di Giovanni Pasàn
Antonella Manzione è una del “Giglio magico”, una super fedelissima di Renzi. Da Palazzo Vecchio a Palazzo Chigi. Una carriera tutta d’un fiato sotto la l’ala protettiva del Premier. Lei accusa, il magistrato fratello (oggi sottosegretario agli Interni) arresta. Tutti assolti.
“Un vecchio collega di lavoro, un dirigente che aveva fatto grande l’azienda e che all’arrivo di Gianluca ai vertici era stato “rottamato”, come si usava dire con gergo aziendalistico assai poco rispettoso della dignità della persona. “Rottamato” come un veicolo dismesso, un’utilitaria fuori uso che non serve più e butti in una discarica”. Brano tratto da “Martina va alla guerra”, libro scritto quattro anni fa da Antonella Manzione, la vigilessa. Libro scritto prima della convention dei “Rottamatori” alla Stazione Leopolda di Firenze, il laboratorio politico sul quale Matteo Renzi ha fondato la sua ascesa, la Generazione Leopolda, come la chiama qualcuno.
Antonella Manzione è, infatti, una del “Giglio magico”, una super fedelissima del Premier, figuriamoci se parlava del termine “rottamatore” in quel modo. Da Palazzo Vecchio a Palazzo Chigi, non è mica un passo da poco. Da comandante dei vigili urbani di Firenze a capo del Dipartimento affari giuridici e legislativi della presidenza del Consiglio, non è roba da poco. Ed il compito non è facile, obiettivamente. Tocca a lei guidare la crociata di Renzi contro la burocrazia ministeriale e i suoi “mandarini”. Antonella va alla guerra altro che Martina. Ed è stata subito battaglia con la Corte dei Conti che ha dato parere negativo sulla nomina. I motivi? La mancanza da parte della ”candidata” dei requisiti idonei, mancanza dei titoli giuridici necessari. E non senza ricordare che il dirigente uscente aveva maggiori qualifiche e superato un concorso da consigliere di Stato. Ma Renzi ha tirato dritto per la sua strada e riproposto la nomina. Un vero e proprio braccio di ferro, insomma.
La domanda ricorrente e scontata e:ma perché Renzi spinge tanto per la Menzione? “Perché evidentemente il premier si fida di me. Non sono raccomandata da nessuno, non sono consigliere di Stato. Ma non sono una che passava per caso. Sono avvocato, abilitata all’insegnamento del diritto nelle scuole superiori, prima di arrivare a Firenze ho ricoperto l’incarico di magistrato onorario a Pisa, ho avuto una borsa di studio dal Cnr sul diritto di famiglia, per quattro anni mi sono occupata di adozioni internazionali.”
A dir la verità non sembrano titoli da giustificare una forzatura, un braccio di ferro. “ Tra noi è scattato un feeling professionale –ha raccontato la Manzione in una intervista- e anche umano, la nostra è un’amicizia nata sul campo. Quando mi ha chiesto di seguirlo qui a Roma ho accettato con entusiasmo non solo per la grande stima che ho di lui, ma perché credo profondamente nel suo progetto di cambiamento. Anche se la qualità della mia vita, mi creda, è peggiorata drasticamente, faccio la pendolare con Forte dei Marmi dove ci sono mio marito e mia figlia”.
La Manzione è stata anche al centro di un caso giudiziario a Marina di Pietrasanta, la capitale culturale della Versilia. La vigilessa, il sindaco ed il giudice. Il sindaco è quello di Marina di Pietrasanta Massimo Mallegni ed il giudice (ormai ex) è il fratello della stessa Manzione, Domenico Manzione, sottosegretario al ministero degli Interni. Mallegni è stato recentemente assolto, insieme ad altri imputati da accuse molto gravi (51 capi d’imputazione tra i quali corruzione, estorsione, truffa, associazione per delinquere) che gli sono costate nel 2006 di ben 39 giorni di galera, 120 di arresti domiciliari e la fine di una carriera politica brillante. Mallegni è stato poi condannato a 13 mesi per reati minori (in seguito caduti in prescrizione).
Il primo esposto, che fece poi scattare altre inchieste, partì nel 2002 proprio da Antonella Manzione, allora comandante dei vigili urbani di Pietrasanta. E a decidere quattro anni dopo l’arresto del sindaco pare fu proprio il fratello magistrato, tutto in famiglia insomma. Una storia viziata da un presunto conflitto giuridico.










