di Gerardo Mazziotti
Ho già avuto modo di giudicare negativamente l’idea di restaurare il padiglione Libia della Mostra d’Oltremare, contenuta nel Decreto regionale numero 11 del 12 agosto 2014, perché questo padiglione non esiste più (bisognerebbe quindi ricostruirlo come l’aveva progettato e realizzato nel 1940 l’architetto Florestano di Fausto e non mi risulta che la Mostra sia in possesso dei disegni o del rilievo del padiglione originario) e, sopra tutto, perché non si può spendere danaro pubblico per costruire una moschea.
Tant’è vero che le sinagoghe degli ebrei e i kaikan dei buddisti sono stati realizzati con il denaro raccolto tra i fedeli di queste religioni. Secondo i Patti lateranensi, recepiti nell’articolo 7 della Costituzione, lo Stato italiano è tenuto a finanziare solo la costruzione delle chiese cattoliche.
Dopo i recenti fatti di Parigi, di Liegi e di Berlino (il massacro della redazione di Charlie Hebdo e gli scontri sanguinosi con i terroristi islamici nelle due città ) si chiede in tutt’Italia la chiusura delle moschee, dove i terroristi vengono indottrinati (i soliti fanatici della “ integrazione dei popoli e delle culture ” arricciano il naso ma sta di fatto che sono state chiuse in tutta l’Olanda).
Talché non penso proprio che sia il caso realizzare una moschea con relativi minareto e marabutto all’interno di un padiglione della Mostra d’Oltremare di Napoli, dedicato a un paese che non è più una nostra colonia e che, dopo la caduta di Gheddafi, è in preda a una sanguinosa guerra civile, che mette a rischio i nostri interessi energetici e commerciali. Del resto, non esistono più i padiglioni dell’Eritrea e della Somalia, realizzati nel ’40 dall’architetto Luigi Piccinato assieme ai sopravvissuti ma inutilizzati Castello di Fasilidas e chiesa Copta, e a nessuno è mai venuto in mente di ricostruirli. Giustamente.
Noi dell’associazione “Amici della Mostra” non intendiamo far correre all’Ente Mostra il rischio di perdere i finanziamenti se non appaltati entro quest’anno. I fondi stanziati vanno spesi, ma vanno spesi bene, nel rispetto delle leggi e col consenso del mondo culturale cittadino e nazionale e, sopra tutto, della Soprintendenza ai Beni architettonici che, avendola vincolata ai sensi della legge Bottai, è tenuta alla salvaguardia della Mostra.
Ma insistiamo sulla utilità di destinare i fondi alla costruzione del Polo Artigianale che la Camera di Commercio, Industria e artigianato e la Mostra SpA, avevano convenuto l’8 aprile 2004 di realizzare sull’area dell’ex padiglione NordAmerica del ‘52 ( realizzato sui ruderi del padiglione Libia del ‘40) con la funzione di esporre i coralli di Torre del Greco, gli intarsi sorrentini, la ceramica, l’oreficeria e l’arte presepiale di San Gregorio Armeno, ossia un Borgo espositivo permanente con uno spazio dedicato alla promozione e alla commercializzazione diretta dei prodotti, nel quale sono previste anche attività formative per tramandare le antiche tradizioni artigiane. Da realizzare attraverso un concorso internazionale di progettazione.Siamo anche convinti che bisogna organizzare un civile confronto col mondo culturale sugli interventi necessari per riportare la Mostra allo splendore del suo primo giorno. Peraltro auspicato anche dall’attuale assessore comunale alla Cultura Nino Daniele quand’era capo gruppo diessino nel consiglio regionale. Convinto anche lui, come noi, che la Mostra deve cessare finalmente di essere una “enclave”.










