di Adolfo Mollichelli
Comincia il mondiale dell’Italia. A Manaus, cuore dell’Amazzonia, contro l’Inghilterra. A mezzanotte, per sognare con gli azzurri. A due passi dalla foresta non usciranno cervi ma leoni britannici. Un esordio esotico. Dopo un viaggio estenuante, lungo 2850 chilometri. Per rendere l’idea, da Milano a Mosca sono 2254 “soltanto”.
Prandelli continua a perdere pezzi. Si blocca De Sciglio e addio freschezza sulle fasce che avrebbero dovuto essere presidiate dal baby milanista e da Darmian. Le soluzioni non mancano ma intanto è sfumata la prima idea del commissario tecnico. Dilemma: spostare Chiellini laterale e far posto a Paletta accanto a Barzagli oppure affidarsi in corsia ad Abate ed al rampante granata.
A centrocampo diverse le soluzioni. Se il Prandelli opterà per il doppio play, ossia Pirlo e Verratti insieme, l’escluso potrebbe essere Thiago Motta. Gettonata la soluzione con Candreva e Marchisio incursori e Balotelli unica punta.
E qui si apre il capitolo Balo. Ricchissimo, famosissimo ed amatissimo dai brasiliani. E pure felice, fresco sposo promesso. Potrebbe, dovrebbe essere il suo mondiale. Se solo giocasse come agli Europei!
Prandelli gli ha chiesto due cose: concentrazione e profondità. Il ragazzo dall’orecchino che brilla ha risposto: d’accordo. Certamente, gli avversari costituiranno uno stimolo per Balo che ha giocato a Manchester per due anni e poco più. Si troverà di fronte ex compagni ed avversari conosciuti nelle sfide in Premier. Motivo di preoccupazione: gli inglesi cercheranno in tutti i modi di provocarlo.
Che partita sarà? L’Italia di Prandelli si basa sul possesso palla e accelerazioni improvvise.
L’Inghilterra di Hodgson, vecchio amico del calcio italiano, ama difendersi e partire in contropiede. Anche perché ha elementi velocissimi come Sturridge, Sterling e Welbeck (quest’ultimo però in forse).
Cambiano i tempi. Inglesi come noi una volta. Inglesi un tempo rigidamente autoctoni ed ora con tante anime. Quella polacca di Jaglelka, quella spagnola di Lallana, quella giamaicana di Sterling e Chamberlain. E noi rispondiamo con l’anima africana di Balotelli, quella argentina di Paletta, quella brasiliana di Thiago Motta.
Quinto mondiale per Buffon, il nostro totem. Primato che condivide con il tedesco Matteus ed il messicano Carbajal. Il nostro mondiale
dipenderà molto dal portierone bianconero. Il capitano degli azzurri, è in dubbio per una distorsione alla caviglia, si deciderà all’ultimo momento. Il suo forfait sarebbe un duro colpo per l’Italia. In Germania Buffon mise le sue mani sulla coppa conquistata sotto il cielo di Berlino. Battuto soltanto da Zaccardo (autorete) e da Zidane su rigore nella finale con la Francia.
Il pericolo maggiore potrebbe venire dalle condizioni del terreno di gioco dell’Arena di Manaus che viene descritto come un campo di patate. Il clima? Tropicale. Ma nulla in paragone con l’inferno nel quale si calò l’Italia di Sacchi nel ’94 negli Usa. Ero lì, si sudava anche stando fermi. Quaranta gradi ed umidità dal novanta al cento per cento.
Arbitra l’olandese Kuispers reduce dalla direzione della finale Champions tra Real e Atletico. Via con la prima. Quest’Italia è tutta da scoprire. Come l’Inghilterra. Importante non steccare la prima. Perché il girone è di ferro. C’è anche l’Uruguay di Cavani e Suarez. Oltre alla pittoresca Costa Rica. E’ mezzanotte. Guardiamo le stelle.










