Lidio Aramu

Lidio Aramu

Si è occupato sostanzialmente di agricoltura e di marketing agronomico, ha collaborato con quotidiani e periodici. Ha scritto tre libri

Buon Natale Napoli

           di Lidio Aramu

Per chi avverte dentro di sé lo spirito cristiano del Natale è inevitabile che l’attesa, il Tempo di Avvento, coincida con la preparazione alla solennità dell’evento, nel quale si ricorda la venuta del Figlio di Dio fra i comuni mortali e si testimonia la propria fede nel ritorno del Cristo alla fine dei tempi.

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Per altri, come il signor Scrooge di Dickens, è il momento di lasciarsi attraversare l’anima dagli spiriti del Passato e del Presente per predisporla nel migliore dei modi possibili all’accoglienza di quello del Futuro. Il tempo dei bilanci… Comunque sia, la spiritualità trasfusa dall’ultima parte dell’anno induce un po’ tutti alla riflessione ed alla bontà.

L’attesa a Napoli non ha certezza, non indica il tempo che intercorre tra l’oggi e la manifestazione scontata di un evento futuro, ma è una condizione dello spirito, permanente e trasmissibile per via genetica. Sembra che una sorta di gene cromosomico trasferisca alle future generazioni di napoletani l’antica e perenne ricerca di protezione. Una tutela che, nel passato come nel presente, serviva a preservare i sudditi dalle vessazioni dell’invasore di turno, dalla violenza criminale, dall’asfissia delle gabelle, ad ottenere un lavoro, lo sviluppo degli affari privati, l’accelerazione degli iter burocratici, insomma piccoli e grandi privilegi.

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L’attesa a Napoli non è mai collettiva e men che mai riguarda un interesse vasto, giacché essa viene vissuta in termini strettamente personali dimostrando in tal modo l’inesistenza di una società in grado di coniugare gli interessi generali alla congerie di comunità di cui si compone il popolo dell’attesa, quel popolo dove ognuno aspetta a’ ciorta. Comunità, spesso ridotte alla dimensione di clan familiari, pronte a soggiacere al volere altrui, mai protagoniste del proprio destino, sempre protese alla ricerca di quel colpo di fortuna che di solito coincide con la delega ad un tutore del proprio destino. Il tutore può essere un nobile o un alto prelato, un politico o un camorrista. La sua estrazione e rango sociale di appartenenza non hanno molta importanza, in ultima analisi ci si rivolge al santo protettore.

le scalelle di santa Barbara

Sui mali di Napoli sono state costruite fulgide carriere, considerevoli fortune, un patrimonio bibliografico unico per numero di tomi e profondità di analisi. Ma il popolo dell’attesa, pur vivendoli, colloca sistematicamente le radici dei mali in un altrove: il traffico impazzito? È colpa dell’amministrazione comunale, della mancanza dei vigili. Mai che qualcuno ammettesse le responsabilità degli automobilisti irrispettosi delle leggi e dei regolamenti.

La pubblica esibizione dei rifiuti sfusi e a sacchetti? E’ dovuta senza alcun dubbio alla scarsa efficienza dell’Asia sostengono gli sdegnati cittadini, salvo poi depositare i propri rifiuti nei cassonetti deputati e negli spazi adiacenti a tutte le ore del giorno o distruggere i recipienti per la differenziata poiché costerebbe loro troppo tempo a farla.

L’economia della città va a rotoli? Maledetti i colonizzatori savoiardi e i governi nazionali immancabilmente filo-nordisti, obliando che nell’una e nell’altra fase storica i napoletani hanno interpretato ruoli non certo secondari. Mai un’assunzione diretta e chiara delle responsabilità della cittadinanza.

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E le vestali dei valori identitari? Schierate ovviamente in una difesa preconcetta di questa Napoli. Una città priva di classi dirigenti, imprenditori, fermenti culturali, nella quale la gestione dei beni comuni risponde a logiche ed obiettivi non certo popolari (il porto, la Mostra d’Oltremare, i beni culturali, l’ambiente…), dove l’unica azienda che riscuote un interesse popolare è quella calcistica. Una città dove persino la suddivisione antagonista tra la Napoli lazzara e quella borghese rischia di rendere incomprensibile la realtà sociale.

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In questi giorni magazine e network hanno annunciato, non senza enfasi, la riapertura della Galleria Sabauda, ospitata nel Palazzo Reale di Torino, con i suoi capolavori d’arte. Un progetto frutto della collaborazione tra pubblico e privato, destinatario di 32 milioni di euro, e la prossima apertura del Museo Egizio totalmente rinnovato. Una bella notizia non c’è che dire, sono attesi milioni di visitatori, una vera e propria manna per l’economia dell’ex capitale savoiarda. Ed allora, perché non intraprendere una sana competizione con gli antichi colonizzatori del Sud opponendo alle loro iniziative culturali, la valorizzazione del nostro sistema museale e dello strabiliante patrimonio artistico – architettonico conservato nel Centro antico di Napoli? Una competizione permanente, senza confini, su progetti alti, di ampio respiro strategico, coinvolgenti, determinerebbe quella fondamentale coesione sociale che a Napoli non esiste.

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E’ Natale ed è bene allontanare lo Spirito del Presente per aprire ancora una volta la porta del cuore all’Amore e alla speranza. Una speranza che fonda sull’esistenza e sulla laboriosità di tante magnifiche realtà partenopee – istituzioni pubbliche e volontariato laico e/o religioso – che con le loro innumerevoli specificità e le iniziative prodotte sul territorio e nel sociale, valorizzano la nostra napoletanità senza complessi di sorta, scevra da ogni vittimismo e da sterili rimpianti per fantasiose età dell’oro.

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Una Napoli che – parafrasando Madre Teresa – tende la mano, sorride, ascolta. Una Napoli che non accetta di relegare gli oppressi ai margini della società. Una Napoli che fatica duramente al fine di ristabilire la dignità ed il rispetto del suo popolo. Una Napoli che non aspetta eventi celesti o l’Avvento per sentirsi più buona giacché i miracoli li compie quotidianamente per dare amore ed un senso alla vita dei suoi figli.

A questa Napoli, che ci rende orgogliosi della nostra appartenenza, rivolgiamo quindi il nostro augurio perché con l’aiuto del Cielo, possa contribuire a costruire dal basso un nuovo ordine sociale, a ricucire lo sfilacciato tessuto sociale, a formare classi dirigenti. Che costruisca le premesse per costruire un sistema produttivo e politico che abbiano al centro delle scelte l’uomo e dove il denaro, pur importante ed indispensabile, sia considerato come uno strumento utile ad affrancarlo dalle miserie morali e materiali che l’affliggono e non il fine della sua esistenza.

la fontana delle zizze

Utopie? Forse… siamo a Natale e chissà che gli Spiriti del Passato, Presente e Futuro ancora una volta non riescano ad aprire una breccia nella corazza dell’individualismo egoistico e furbesco che ricopre vasta parte del popolo napoletano. Buon Natale Napoli! Che il Cielo t’assista…

 

 

 

 

 

 

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