di Adolfo Mollichelli
L’Italia del calcio isterico e curvaiolo, rissoso e volgare si appresta a spezzare le reni all’Azerbaigian (venerdì a Palermo) e a Malta (lunedì) in casa dei cavalieri della croce.
Anche noi portiamo sulle spalle croci ma senza valore. A Palermo farà gli onori di casa il presidente federale Tavecchio sospeso ed inibito dall’Uefa per sei mesi. Il massimo organismo europeo non ha creduto all’innocenza dell’uomo del Lambro. Se un alto dirigente parla di un Opti Poba’ che prima mangiava banane e poi si ritrova a giocare nel campionato italiano, il messaggio è chiaro. Si tratta di un concetto che puzza di razzismo. Hai voglia di giustificarti, di esibire un elenco di opere pie compiute. A nulla sono servite la memoria difensiva inviata a Nyon e l’archiviazione del caso da parte del procuratore federale.
Nel frattempo, altre frasi di una delicatezza unica erano uscite dalle labbra – evidentemente scollegate dal cervello – del numero uno del calcio italiano. E questa volta dirette alle donne definite soggetti handicappati rispetto all’uomo. “Ma poi abbiamo riscontrato che sono molto simili”. E meno male, verrebbe da dire. Questo dirigente che si presenta in campo col capo coperto da una coppola che sa tanto di fratello Capone (perdonaci da lassù caro Peppino) naturalmente non è stato neppure sfiorato dall’idea di doversi dimettere.
Mi attengo alla decisione dell’Uefa, ha dichiarato l’uomo del Lambro. In
fin dei conti si tratta di una sospensione limitata all’attività in campo internazionale. Il 24 marzo prossimo, non potrà presenziare al congresso dell’Uefa. E che volete che sia! Non c’è alcun vulnus, ha sentenziato il latinista Lotito. Povero calcio italiano, precipitato così in basso, deriso e denigrato per quanto esprime sul campo e nelle stanze dei bottoni. Ci si accapiglia per un rigore dato o non dato. Si fanno interpellanze parlamentari per un arbitraggio. Ma tace il tam-tam se sono i valori etici ad essere calpestati.
“Chiederò all’Uefa di sperimentare la moviola in campo” aveva detto l’uomo del Lambro dopo le scempiaggini arbitrali in Juve-Roma. Eh no, presidente sospeso ed inibito. Non potrà più farlo.
Per sei mesi stia a casa sua, questo significa la sospensione decretata dall’Uefa. Vada a Palermo, si rechi a Malta ma non si faccia vedere e sentire. Per 6 mesi.
E così, sputtanati e contenti ci avviamo verso due partite facili facili. L’Azerbaigian e Malta sulla strada, si fa per dire, della giovine Italia di Conte. Tutti a Palermo. Viva il presidente. Viva gli sponsor. Viva i vip. Viva il carrozzone miliardario. Viva il latinista. Viva i grandi elettori. Viva il calcio degli italiani. Che fanno la guerra come se fosse una partita di calcio e giocano una partita come se andassero alla guerra. Churchill aveva capito tutto. Era un grande statista. Noi, uno così non c’è l’abbiamo in Parlamento e figuratevi se era in grado di esprimerlo il governo di via Allegri.










