napoletani preferiscono sedersi sulla spiaggia.
Scusa, il mio italiano non bene 🙂