di Giuseppe Crimaldi
Una mostra che ha scatenato mille polemiche. Un logo sbagliato. L’eterno drammatico conflitto fra Israele e Palestina. Ma, soprattutto, il diritto di cronaca e di opinione
Il Napoletano è un contenitore di fatti, di idee, di notizie. Ma soprattutto di opinioni. E non è un caso che il nostro slogan editoriale è “I fatti non separati dalle opinioni”. Un dibattito aperto a più voci. 
Torno in Italia per disgustarmi. Vorrei che i miei viaggi non avessero mai fine. Accendo la televisione e vedo Salvini, leggo le agenzie di stampa e mi deprimo, giro per Napoli e vorrei tanto essere ancora altrove. Tralascio la Roma Capocchia dei neofascisti e dei prodigiosi massoni delle cooperative rosse. Tralascio i 700 euro di multe risalenti al 2012 che ho trovato – 10 contravvenioni 10, tutte in una volta – nella buca delle lettere al rientro. Non parlo nemmeno degli “scuorni” napoletani che ogni giorno ci regalano una perla di saggezza criminale.
No. Stavolta chiedo ospitalità al direttore per denunciare due fatti, due situazioni che dovrebbero aprirci gli occhi e dimostrare in quale acquario stiamo continuando a galleggiare: a cominciare da chi fa informazione, da noi giornalisti.
Un passo indietro. Due settimane fa sono partito per Israele. Cinque giorni, full immersion da Haifa a Gaza passando per le città martoriate dai missili di Hamas. Un viaggio al quale partecipavo in veste di presidente dell’associazione Italia-Israele di Napoli, la città più anti-israeliana d’Italia: il primo cittadino del capoluogo campano ha battezzato e benedetto dal Beverello le “armate” pacifiste che salpavano in “flottilla” verso la Striscia di Hamas. Bene. Era una delegazione, quella di cui facevo parte , variegata e soprattutto piena di ragazzi, età media 22 anni. Facce pulite di giovani, studenti universitari e neolaureati curiosi di conoscere la verità mediorientale. Torno a Napoli e scopro che una signorina, posta sul suo profilo Facebook note dall’esplicito sapore non antisraeliano – attenzione! – ma dichiaratamente razzista.
Israele uguale ebrei, ebrei uguale nemici. Sembra anche che stia preparando un libro con annessa documentazione fotografica stile Vattimo. Ma non è tanto della pulzella con la macchina fotografica che volevo scrivere. Tornato a Napoli ho scoperto un fatto decisamente più grave. Maurizio Capozzo, un collega del “Mattino” che ha troppi anni di cronista alle spalle per necessitare di un biglietto da visita, poco meno di un mese fa scrisse un articolo da Portici nel quale raccontava di come una fotografa, Rosa Schiano aveva pubblicizzato sul proprio profilo facebook la mostra che il Comune vesuviano aveva sponsorizzato sulle sofferenze dei palestinesi oppressi (?) da Israele. Peccato che l’artista ha sbagliato il logo della Mostra: la foto dei due arabi che solo il giorno prima avevano massacrato sei religiosi ebrei in una sinagoga di Gerusalemme con la scritta: “Onore ai martiri palestinesi”.
Tralascio il seguito di polemiche e retromarcia fatti dalla stessa Schiano. Il guaio è che da quel giorno il collega Capozzo, “reo” di avere fatto solo il proprio mestiere di giornalista, ha iniziato a ricevere insulti, sputi e persino minacce dai prodigiosi blog della militante sinistra filopalestinese. Un linciaggio terrificante. L’altra sera ho saputo che una presunta “delegazione palestinese” ha fatto irruzione nella sede del mio giornale, Il Mattino, pretendendo “spiegazioni” dal caposervizio delle pagine sulle quali Capozzo aveva scritto i suoi articoli, ovviamente inveendo contro la “stampa schiava e asservita ai padroni”. Non mi risulta che nelle quote azionarie dell’ingegnere Francesco Gaetano Caltagirone vi sia presenza di capitali israeliani; conosco talmente bene Maurizio Capozzo da stimarlo per essere persona integerrima e obiettiva. E dunque?
E dunque eccola, l’ultima puntata. L’altra mattina il figlio 14enne di Maurizio nell’aprire la pagina del suo profilo facebook scopre che qualcuno gli ha postato un disegno. Una pistola e una penna, seguita da un messaggio poco rassicurante dedicato al padre. Il fatto è già stato denunciato alle forze di polizia, e speriamo che le indagini arrivino a qualcosa. Ma l’amarezza resta tutta. Sono appena rientrato in Italia e già vorrei essere altrove. Magari in Israele. Fatemi fare un altro giro, vi prego.








