Luisella Pescatori

Luisella Pescatori

Attrice e scrittrice, attenta alle tendenze, alla moda ma soprattutto alla Bellezza, in tutte le sue forme ed espressioni. “L'eleganza di pensiero è Arte” questo il suo motto, il suo mood

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Puntare al cuore del Web

di Luisella Pescatori

Si è svolto, a Milano, presso le Blend Tower il workshop “E-commerce e Social media Strategy” organizzato dalla Web Agency genovese Data for Business (D4B) e condotto dal direttore Marketing e Comunicazione Max Morales e dall’account director Nicolò Fasce. Conversare e coinvolgere per vendere, in sintesi, l’obiettivo dell’evento.

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Max Morales

Dottor Morales, com’è oggi il lavoro all’interno di una Web Agency? La Web Agency oggi non è più solo una casa che fa siti ma è il luogo dove si crea la comunicazione strategica aziendale, grazie ad un lavoro di analisi complessa che va dall’identificazione degli obiettivi fino al raggiungimento degli obiettivi stessi. Facciamo piattaforme e-commerce, gestiamo i social media per conto del cliente e siamo attenti al 2.0, ma siamo anche specialisti della formazione aziendale, sul Web Marketing.

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Quanto è importante la creatività nel suo lavoro? La creatività è un aspetto essenziale in ogni lavoro ed è la parte più visibile del nostro. È il valore aggiunto che crea la distintività del nostro cliente. Il nostro lavoro al 90 per cento è questo: far capire al nostro cliente, per esempio, che la sua boutique non è la copia di quella del suo diretto competitor ma è una boutique con precise caratteristiche, dalle quali è fondamentale trarre vantaggio. Successivamente dobbiamo centrare il target che le ritiene indispensabili. Se capiamo che 100 persone nel mondo sono interessate a noi è fondamentale rendersi visibili per quelle 100 persone; non serve a nulla essere un po’ visibile per milioni di persone: essere visibili per tutti significa non essere visibile per nessuno.

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Come si individua il target del proprio cliente? Il target si individua studiando i dati distintivi ed il valore offerto del cliente, attraverso sistemi di analisi come per esempio il Business Model Canvas: uno schema che permette di identificare i 9 aspetti fondamentali dell’attività aziendale.  Il cuore è il cosiddetto valore offerto, al cui interno per esempio c’è il design che, se una volta era considerato dal management accessorio alla funzionalità, oggi prepotentemente è parte del cuore dell’attività del business di ogni prodotto. Altri dati di analisi sono le relazioni del cliente, le partnership, le relazioni e le attività chiave all’interno dell’azienda, e poi le voci più vicine al business, come i flussi di ricavi e flussi di costi. La prima domanda che porgo ad un mio cliente è “Che c’è di nuovo in quello che fa l’azienda?”

Come sta cambiando l’approccio delle aziende al business, c’è la consapevolezza che non basta solo business off line? Anche a livelli piuttosto alti questa consapevolezza non è poi così acquisita, perché le aziende tendono sempre ad essere conservatrici. Ci sono manager, per esempio, che ritengono di non aver bisogno dello strumento social perché spendono già tantissimo per fare pubblicità sui quotidiani. Può essere una scelta condivisa, per certi aspetti, ma il rischio c’è sempre. Se su Twitter, per esempio, si parla male di un prodotto il problema va tempestivamente risolto lì e non sul quotidiano. La comunicazione su Twitter gira molto velocemente grazie all’impressionante numero di iscritti ed è, esso stesso, fonte di notizie per i quotidiani. A tal proposito organizziamo anche corsi di formazione e workshop presso le fiere di settore, per poter parlare con le aziende e spiegare che non si può più prescindere dall’on line e dai social media.

Qual è la differenza tra social media e social network? Per me social network al singolare, è il network di tutti i social, quindi l’insieme delle reti sociali che ci sono su Internet e se vogliamo esasperare il concetto, fino alla sua macro visione, il mondo stesso è un social network. E ognuno dei  social media (cioè le singole reti sociali quindi FB, Twitter, Pinterest ecc) io lo chiamo social medium al singolare o social media al plurale.

Usa Fb per lavoro o per divertimento? Io sono presente su Fb “per divertimento” ma non mi ci approccio mai in modo troppo giocoso e non solo perché posto anche informazioni di lavoro. È buona regola, sui social, come nella vita, dosare sempre serietà e leggerezza, conosco i problemi di privacy e so che è bene non farsi trascinare dall’onda dell’entusiasmo nello scrivere cose che potrebbero ritorcersi contro di noi.

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Talvolta i social media sono micce per fare discussione su qualsiasi argomento e ci si lascia trasportare con veemenza dall’impulso di un click. Avremmo la stessa reazione e useremmo le stesse parole nel quotidiano? C’è più coraggio o più vigliaccheria? C’è più vigliaccheria ma tutto questo si sta ridimensionando. Agli inizi poteva anche capitare che una persona a modo nella vita si palesasse in molto aggressivo su Fb, semplicemente perché pensava che su Fb si stesse scherzando. In realtà, se è vero che ogni cosa è vera se sono reali le sue conseguenze, FB che ha conseguenze devastanti non è un gioco e la gente lo ha imparato sulla propria pelle.

Le regole imprescindibili di un galateo 2.0? Esattamente le stesse che ci sono off line. Internet non è un mondo virtuale, e non è neanche estensione del reale. Internet ha una sua precisa verità. Un negozio su internet ha le stesse regole di un negozio su strada, la conversazione su Internet segue le stesse regole di una conversazione per strada; un’offesa su Fb è perseguibile penalmente, esattamente come off line e c’è un coinvolgimento nelle situazioni che è ben lontano dall’essere considerato solo virtuale. Il galateo in rete è il galateo della vita. Un suggerimento per chi ha un’attività in rete è quello di non aprire mai troppe presenze sito, blog, pagine, profili per poi non riuscire a seguirle, ma è consigliato moderare e scegliere come essere presenti, per creare interazione, call to action, engagement ecc. Una pagina aziendale abbandonata su Fb dà l’impressione di un ufficio vuoto, deserto, spoglio o sporco. Un pessimo biglietto da visita. Meglio piuttosto non esserci.

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Che rapporto hanno i giovani con la professione del Social Media Marketer, (che non è solo quello che segue le pagine di fb), hanno capito che potrebbe essere una buona opportunità di lavoro? Per ora c’è ancora molto pionierismo, soprattutto in Italia, i giovani, che seguono questo filone provengono da una sottocultura, sono particolarmente invasati e sono i cosiddetti geek, i nerds aristocratici esperti di tecnologia-digitale, che completamente immersi nel loro ruolo, credono che tutto si risolva sui social. E poi ci sono quelli che hanno un approccio ludico e si sorprendono enormemente di come possa essere un lavoro anche curare una pagina Fb.

Il social del futuro? Google + perché Google è proprietario di tutta la rete e ha le competenze per essere vincente ancora negli anni. Hangout oggi funziona meglio di Skype, si possono fare videoconferenze in broadcasting, per creare veri e propri programmi televisivi gratuitamente, su un certo numero di utenti e a pagamento invece su cerchie più estese. Il futuro è lì. L’advertising su Fb sta peggiorando, il numero degli iscritti rallenta e aumenta invece l’età media, i giovani migrano verso Snapshot, per esempio.

 

Qual è il futuro dell’editoria?

L’editoria è un mercato che starà benissimo e continuerà ad esistere con il cartaceo, perché ci sono dei libri che è bello sfogliare e possedere e ci saranno sempre gli amanti del libro così come ci sono ancora oggi i collezionisti di vinile. Il vero business dell’editoria, a mio avviso, ci sarà con la smonopolizzazione di iTunes. Ipotizzo un iTunes policentrico, con tante piattaforme che vendano libri con tratti distintivi e con argomenti suddivisi per settore. Ma tutto questo è una battaglia contro il monopolio Apple.

 

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