Franco Esposito

Franco Esposito

Giornalista e scrittore, inviato speciale de Il Mattino e del Corriere dello Sport. Presente a cinque edizioni dei campionati del mondo, 106 volte inviato al seguito della nazionale italiana di calcio e 34 viaggi negli Stati Uniti per i grandi appuntamenti di pugilato, Vincitore del Premio Coni 2011 e un record: tre finali consecutive al Premio Bancarella Sport

Il mio Mattino, la mia città

 di Franco Esposito

Storia di  un giornalista. Storia di una giornale. Storia di una città. Il Mattino, il più importante quotidiano del Mezzogiorno. Il fascino della vecchie tipografia, il profumo inconfondibile del piombo, il ticchettio incessante delle linotype. Il giornale si stampava ancora a caldo, i tipografi avevano diritto a un litro e mezzo di latte al giorno come antiossidante del piombo. Franco Esposito (dal suo ultimo libro “Io vi voglio bene assai”) parla della sua redazione e dei suoi colleghi, fra i maggiori giornalisti che hanno raccontato Napoli negli ultimi trent’anni.

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franco-esposito1Giornalista professionista, lavoro al Mattino, redattore ordinario. Dovrei andare in chiesa, dire preghiere e accendere ceri, almeno uno. Travolto dagli eventi, dimentico. Vivo come in una fiaba. Frequento la casa dei miei sogni in punta di piedi, attento a non disturbare, a farmi notare il meno possibile nei corridoi. Le stanze della redazione sportiva sono il mio rifugio, la mia seconda casa.

Il ticchettio delle linotype è musica per i miei orecchi. Ciccio Trio è di una precisione estrema, rigorosa. Puoi dettargli il pezzo a braccio e lui lo riconsegna vivo, come animato, pronto per il trasferimento all’interno del telaio. Ciccio Trio sfiora delicatamente la tastiera della linotype e pensa alla società di calcio del Napoli, che annuncia un’altra annata di assestamento. “Per me è la sedicesima, il sedicesimo anno di assestamento e mai una gioia, una soltanto”.

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L’odore del piombo è piacevole al mio olfatto. Mentre la scena si riempie di tipografi che staccano brevemente: hanno diritto a un litro e mezzo di latte al giorno come antiossidante del piombo. Il giornale si stampa a caldo e loro sono in continuo contatto con l’antimonio. E sono pure maestri per i giornalisti che abbiano voglia di apprendere i segreti dell’impaginazione e del mestiere in generale. Maestri che hanno cognomi come Ciardiello, Cerqua, Caruso, Morelli, Sarno, Sorrentino, Aldo Rossi, Sannino, Chirielesion, e questo mi suona buffo. Laddove è vero, autentico.

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La sede de Il Mattino

Il Mattino è il mio mondo delle meraviglie. Il massimo delle aspirazioni, la vetta più alta del sogno. Mi sento giornalista a tempo pieno, circondato e sostenuto da impagabili formidabili maestri e da amici sicuri e sinceri. Lavoro nel quotidiano di maggior prestigio del Mezzogiorno. Devo dire grazie a tanti, innanzitutto ai fari che hanno illuminato la mia strada, seminando segnali chiari, inconfondibili. A Corbo, Masiello, Enrico e Cesare Marcucci, Aldo Bovio, a Romolo Acampora e a Pietro Gargano, brillante giornalista e sindacalista affettuoso, a Roberto Ciuni. Ho l’obbligo di non deludere chi mi ha aiutato a sfondare il muro, a buttarlo giù. Quando l’ho frequentato da abusivo, abbinavo l’autorevolezza del Mattino alla figura di Franz Guardascione, il suo redattore capo. Elegante nei suoi Principi di Galles grigi, di sartoria, il panciotto, la cravatta di Marinella, gli spezzati da urlo, i baffetti sempre curati, e quella figura asciutta che seminava timori al suo passaggio. Lui era lui il Mattino.

Ascolto, memorizzo, e imparo. Parole e indicazioni sono per me lezioni, servono a farmi migliorare, a farmi crescere come giornalista. Chiedo sempre con umiltà alle persone che ritengo in grado di fornirmi contributi importanti. Mai stanco di domande, seleziono e registro le risposte.

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Riccardo Cassero e Roberto Ciuni

L’avvento di Roberto Ciuni alla direzione del giornale cambia la maniera di lavorare della redazione sportiva. Il direttore chiede servizi pensati, inchieste, e presenze ai maggiori eventi sportivi in Italia e all’estero. Esigenze nuove per il Mattino. Il giornale acquisisce un respiro più ampio, e decolla. Cassero coglie al volo la nuova tendenza, ne beneficia la redazione. I suoi giornalisti sono testimoni diretti, inviati agli eventi che fanno grande e autorevole un giornale.

Il capo dirige con mano meravigliosa, seguito dall’impegno e dalla dedizione di un gruppo di grande qualità. Gli altri lo dicono, non noi: nell’ambito dei quotidiani politici siamo la migliore redazione d’Italia. Giuseppe Pacileo, Romolo Acampora, Lello Barbuto, Sergio Troise, Bruno Buonanno, Massimo Corcione, Giuseppe Bagnati. Autentici campioni non solo nelle loro  specifiche competenze. Giornalisti buoni “per il bosco e la riviera”, in grado di rispondere a qualsiasi esigenza. Voto medio, sette e mezzo. Maurizio Mendia, mio compagno di scuola alle elementari, ha preferito cambiare settore.

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Giacomo Lombardi

Passano gli anni, forse due, forse più. Siamo in un altro mondo. Il prezzo del giornale è lievitato a centocinquanta lire. Il biglietto del tram costa cento lire. La carne è alle stelle, quattromilacinquecento al chilo. E la benzina? Mi dicono trecentocinque. Io non ci faccio caso, mai avuta l’auto, mi sono fermato al foglio rosa. Il calciomercato, tra fine giugno e metà luglio. è sofferenza, fatica, scuola, piacere dell’avventura. Un mondo di bugie, è vero, abitato da un popolo di falsoni, ma estremamente stimolante e divertente. Si fatica come muli, però non si è mai stanchi. Sembra di stare sotto lo chapiteaux di un circo, lo malediciamo ogni volta, il mercato del calcio, ma non ne possiamo fare a meno. Noi inviati fissi.

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Franco Ordine

Franco Rossi è califfo e drago. Mimmo Morace un implacabile segugio, cronista che più cronista non si può. Franco Ordine ne ha sempre una buona, la dritta che salva la giornata. Fabio Monti è il rigore, l’almanacco ambulante, un’enciclopedia nella testa, e conoscenze a trecentosessanta gradi. Nino Sormani ha fiuto e memoria di ferro. Facciamo squadra, una grande squadra. Giorgio Gandolfi della Stampa, emiliano di Parma, è tra gli esponenti più qualificati della concorrenza. I ritmi sono serrati, mai avuto il tempo per pensare ad altro. Simona è scivolata lontano dai miei pensieri.

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Franco Grassi

Una straordinaria galleria di personaggi, il Mattino. Giacomo Lombardi, il redattore capo, ne è la storia e la memoria. Come lavoratore è al livello di Riccardo Cassero. Gerardo Guerra è la sua spalla. Mostri di bravura, i cronisti di nera mi fanno ammattire, tutti molto bravi, informati, maghi della notizia: Franco Grassi, Enzo Perez, e i giornalisti della redazione spettacoli. Lello Greco, laureato in ingegneria, mi ha affidato la rubrica dei libri per ragazzi, quando lui si occupava del Mattino Illustrato e io lavoravo in libreria.

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Giuseppe Pacileo

Il giornale è una famiglia, a quest’ora. Il posto della condivisione, non solo quello del lavoro di giornalista, amato da tutti noi. Giuseppe Pacileo è la mia luce. Siamo diirimpettai di scrivania. Giuseppe ha barba rossiccia e l’incarnato chiaro, la pipa di radica caricata con tabacco Three Nuns, tre monache, gli occhiali spessi come fondi di bottiglia, il vezzo del papillon, che gli sta d’incanto, e una cultura spaventosa. Parla il russo meglio di come io mi esprimo in dialetto, scrive da padreterno. Rigoroso nell’uso della lingua e nella verifica della notizia, è il nostro fiore all’occhiello. Facciamo coppia fissa alle partite della nazionale di calcio e io sono in squadra con lui quando il Napoli è impegnato lontano da Napoli.

Pacileo, pezzi perfetti, è un buongustaio, mai sentito o visto che abbia sbagliato una scelta al ristorante. E in cucina, come nella professione, non gli manca la fantasia. Gateau di patate rosato e parmigiana gialla di melanzane: una fetta a testa, lo spuntino è servito, in redazione. Portiamo tutti qualcosa, di tanto in tanto. Io la pizza rustica con ricotta e salame e la torta di mele con crema pasticciera preparate da mamma Elide. Crocchè di  patate e pasta cresciute sono della cambusa di famiglia di Sergio Troise e Bruno Buonanno.

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Lello Barbuto

La redazione è un monolite. E tale resta anche quando Lello Barbuto ne requisisce una metà, trasformandola in ufficio, direzione e segreteria della Capri-Napoli. Siamo invasi dai nuotatori maratoneti, dai loro accompagnatori e dirigenti. Diventiamo necessariamente poliglotti. Me la cavo bene con il mio spagnolo imparato dal “Garzanti per immagini”; meno bene con l’inglese, quello scolastico non è sufficiente e io finora non sono mai riuscito a completare l’anno di lezioni al British. Anche il francese è buono: complessivamente mi difendo.

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Scalfaro, Acampora e Cassero

Parole e consigli di Pacileo migliorano la mia scrittura. È il mio Virgilio. Il mio angelo custode è Romolo Acampora. Uno strepitoso tutore. Mi prende per mano, una guida sicura. Un raffinato insegnante, il maestro che tutti sognano di avere. Romolo mi indica i passi da fare e dove mettere i piedi. Compila i miei pezzi e li rende migliori. Romolo è un pezzo di pane, una persona squisita, laddove all’osservatore superficiale può apparire brusco, antipatico. Ma è solo un professionista esigente con un immenso retroterra di formidabile cronista.

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Saverio Garonzi

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Sergio Clerici

Il bravo cronista deve avere orecchie di pulicano, non solo occhi di aquila e senso della notizia. Le orecchie da far funzionare come antenne. Romolo, come tale, le ha impiegate quella volta in un albergo di Verona: captata una telefonata dal contenuto ambiguo del presidente veronese Garonzi a Sergio Clerici, brasiliano duro d’udito, soprannominato perciò ‘o surdo, suo ex calciatore passato al Napoli. Un tentativo di combine? Romolo annota mentalmente e riferisce al giornale. Processo al Verona, condannato alla retrocessione. Dovere compiuto, ma Verona diventa per Romolo città chiusa, vietata.

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I domenicali alla redazione sportiva sono un divertente e rumoroso luna park. Il passaggio dei risultati e delle classifiche di tutti i campionati, proprio tutti, e del materiale relativo alle partite minori sono il cuore del supplemento sportivo del lunedì. Un numero speciale, un giornale interamente sportivo all’interno del giornale politico. Faticosa e complessa operazione richiede l’impiego dei domenicalisti. Giornalisti di altre redazioni del giornale impiegati allo sport. Bravi in altri settori, talvolta a digiuno di calcio, gol, classifiche, e del gergale del pallone.

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I domenicalisti appartengono a diverse categorie. Quelli rapidi, passano il materiale e vanno i tipografia a curare la pagina loro assegnata; quelli che battono la fiacca; e ancora altri che svolgono parte del lavoro e poi spariscono. Li chiamano quelli dell’ufficio squaglio. Spariscono poi tornano, magari all’ultimo momento. Il collega di origini francesi se la squaglia puntualmente intorno alle 19. Manda giù una pasticca di potassio e via di corsa. Cinque minuti a piedi, il tempo per ritrovarsi tra le braccia di una bella signora. L’appuntamento è fisso. Il consorte di madame rincasa da Roma alle 23. Novità, qualcosa ancora da fare? Già fatto, mon ami.

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Gino Bartali

Scherzi e stravaganze a parte, il Mattino è il luogo della competenza e della professionalità. Il porto della mia personale felicità. Un portento Riccardo Cassero, il comandante in maniche di camicia, alle brutte in pullover, mai in giacca. Cassero con le sue espressioni dialettali che sono richiami alla coscienza e all’attenzione di noi sottoposti. “Siamo andati con il popò nei pomodori”, per significare che si è verificato l’irreparabile; “è andata la zoccola nel ragù”, per denunciare che abbiamo rovinato all’improvviso, e con una sola mossa sbagliata, quanto di buono stavamo realizzando fino a poco prima. Ma la più bella è questa, un ammonimento a salvaguardia di possibili clamorose sorprese, sotto forma di eventi improvvisi destinati a sconvolgere l’assetto delle pagine. “E sì more Bartali?”. Traduzione: dobbiamo avere i coccodrilli pronti, guai consegnarsi alla sorpresa.

 

 

 

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