Porgi l’altra guancia?
Il kappaò di Francesco

di Carlo Paolo Visconti

“Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti. Ma a voi che ascoltate io dico: Amate i vostri nemici fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello non rifiutare la tunica”.  (La sacra Bibbia)ber555bergoglio 3333333

“A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra…” Anche l’altra? No signori cari, quale altra guancia. Un pugno in faccia, è la risposta giusta. Papa Bergoglio non si gira dall’altra parte e risponde di slancio, senza cristiana rassegnazione. Un’affermazione che scuote le coscienze e gli animi, come negarlo? Rimescola tutto, nei giorni della strage di Charlie Hebdo.

“Il brivido lungo la schiena dei cronisti e dei cameraman scorre all’unisono quando Francesco, alla domanda sul diritto alla libertà di religione e a quello di espressione, come sua abitudine non svicola e va diritto al punto”. Radio Vaticano ha raccontato così la reazione  alle dichiarazione del Papa che nessuno si aspettava, prevedeva, immaginava.

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Ma a volte una frase estrapolata da un contesto può finire col falsarne il significato, ed allora andiamo a vedere parola per parola che cosa ha detto Bergoglio. “Ognuno ha il diritto di praticare la propria religione senza offendere, liberamente, e così dobbiamo fare tutti. Non si può offendere o fare la guerra o uccidere in nome della propria religione, cioè in nome di Dio. (…) Parlava della libertà di espressione. Ognuno non solo ha la libertà, ha il diritto e anche l’obbligo di dire quello che pensa per aiutare il bene comune. L’obbligo! Se un deputato, un senatore non dice quella che pensa sia la vera strada, non collabora al bene comune. Abbiamo l’obbligo di parlare apertamente. Avere questa libertà, ma senza offendere. E vero che non si può reagire violentemente, ma se il dottor Gasbarri, che è un amico, dice una parolaccia contro la mia mamma, lo aspetta un pugno! Ma è normale! Non si può provocare. Non si può insultare la fede degli altri. Non si può prendere in giro la fede”.

Certo il “pugno” del Papa è stato un kappaò. Ha scosso il mondo cattolico, gli intellettuali laici. Anche con sorprendente pragmaticità a dire il vero. “Se offendo qualcuno devo attendermi una contro-offesa. La quotidianità non segue lo spirito del Vangelo e viene disatteso il monito di Gesù a porgere l’altra guancia”. il cardinale canonista Velasio De Paolis non sembra stupito, non legge una svolta, sembra stare con i piedi ben piantati a terra. “Certo però, aggiunge, la reazione a una offesa verbale dovrebbe, quantomeno, essere un’altra offesa verbale e non un atto di violenza fisica…”

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Giuliano Ferrara

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Massimo Cacciari

Ha scritto Giuliano Ferrara. “ Di fronte alla blasfemia, all’irrisione o all’insulto verso la religione, tutte le religioni, la violenza te la devi aspettare. Se la sono andata a cercare, dunque, i libertini di Charlie Hebdo”.  E se per il filosofo Massimo Cacciari si è trattata di “una battuta non proprio cristiana. Francesco ha espresso l’impossibilità in questo secolo di porgere l’altra guancia e di rispettare le Beatitudini evangeliche che chiedono di amare il proprio nemico. Il Papa ha cercato l’effetto umano, forse anche troppo umano” per i sociologo Domenico De Masi ”il pugno viene poco prima del colpo di kalashnikov. Achi insulta Allah o la Madonna si risponde con una querela, non con una revolverata e neppure con un cazzotto”.

Pope Benedict XVI wears a red hat as he arrives to lead his weekly general audience in Saint Peter's Square at the  Vatican

Papa Benedetto XVI

Tornano alla mente le parole di Papa Benedetto, la lectio di Ratisbona di nove anni fa. “Non si può insultare la fede degli altri. Non si può prendere in giro la fede. Una certa mentalità post-positivista alla fine porta a credere che le religioni o le espressioni religiose siano una sorta di sottocultura: tollerate ma poca cosa, non sono nella cultura illuminata. E questa è una eredità dell’illuminismo.”

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