Luisella Pescatori

Luisella Pescatori

Attrice e scrittrice, attenta alle tendenze, alla moda ma soprattutto alla Bellezza, in tutte le sue forme ed espressioni. “L'eleganza di pensiero è Arte” questo il suo motto, il suo mood

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Cattivi pensieri
Ma garantisti…

di Luisella Pescatori

 Susanna Schimperna, segno zodiacale scorpione, è giornalista, scrittrice di saggi, conduttrice radiofonica, ha diretto riviste e ha condotto rubriche su importanti settimanali e mensili italiani. In televisione ha lavorato al fianco di Costanzo e per diverse stagioni televisive ci ha dato il buongiorno con i consigli delle stelle su La 7. È anarchica e a tutti gli effetti da oggi garantista.

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Come è nata la collaborazione con “Il Garantista” di Piero Sansonetti? Io collaboravo già al quotidiano “Gli Altri – la sinistra quotidiana”, che di fatto trasloca in un nuovo quotidiano cartaceo che esce il prossimo 18 giugno: “Il Garantista”. Mi occuperò, come già avveniva nelle precedenti collaborazioni, di un po’ di tutto, dalle proteste degli Indios in Amazzonia, alle vicende dei minatori del Sudafrica o della Sardegna, ai pezzi sulle battaglie animaliste, fino ai pezzi storici sull’anarchia, sulla Banda del Matese, alle celebrazioni per il risorgimento visto dalla parte degli anarchici, ho fatto anche numerosi articoli sul significato della Patria per gli anarchici.

Leggeremo il tuo oroscopo? Sì, ci sarà anche il mio oroscopo su “Il Garantista”, sia Sansonetti che Angela Azzaro (il vice direttore) lo vogliono. Io non rinnego mai nulla del mio lavoro, e non ho mai smesso di occuparmi delle stelle infatti curo le previsioni per la rivista Astro Mese.

Sei una donna molto forte, combattiva con idee ben chiare che esponi con fermezza ma anche serenità e dolcezza… Sulla dolcezza non so, ho questa idea che mi sostiene, che in effetti può sembrare dolcezza, io ritengo che ci sia sempre spazio per il dialogo e anche all’interno di una discussione io voglio arrivare avanti. È una pratica non violenta del dialogo, la mia, e se l’altro è in buona fede e ha una certa apertura mentale, ti segue, abbassa i toni, smette di aggredire e si crea uno spazio per il confronto. Magari poi si resta di idee completamente opposte però c’è un reciproco misurarsi, imparando dall’altro anche a  riconoscere le ragioni dell’altro.

Del resto non c’è mai una sola verità…E’ verissimo. In un contraddittorio, io sono convinta che ognuno abbia la sua ragione, semplicemente la verità è vista da punti di vista diversi. Credo nella possibilità di trovare i punti di unione anziché quelli di divisione e su questi bisogna lavorare. Altrimenti si resta immobilizzati. Quando però i toni cambiano allora divento ironica e mi lancio in polemiche pazzesche, come su Fb, per esempio, che è proprio il trionfo del narcisismo (nonché di una grande fragilità di identità). Sono anni che dico e predico che bisogna attaccare le idee, le opinioni, ma mai le persone, e purtroppo troppo spesso, in rete, anche tra persone preparate, come facevano le lavandaie una volta, si va ai capelli e si alza il tiro con le parole.

Ad esempio? Ricordo di essere stata molto attaccata per un articolo sull’atleta tedesca del canottaggio, Nadja Drygalla, “Fidanzata con un Nazi, la cacciano dai giochi” titolavo l’articolo. Ora dimmi tu cosa c’entra lo sport con le opinioni? Ma questo articolo ha scatenato reazioni a catena sui social con provocazioni campate per aria, e fui proprio attaccata sul piano personale anche e soprattutto da colleghe giornaliste.

C’è una regola, o meglio un principio a cui le società che si autoproclamano democratiche non dovrebbero mai derogare: l’accettare che idee diverse esistano e possano esprimersi. Non importa quanto assurde, odiose, infami, spregiatrici della vita. Finché non si trasformano in azioni, nessuno stato che non sia illiberale può impedire che si manifestino. vai all’articolo

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Molti sono i mali della giustizia italiana. Cosa pensi, ad esempio, della custodia cautelare? È terribile come questa radicata idea del sistema punitivo carcerario in generale vada a toccare tutte le persone intorno ad un indagato o ad un imputato, ma di questo non si rende conto nessuno. Ed è gravissimo perché (so di dire una cosa che sembra orrenda, eretica e inammissibile) nella sostanza lo Stato, che pretende di essere fondato sul diritto, agisce con le stesse modalità vendicative tipiche  della mafia. Quando si va a toccare le persone intorno si compie una vendetta trasversale, e possiamo pure chiamarla in un altro modo, ma la sostanza è la stessa. Bambini, figli che vedono i genitori, a orari fissi, dentro il carcere: è mostruoso! Le mogli separate dai mariti, i mariti separati dalle mogli, per tempi inammissibili. Vengono negati permessi su permessi anche solo per andare a curare un genitore anziano, e magari concessi quelli per andare al funerale poi, perché viviamo in  una società dove i simboli contano più delle persone. Da anarchica non posso accettare che la vita di una persona perda valore perché il significato sta nel formalismo, nel codice o nelle scadenze. Quindi lo trovo semplicemente orrendo e allora penso che parlare di pena di morte un senso in più ce l’abbia, perché si dà una pena in vita.

Il carcere ha una funzione riabilitativa? Le conseguenze del carcere sono devastanti e non si sa come uno ne uscirà. Non credo affatto al valore riabilitativo del carcere, e anzi ripeto che considero il carcere una vendetta. Nel caso specifico di custodia cautelare poi è anche peggio, perché nel dubbio gli indagati sono aprioristicamente condannati e allontanati dalla vita. Ammesso che reggano in equilibrio cuore, testa e stato d’animo, nell’attesa che la verità sia chiarita, una volta che un uomo esce dall’incubo, cosa gli resta? Che lavoro fa? Non gli resta più nulla, perché questa (che dovrebbe essere l’estrema ratio) è peggio di una pena di lenta morte. L’isolamento che è tipico di questa situazione è anche peggio della solitudine e uccide. Una delle prime cose che il carcere fa è rendere le persone indistinguibili. Ed è fatto apposta. In carcere si perde la propria identità. Si è uno fra tanti, si perde la propria storia individuale e tutto questo può uccidere. Questo è isolamento, anche se le celle poi sono sovraffollate. Il carcere non riabilita (ammesso che uno ne abbia bisogno e abbia commesso un crimine, ma questo non è sancito con la custodia cautelare ma con l’esito di un processo) e non accetto banalizzazioni su questi temi, perché allora preferisco la chiarezza di un termine come tortura (per esempio su chi commette reati contro i minori). È un miracolo poi, che tutti quelli che escono dal carcere non delinquano veramente o inizino a farlo o, nel peggio, a farlo anche più di prima.

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Parlando di dolori e assurdi drammi umani, tu che sei scrittrice credi alla funzione salvifica della scrittura? Ma certo che sì. Prima di tutto chi scrive entra in contatto con una parte intima e bellissima di sé. Non credo che tutto quello che scriviamo siamo noi, forse è un’idea un po’ mistica della questione, ma quando “venti di intelligenza ci attraversano nonostante noi” (è il titolo di un capitolo del mio prossimo libro) attingiamo a qualcosa che è superiore a noi, e che gira nell’aria, per riconnetterci con qualcosa di più grande. Quando si scrive, come quando si dipinge o si compone musica, si va oltre noi stessi, perché si tirano fuori cose che non sapevamo di avere e si ha la possibilità di dialogare con una nostra parte sconosciuta. In più, quello che viene scritto si spera venga anche letto. Quindi la scrittura ha sì una funzione riequilibratrice, di forza e di speranza. Esattamente salvifica, come dici tu.

Il tuo prossimo libro come si intitola e di cosa tratta? “Cattivi pensieri”, che prende il titolo dal mio programma radiofonico è un’operazione interessante, venti capitoli in cui parlo di tutto, dalla depressione, all’anarchia, dalla coscienza degli animali, alla politica, dal sesso all’amore fino alla paura, con uno sguardo anarchico sul mondo. L’ho scritto poco dopo la morte di Claudio (Rocchi) e ho fatto una fatica immensa, con il dolore aggiuntivo di non avere più il mio referente. Io ne ho sempre avuti di importanti nella vita, e non so per quale miracolo ho avuto la fortuna di averli così vicini, mia madre, che sapeva fare di tutto, il mio caro amico Franco Valobra e Claudio. Non si capisce che il libro è stato scritto in uno stato di dolore, anche perché purtroppo io resto lucida in qualunque situazione della vita. Non ho questo vantaggio, questa grazia di perdere lucidità, nemmeno durante un accesso febbrile.

Le regole del tuo successo? Il mio successo? Io sono una persona di totale insuccesso. So fare tre cose: so scrivere, so parlare e so ballare (e ho vinto anche un sacco di premi). Il successo principale della vita (come diceva Claudio) è quello di soffrire il meno possibile e portare nel mondo meno sofferenza, anzi toglierla, ma è stato totalmente fallito. Ho una capacità di sofferenza che va oltre ogni mia capacità di raccontarla. Sulla gara di chi soffre di più lo scorpione non ha eguali. Vince alla grande. Non sono determinata, sono pigra e non sono intraprendente. Se non avessi trovato all’inizio l’editore Castelvecchi che mi chiedeva di scrivere, seguito poi da Mondadori, forse non avrei mai scritto. Non ho quella molla che mi spinge e che riguarda l’ambizione. La mia ambizione è quella di conquistare, alla mia causa della logica e dell’apertura mentale, tante persone. Sono veloce nel mio lavoro, questo sì, oggi ho scritto la rubrica per “Diva e donna”, l’oroscopo di “Tv Sorrisi e canzoni” e l’articolo per un’altra rubrica, in meno di tre ore.

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Claudio Rocchi

Claudio Rocchi, il tuo compagno, ha saputo mettere nella sua malattia amore e leggerezza, da dove veniva la sua forza? Lui ha avuto la malattia più dolorosa che esista che è il tumore alle ossa, e purtroppo non è stato riconosciuto per tempo. Io non mi rendo nemmeno conto di come lui potesse sopportarlo. Questa sua forza l’ha anche ingannato, sotto un certo punto di vista. Ha avuto la rottura dell’acetabolo, del femore, e anche lì, nel dolore talmente forte, lui non si lamentava. Era una sua disciplina interiore. Lui è sempre stato così, ha studiato molto ed è stato quindici anni  nell’Associazione internazionale per la coscienza di Krishna. Ma da sempre però aveva perseguito un’idea di migliorarsi, di tirare fuori tutte le potenzialità positive e annullare le cose negative.

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Qual era il suo ruolo nell’associazione Krishna? Nell’associazione Krishna ha fatto, più che grandi ricerche spirituali, cose pazzesche a livello amministrativo e organizzativo. Era il leader, ha fondato e diretto il network nazionale Rkc (Radio Krishna Centrale), uno dei quatto grandi network italiani e ha contribuito alla stesura della legge Mammì per le frequenze. Amministrava la comunità, dove c’era tutto e si produceva tutto, dall’olio alla frutta. Erano delle vere e proprie aziende, ovviamente non si mangiava carne e c’erano le mucche da allevare, e ovviamente si doveva curare il lato spirituale delle persone e lui ufficialmente era il confessore spirituale. Bisognava produrre per vendere. Ha fatto due dischi insieme a Paolo Tofani e sono state vendute due milioni di copie, porta a porta. Era spesso in viaggio per gestire i rapporti tra le varie associazioni nel mondo e non si è preso due soldi per lui. Ha fatto tutto questo per quindici anni. Lui è rimasto paralizzato all’inizio di maggio dell’anno scorso, poi è morto il 18 giugno, e in quei 48 giorni immobile a letto, potendo muovere solo le braccia e la testa e tirarsi un poco su, ha avuto la forza di organizzare il festival “Per voi giovani” qui all’Auditorium di Roma. Ha scritto cento pagine della sua autobiografia, ha continuato a seguire il progetto Vdb23 con Gianni Maroccolo, componendo e arrangiando brani, ha continuato a seguire la Siae, e in più mi aiutava nelle commissioni quotidiane perché lui sapeva fare tutto, era una specie di copia di mia madre, e mi aiutava a risolvere problemi, suggerendomi e insegnandomi come fare anche nelle cose pratiche di casa o con il commercialista. Si occupava con molta attenzione anche di se stesso, diceva “Devo presidiare la mia vita.” E quindi quando arrivavano medici e infermieri lui era attentissimo al lavoro dell’equipe.

Come “viveva” la sua malattia? In quei tre anni in cui è stato malato, l’hanno curato con cose folli anche con scariche elettriche, lui non si lamentava mai, e infatti io non mi ero accorta di quanto soffrisse. Facevamo progetti da qui a cent’anni. Sembrava un ragazzino quando l’ho conosciuto e ho persino pensato che fosse un alieno! Lo stesso giorno che ci siamo conosciuti, mi ha confessato poi che, grazie ad un raggio di sole che mi illuminava gli occhi di un color grigio acciaio, pensò che anche io fossi un’aliena e venissimo tutti e due dallo stesso pianeta, La storia con Claudio era unica, non c’entrava con nulla che avessi già sperimentato. Abbiamo iniziato a conoscerci scrivendo un poema insieme e sentivo che lui era così speciale. Ma non pensavo che fosse amore. Nessuno mai mi era interessato come lui, più di lui, in tutta la mia vita. È così assurdo oggi essere qui senza lui. È come un corto circuito costante.

Oggi il cattivo pensiero di Susanna Schimperna è…? Che si bolli sempre come negativa l’idealizzazione è il risultato di una cultura che da una parte ci pretende esaltati e dall’altra condannati a essere insignificanti e dozzinali. Per esempio, non c’è un solo motivo al mondo per cui non dovremmo vedere in chi amiamo una persona magnifica. Facendolo, al contrario, è probabile che questa persona diventi magnifica davvero. L’educazione alla mediocrità come unica sanità mentale, invece, ci sta rendendo tutti dei miserabili. Ma siamo molto migliori di così.

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Ora scappo in palestra e da animalista non ti dirò in bocca al lupo ma il mio augurio è quello che ho inventato insieme a Norman Zoia e a Claudio stesso: “Sul dorso della balena, ovunque tu voglia andare!”

 

 

 

 

 

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2 pensieri su “Cattivi pensieri
Ma garantisti…

  1. Alessandro

    È veramente una donna straordinaria Susanna. Amata o odiata, anzi, non odiata oso dire “invidiata”. Ed è vero che non è ambiziosa. Io sono suo Fan da molti anni e lei non ha mai “chiesto” spazi su giornali, TV o radio. È veramente una NON raccomandata. Quello che mi fa infuriare è che prima, ma a maggior ragione ORA che in Tv o in Radio ci sarebbe bisogno di informazione…trasparente, logica, rassicurante e, perché no, anche un po’ “destabilizzante” ma non al punto da deprime o accendere istinti bassi nelle persone Susanna Schimperna non abbia un suo spazio suo in TV o in radio. Ma l’ho detto e lo confermo. Suscita invidia perché ha una personalità forte…ed è umana ai massimi livelli. Complimenti per l’intervista a Luisella Pescatori.

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  2. Bruno Tomasiello

    Sono l’autore di un saggio sulle vicende della Banda del Matese intitolato: “La Banda del Matese – 1876/1878 – I documenti, le testimonianze, la stampa dell’epoca” – Galzerano Editore – pagg. 640 – 2009.
    Mi piacerebbe collaborare in caso si facesse qualcosa su questo argomento.

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