Franz Krauspenhaar

Franz Krauspenhaar

Scrittore e poeta milanese di origine tedesca per parte di padre, madre calabrese. Autore poliedrico, attento alla forma e alla varietà delle esperienze letterarie possibili.

Splendori e miserie
del mondiale della Germania

di Franz Krauspenhaar

Il mondiale ha il suo verdetto: Germania. Un lungo mese di calcio, campioni e bidoni. Ecco gli appunti di questo mondiale

lo-squalo

Suarez, lo squalo, Una lunga squalifica

Punto primo.  I denti di Suarez. Lo squalo 9.

COMBO DELUSIONE BRASILIANI

Lacrime brasiliane

Secondo.  il pianto dei brasiliani. Non pensavo fosse così forte, inconsolabile. Forse perché una sconfitta del genere non era prevista. Ma certo non un bel vedere. Per fortuna Felipao ha retto. Lui è un vecchio bastardo. Si è preso tutta la responsabilità della Caporetto Brasil. Bisogna tirare una linea sulla scuola brasiliana. O meglio, bisogna tornare al passato (al futbol bailado insegnato nelle scuole calcio) rinforzando il calcio locale. Il campionato brasiliano esprime in nazionale Fred e Jo, e non è stato un bel vedere. Il movimento calcistico brasiliano è allo stato attuale come Londra sotto le bombe dei nazisti. Si ricostruirà, ma bisognerà imparare dagli altri. Vero Figc?

Lionel Messi

Lionel Messi

Terzo.  Messi o non Messi. Un giocatore a tratti straordinario, a tratti incolore, fermo, smarrito. Una squadra attorno a lui, tosta, a volte ringhiante, piena di carattere, come nella migliore tradizione. E come la Seleccion dell’86? No, perché in quella squadra c’era  Maradona.

l'arbitro e la bomboletta

Arbitri, fischietto e bomboletta

Quarto  Bel mondiale, divertente, con arbitri che hanno fischiato poco e sbagliato altrettanto. Mondiale al sole, colorato, con un pubblico en travesti… che ci ha divertito, addirittura fatto ridere.

Louis Van Gaal

Louis Van Gaal, l’arroganza del professore

Quinto.  Gli olandesi, come gli uomini per Mia Martini, non cambiano. Alla fine, al momento della verità, sfuggono, si nascondono a loro stessi. E perdono. Insopportabile Van Gaal, è stato punito dalla sua presunzione, quella di poter vincere con gli espedienti di un mercante di Rotterdam. E comunque la sua squadra, bloccata ai rigori dalla Costarica (con tutto il rispetto) non era granché, e dunque la semifinale è stata un vero regalo del cielo.

L'esultanza della Germania dopo il gol di Thomas Mueller

La Germania, un Bayern Ueber

Sesto.  Germania vincente. Esprime una forza totale, tecnico tattica e a livello fisico. E’ una grande squadra di club, in sostanza. Con dei numero 10 di valore assoluto. Un Bayern Ueber, ancora più forte, più veloce, che gioca per linee verticali. Le altre squadre del mondiale sono nazionali nel peggior senso del termine, dei collage umani, di gente che spesso non si conosce o si conosce poco. Vedi il Brasile, dove si giocava alla speraindio, con iniziative individuali. Ma questo l’avevo previsto dal principio, il “rodizio” era nell’aria fin dalla prima partita, con la Croazia, come il fumo di una enorme grigliata nazionale.

Bayern Ueber

Bernard, “Pollicino”

Settimo.  Nessuno avrebbe pensato che al Mineirao il vecchio naif di origine veneta del Rio Grande do Sul avrebbe schierato Bernard Pollicino al posto di Neymar; l’idolo di casa, Bernie, ex dell’Atletico Mineiro. Possibile che non avesse capito la forza della Germania? Poteva schierare un centrocampo a cinque, mettere un solo attaccante davanti a questo, e una bella difesa a quattro. E sperare nel miracolo, o nella clemenza del destino… E invece, la storia non cambia. La presunzione, l’ignoranza, ci rendono ciechi. Vedere tutti quei gol a un certo punto m’ha ricordato il crollo delle Torri Gemelle. Davvero. Ho provato una specie di pena, perché sono cresciuto con gli ultimi scampoli di Pelè, con Zico, con Socrates, e il Flamengo a San Siro pareva di un altro mondo. Vedevo ora qualcosa che mi sembrava assolutamente non vero, una specie di fiction orchestrata da forze spaventose e misteriose. La goleada in casa del Brasile sembrava una punizione troppo grande, e forse lo è stata per la storia calcistica finanche gloriosa di questo paese.

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Ottavo.  Ci siamo goduti  Germania Argentina. Un superclasico, si direbbe dalle parti della Bombonera. Forse il clasico più importante della storia dei mondiali. E’ stato tutto   possibile per novanta e più minuti. Poi Götze, appena ventidueanni, ha scritto la parola mondiale

Nono.  Dato che: L’estate è un vuoto con la menta intorno…

Decimo. Da domenica dovremo pensare a qualcos’altro per riempire il nostro tempo, e non sarà facile. Il calciomercato? O il calciobalilla?

 

 

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