Lidio Aramu

Lidio Aramu

Si è occupato sostanzialmente di agricoltura e di marketing agronomico, ha collaborato con quotidiani e periodici. Ha scritto tre libri

Lo sfregio di Mergellina

di Lidio Aramu

 Nel notare la scomparsa degli eleganti treni “rapidi”, l’eliminazione di alcuni tratti di binario, la chiusura degli uffici lungo la banchina e lo spesso strato di polvere che opacizza le vetrine di quelle che un tempo furono un’accorsata edicola ed un accogliente bar, non provavo alcuna emozione.Effetti dell’evoluzione del trasporto ferroviario ripetevo a me stesso.

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Non ho mai amato le stazioni ferroviarie, forse perché metafora di un inconvertibile distacco, però dopo aver visitato a mo’ di turista la stazione Mergellina della Direttissima, mi sono convinto che una stazione chiusa non potrà mai rappresentare l’allegoria della vita.
Gli echi lontani di un’umanità composita, per chi sa coglierli, continuano ad aleggiare tra i monumentali saloni degli arrivi e delle partenze, sugli scaloni, lungo le deserte banchine. Nei miei occhi fluivano fotogrammi ingialliti dal tempo di sguardi ansiosi e lacrimosi incontri, sorrisi ed abbracci. Quanti passati si sono inverati in altrettanti futuri. Quante storie, una sola grande storia.

imagesT2B7UJOHLe antiche risonanze però ingigantiscono il desolante abbandono e rendono inspiegabile l’indifferenza delle “autorità competenti”. Che senso ha, infatti, investire circa 2,3 milioni di euro per restaurare la stazione e valorizzare con una sofisticata illuminazione, la magnifica facciata tardo liberty di Giovan Battista Milani, se poi la si utilizza più o meno come un mero varco di accesso ai treni per una sparuta utenza. Non si comprende per quale motivo i vertici delle Ferrovie, il sindaco di Napoli ed il presidente della Regione Campania non trovino un accordo per assegnare alla monumentale stazione nuove destinazioni d’uso funzionali all’arricchimento dell’offerta turistica.

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Foto (vietato riprodurla) di Lidio Aramu

L’edificio, infatti, ed è bene ripeterlo, rappresenta un vero e proprio monumento all’architettura liberty e potrebbe per l’eccellente disponibilità di locali, ospitare una mostra permanente sulla Napoli tra l’Ottocento ed il Novecento, epoca in cui avvennero le grandi trasformazioni urbane che modificarono profondamente la linea e lo skyline di questo tratto della costa partenopea, oppure, data la sua contiguità col Parco Virgiliano, destinarlo a sede di una “Fondazione” con lo scopo di rinvigorire il mito del Vate mantovano.
Intanto, mentre a Chiaja-Posillipo – a ricordarlo è il presidente della Municipalità, Fabio Chiosi – non esiste una biblioteca, non si rilevano centri di aggregazione sociale, non uno spazio destinato alle attività culturali, i locali della stazione continuano ad essere preclusi ad ogni utilizzo socio-culturale o tutt’al più vengono dati in concessione per lo sfruttamento commerciale. E non si tratta certo di un caso isolato. Il grande Albergo dei poveri, la miriade di edifici di culto sconsacrati, chiusi e in avanzato stato di degrado ed i tanti edifici monumentali privi di una moderna funzione, per gli amministratori competenti non sono altro che roboanti dichiarazioni d’intenti i cui effetti troppo spesso si traducono nel più vile degli abbandoni.

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La stazione Mergellina della “Direttissima per Roma”, inaugurata con l’intera linea ferroviaria il 28 ottobre 1927, rappresentava il terminal di un turismo alto borghese che trovava ospitalità nei grandi alberghi del litorale. Deve la sua denominazione a quella che prima della colmata era un’amena insenatura, famosa oltre che per la bellezza naturale anche per il fatto che da quelle parti si trovava il podere “Mergoglino” con la casa che Federico d’Aragona donò a Jacopo Sannazaro. Nei suoi pressi si trovano l’antica Crypta neapolitana – la grotta costruita da Cocceio per collegare Puteoli a Napoli – e il cenotafio virgiliano. E forse fu proprio la presenza del Parco Virgiliano e gli echi della romanità che da esso s’irradiavano ad indurre l’Alto Commissario ad ordinare l’abbattimento di tre grandi fabbricati ottocenteschi per costruire sulla loro area di sedime la prestigiosa stazione ferroviaria. La “Direttissima”, così come ancora la chiamano moltissimi napoletani, si comportava da metropolitana nel suo tratto terminale, da Bagnoli alla Stazione Centrale, essendo stata concepita innanzitutto come un formidabile strumento per lo sviluppo economico e sociale di una vasta area: la Terra di Lavoro (Caserta e la sua provincia) – con le sue produzioni agricole, Napoli e Pozzuoli con i poli industriali e le attrezzature turistiche. Obiettivi ancora oggi riconoscibili per le dimensioni imponenti delle stazioni di “Campi Flegrei” e “Mergellina”.

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Delle due, solo la stazione di Fuorigrotta, nonostante le dismissioni del polo industriale occidentale, manifesta ancora una certa vitalità per la presenza di numerosi ed importanti attrattori: i dipartimenti universitari, l’Istituto Motori del CNR, la sede regionale RAI e, non ultima la Mostra d’Oltremare. Non così l’altra. Ad appena sette anni dai grandi e costosi lavori d’ammodernamento, sulla struttura sono riapparsi i segni di un insopportabile degrado.
Muri “leopardati” dall’acqua infiltrata, bagni irraggiungibili dai diversamente abili, scale mobili bloccate, caduta di intonaci e, come se non bastasse, la scarsa frequentazione dei suoi ambienti ha dato luogo alla trasformazione dei locali destinati ai servizi igienici in un immondo ricettacolo di depravati di ogni genere e di minori dediti alla prostituzione.
La dinamica perversa “degrado-restauro-degrado” trae spesso origine dalla mancanza di una funzione, in grado di far vivere e ancorare al contesto sociale l’opera architettonica. Il fenomeno è ben noto a chi si occupa scientificamente delle problematiche del recupero. Eugène Viollet-le-Duc, già alla metà dell’Ottocento, sosteneva che: “ il mezzo migliore per conservare un edificio è quello di trovargli una destinazione e di soddisfare totalmente le esigenze di questa destinazione per non creare motivo di altri cambiamenti…”.
Il problema della rifunzionalizzazione della stazione Mergellina è questione prioritaria dunque. E la nuova funzione, non potrà prescindere dalle vocazioni naturali turistico-culturali del quartiere Chiaja-Posillipo. Elementare avrebbe esclamato Sherlock_Holmes, ma le anime morte che governano la città sapranno liberarsi dal gretto provincialismo plebeo e ripensare ad una valorizzazione della stazione che possa costituire un valore aggiunto e non l’ennesimo “rastrello” di risorse pubbliche e private? Ai posteri l’ardua sentenza.

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4 pensieri su “Lo sfregio di Mergellina

  1. AssoUtenti Napoli

    I tempi cambiano ed evolvono, la necessità di assicurare , almeno sulla carta, una regolare frequenza alla linea metropolitana, cui nel frattempo s’è aggiunto il Metrò Regionale, un tempo non esistente, senza farla essere sottoposta alle precedenze da dare ad Intercity e TAV, nel frattempo dirottati su altri percorsi, ha in effetti creato una notevole “dissonanza” tra l’imponenza di un tale importante edificio Liberty e la sua residua funzione. Pensiamo anche noi che una delle ipotesi suggerite nell’articolo potrebbe andare bene per ridare funzionalità e vitalità all’edificio. Che poi in ogni caso si dovrebbe provvedere correttamente a manutenere. In Francia, ad esempio, ma sta accadendo anche in altre regioni italiane, molte stazioni sono concesse e come abitazioni per famiglie e per attività associative o commerciali, con l’impegno di occuparsi della relativa gestione e manutenzione….

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  2. lina sigillo

    io una idea me la sono fatta, la dismissione di Mergellina come stazione ferroviara dei treni prima rapidi poi eurostar per la capitale e Bari è legati indissolubilmente allo spostamento degli aliscafi per le isole da Mergellina al Porto per favorire il noto imprenditore Romeo.

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  3. Franco Fronzoni

    Esiste, proprio in quell’edificio, unUfficio speciale delle FF SS per le locazioni degli immobili dell’Ente: non sp quanto attivo, ma riguarda loro. Vorrei ricordare, però, che esiste, accanto, anche un’altra stazione per la cosiddetta linea 6 e, forse, sarebbe opportuno verificare come avviene l’interscambio.
    Inoltre, per la mancanza di luoghi di scambio ed aggregazione locali, di cui parla Chiosi, a Chiaja, esiste il PAN di via dei Mille (enorme edificio, con ingenti costi di gestione ) il di cui utilizzo ancrebbe verificato: ho l’impressione che sia sottoutilizzato e che il conto costi-benefici possa, con una più attenta gestione, essere migliorato economicamente e funzionalmente.

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  4. Sandrina Segresti

    Ho da scrivere solo…..PERCHE’
    Grazie per il tuo articolo…Lidio che mi ha commosso per la sua angosciante verità !!!

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