di Giuseppe Merlino
“Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri…” sono state tra le prime parole pronunciate da Bergoglio dopo l’elezione a Papa. E nel corso di questi mesi di pontificato più volte Papa Francesco ha ribadito la necessità di ascoltare il grido dei poveri.
Nell’Evangelii gaudium ha scritto. “Ogni cristiano e ogni comunità sono chiamati ad essere strumenti di Dio per la liberazione e la promozione dei poveri. E questo suppone che siamo docili e attenti ad ascoltare il grido del povero e soccorrerlo”. Per fare fronte alle giornate di forte maltempo che hanno tempestato Roma, papa Francesco ha fatto distribuire 300 ombrelli ai senzatetto che gravitano intorno al Vaticano e in altre zone della capitale. Un gesto encomiabile. Ma La Chiesa per i poveri del mondo può fare concretamente molto ma molto di più
La Chiesa Cattolica, anche sotto la guida di questo Papa gesuita che predica la povertà, resta una delle più grandi multinazionali economico-finanziarie del mondo, non è cambiata una virgola. Il patrimonio mondiale della Chiesa, solo per quanto riguarda gli immobili posseduti, è stimato intorno ai 3.000 miliardi di dollari. Le sue riserve auree sono stimate a 1.245 miliardi di dollari.
Le sue partecipazioni azionarie (tra cui anche fabbriche di armi e perfino pornografia) superano i mille miliardi di dollari. Citiamo solo a titolo di esempio le partecipazioni in Rothschild, Banca Hambros, Credit Suisse, Morgan Bank, Chase-Manhattan Bank, First National Bank, Bankers Trust Company, Gulf Oil, Shell, General Motors, Bethlehem Steel, General Electric, International Business Machines, Twa, ma l’elenco sarebbe interminabile.
In tutto il mondo la Chiesa Cattolica possiede interi fabbricati, singoli immobili, negozi, supermercati, istituti di istruzione a pagamento, musei, pensioni per il turismo religioso etc … Impossibile poi da stimare (ci vorrebbero troppi zeri) il valore delle opere d’arte possedute.
Solo in Italia la Chiesa Cattolica possiede il 22 per cento del patrimonio immobiliare. Si tratta di interi fabbricati, singoli appartamenti, istituti di istruzione ai quali si aggiungono monasteri, conventi, musei e chiese.
Negli ultimi anni la Chiesa ha alzato i canoni di locazione dei propri immobili a cifre improponibili per molte famiglie ed ha iniziato a non rinnovare i contratti di locazione e a sfrattare gli inquilini per vendere i propri immobili a compagnie alberghiere o società immobiliari, guadagnando cifre da capogiro.
Un altro grande affare per la Chiesa sono le migliaia di istituzioni disseminate in tutto il mondo che affittano camere per il cosiddetto “turismo religioso” nei più famosi luoghi di pellegrinaggio. Queste “case di accoglienza” fatturano circa 4 miliardi di euro all’anno.
Ultimamente la Chiesa sta attuando una politica di conversione di molti edifici sacri in alberghi o centri commerciali. In altri casi questi edifici sacri sono stati frazionati in appartamenti da affittare o vendere. Si noti poi che, in Italia, tutto questo immenso patrimonio è esente dall’imposizione fiscale di tasse sulla casa. E non si può poi trascurare il fatto che la Chiesa Cattolica incassa circa un miliardo di euro Alanno dall’8 per mille delle dichiarazioni Irpef degli italiani.
Ma la vera potenza economica della Chiesa è costituita dallo Ior (Istituto per le opere di religione) che sarebbe la banca del Vaticano. Il patrimonio gestito dallo Ior è stimato intorno ai 6 miliardi di euro. Lo Ior è stato coinvolto in numerosi scandali finanziari ed episodi oscuri. Ricordiamo lo scandalo del Banco Ambrosiano al quale sono collegate le misteriose morti del finanziere Roberto Calvi e della sua segretaria; la scoperta dei fondi neri amministrati dall’arcivescovo Marcinkus; i rapporti col finanziere Sindona, strettamente legato ad ambienti della mafia siciliana, anch’egli morto misteriosamente; l’omicidio del finanziere Giorgio Ambrosoli; lo scandalo Enimont all’epoca di tangentopoli; lo scandalo “calciopoli” nel quale si è appurato che i fondi neri della Gea World di Alessandro Moggi erano depositati presso lo Ior; lo scandalo “grandi opere” nel quale si è appurato che Angelo Balducci avesse i suoi fondi neri depositati anch’egli presso lo Ior. E poi ci sono i rapporti i rapporti non chiari con decine di Banche Italiane.









