di Marco Catizone
“Non si può cadere dal pavimento” (Arthur Bloch)
Rossa. Come Testa, inteso come bolide fumigante, d’elegante rosso Maranello.
Ma anche come Croce, da portare in spalla e a mezzo ciuffo, per Luchino di Montezemolo, patron Ferrari dato in coatta uscita, silurato dal cachemire che uccide, quel Marchionne mezzo Italiano mezzo ‘Mericano, che biascicando di made in Italy from Iuessei, dette il bacio della vedova nerd al piccolo ciuffettino infeltrito: e dato che “nessuno è indispensabile”, ecco servito il benservito; proprio vero, tira più un pelo di FCA che cento capelli smorti di Cordero.
“One shot, you’re fired!” campeggiava sul golfino a mezza panza di Marpionne, che dopo aver sbocconcellato in first class sorvolando l’Atlantico, divorando quel che resta della classe operaia italica, ha asfaltato in curva il prossimo futuro ex presidente Ferrari, reo di non aver centrato un podio che fosse uno in F1 da qualche anno a questa parte: non ha convinto il nuovo business plan per l’anno venturo, di sostituire il malandato motore made in Maranello col nisseno Nibali completo di cyclette;
nada, nisba nulla da fare, gli Agnelli han belato all’unisono messi in riga dal pastore abruzzese con accento teatino in Crozza canadese: Luca Cordero è fuori dalla cordata, la scalata ai vertici Alitalia-Etihad è orami incagliata, la compagnia dei trenini Italo è in forte scoperto con le banche, la Ferrari è spompata e senza nemmanco una bollicina, il futuro appare brut assai, roba da mangiarsi il (o la) Fenech (servita in fricassea).
Le vittorie hanno plurimi avi, il fallimento un sol figlio, ed i natali toccano stavolta a L.C.M., un acronimo che per svariati lustri ha bordeggiato il limen dei buoni salotti, pasteggiando caviale, azioni e champagne, sempre prono ai vezzi e carezze dei Capitali coraggiosi, quelli che fuggono al primo fischiar di vento, che investono se stessi dell’aura magna dei conquistadores, quando le rovine son già fumanti e la fatica è tutta altrui; sfanculato dagli Agnelli, mai amato da Jhon Elkann (che nemmanco ha invita il suo ciuffo al suo anniversario nuziale tres chic e tres charmant, ca va sans dire), il reuccio di coppe ambrate m’esce dal board, deragliando senza freni di carbonio a tenerlo in pista: una debacle che ne segna la riga, in mezzo alla regal capoccia, segno e stigmate del fallito di razza, il louser di successo, il trombato che ciula; l’aria da gaudente fonato, affogato in litri di parfume e colonie acquose, non l’ha salvato dalla defenestrazione recisa et rapida come calcione alle pudenda.
E’ nella natura del Montezumolo non cercar vendetta, o forse sì, chissà? Se per vendetta dobbiam annoverare un bel gruzzolo staccato a mezzo FCA, circa 500 milioni per la good exit: del resto il fallimento apicale deve esser premiato, la zazzera irrequieta va sedata e ben compresa, mica basterà bromuro, no? Capitano di ventura sempre pronto alla pugna, tra le medaglie sul suo petto avvizzito si contano legioni di consigli d’amministrazione, comitati di presidenza, scranni dorati, partitucoli centristi mai sgravati (where is Italia Futura? ), cappelli da ferrovierie ad alata velocità (NTV col fido pantofolaio Della Valle) e magliette bianconere arrotolate a mezza coscia; captain, my captain, gli Schettinos di casa nostra son ben Augusti nel saltar sull’imbarcadero di fortuna, sulla scialuppa di seconda mano, perché ad affondare, loro, non ci pensan proprio: e la miserrima colpa è sempre d’altri, è il destino di traverso sulla loro scia di salvatori perenni, è la congiuntura, interna o internazionale, è il Cattivo di turno, è la Sfiga con la esse (che ci vede benissimo, com’è risaputo), è la Crisi, sissignore la fottuta Crisi!
E allora è tempo di rottamazione, il bel panzarotto di Pontassieve è il nostro messia, via queste silfidi catramose, via i ricettacoli, via le macerie, via i poufs da salotto savoiardo ed ultraborghese, per non parlar dei puffi rivoluzionari da giardino, via, via! Il salotto è l’humus del Cordero, e allora che si bruci Il Salotto e venga dato alle fiamme, o alla flemma, che di Cernobbio, noi, vestali ed armigeri del Nuovo Che Avanza cogli Avanzi, non sappiam che farcene; della borghesia sinistrorsa, dell’aristocrazia imbullonata agli aviti scranni, dei vecchiacci tout court e del vecchio Sistema, non vogliamo saperne; è tempo di Turbo Sprint, di made in Ammerica, di globalizzescion e se nemmanco una Ferrari abbasta più per tirare il rettilineo, allora, mio caro Cordero di Montezemolo, è tempo di fermarsi al pit stop. Una e per sempre.
Ogni Cristo ha la sua Croce: per Luchino è arrivata quella Rossa.













