Gerardo Mazziotti

Gerardo Mazziotti

Architetto, giornalista e scrittore. Per 20 anni docente all’Università di Salerno. Premio internazionale per il giornalismo civile. E’ considerato “ la coscienza critica della città”.

Vendiamo ma viviamo

di Gerardo Mazziotti

Su Agenzia Radicale del 4 luglio 2007 ho scritto  che nei momenti di bisogno non si può che ricorrere a vendere  gli ori di famiglia. E che gli ori del nostro paese sono costituiti dalle centinaia di migliaia di tele, sculture, mobili e oggetti vari il cui valore è stato stimato alcuni anni fa in molte centinaia di migliaia di miliardi di lire.

Un valore abbastanza vicino al nostro debito pubblico dell’epoca. Visto che questo ingente tesoro artistico non siamo in grado di esporlo nei nostri musei (non abbiamo gli spazi fisici, né il personale e né le risorse economiche indispensabili) diamolo in fitto per un certo numero di anni ai musei europei, giapponesi, americani, australiani, cinesi, russi dietro versamento di un canone adeguato, con relativa assicurazione contro eventuali danneggiamenti o smarrimenti.

San Michele sconfigge Satana, Raffaello

San Michele e Satana, Raffaello

Dico di più: vendiamolo. Sulla base della valutazione che ne fece il grande critico Federico Zeri  non si è lontani dall’ipotizzare un guadagno complessivo di circa 400 miliardi di euro. Una somma incassabile in tempi brevissimi. Si tratta di inserirsi in quella che è stata chiamatala “globalizzazione dell’arte”, in atto da secoli. Tant’è vero che migliaia di opere di Cimabue, Duccio da Boninsegna, Simone Martini, Paolo Uccello, Piero della Francesca, Mantegna, Botticelli, Giorgione, Raffaello, Carpaccio, Leonardo (“La dama con l’ermellino” si trova nel piccolo Museo Czartorisky di Cracovia), di Caravaggio e poi di Balla, De Chirico, Boccioni, Carrà e Morandi si trovano esposte nei musei di tutto il mondo.

Davide e Golia, Caravaggio

Esattamente come migliaia di opere di Rubens, Rembrandt, Velasquez, Vermeer, Goya, David, Turner, Monet, Manet, Van Gogh, Cezanne, Gaugin, Picasso, Klee si trovano esposte anche nei musei italiani. Le sculture di Fidia che ornavano il timpano del Partenone, trafugate da Lord Elgin nel 187, si trovano nel Museo Britannico di Londra.

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Paesaggio, Giorgio Morandi

E moltissime opere d’arte prodotte sotto le dinastie dei faraoni si trovano nei musei egizi di Torino, di Parigi e di Londra, oltre che in quello del Cairo. E moltissime opere dell’arte africana, riscoperta da Picasso, sono esposte nei musei parigini, spagnoli e berlinesi. Con buona pace dei paesi dove queste opere sono state prodotte.  Viene da chiedere alle “vestali” del nostro patrimonio artistico, che si oppongono al decreto del governo Letta,  se è meglio che un ottimo quadro del ‘400  continui a stare nei sotterranei degli Uffizi anzi che esposto in un prestigioso museo inglese. O americano. O giapponese.

Umberto Boccioni. Forme uniche nella continuità dello spazio. 1913

Forme dello spazio, Boccioni

 

Quand’era ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, in occasione della restituzione di alcuni reperti archeologici illegalmente venduti al museo di Boston, si è detto disponibile a “prestare” per qualche tempo al museo americano alcune delle migliori opere della nostra produzione pittorica e scultorea per il godimento spirituale dei bostoniani e dei turisti. E allora cosa aspettiamo a “fittare” le opere giacenti nei magazzini dei nostri musei ? O, meglio, a venderle ? Walter Veltroni proponeva di vendere i beni di famiglia Eni ed Enel per risanare i conti pubblici già dissestati durante il governo Prodi Una famiglia indebitata non esiterebbe a vendere “ l’argenteria” per liberarsi dai debiti e per ricominciare a vivere degnamente.

 

 

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