di Gianpaolo Santoro
Il giorno atteso da anni. Il twitter del Premier ha qualcosa di epocale questa volta. Il Consiglio dei ministri ha approvato definitivamente il decreto attuativo del Jobs Act sul contratto a tutele crescenti.
Nel provvedimento che modifica l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, inoltre, sono compresi anche i licenziamenti collettivi (non sono state quindi ascoltate le richieste delle commissioni Lavoro di Camera e Senato). Schiacciati i sindacati, messa in un angolo la minoranza pd, l’uomo delle maggioranze variabili ha scelto ancora una volta un’azione di forza, al diavolo trattative e mediazioni. Don Matteo ha fatto tutto da solo, meglio dell’omonimo versione Terence Hill.
“ E’ il riscatto di una intera generazione che vede finalmente riconosciuto il proprio diritto ad avere tutele maggiori. Parole come mutuo, ferie, buonuscita, diritti entrano nel vocabolario di chi fino a ora era escluso . Abbiamo rottamiamo un certo modello di diritto del lavoro, l’articolo18, i cococo e i cocopro, tutto in una volta”.
Ma basta prendere l’altra faccia della medaglia per avere la rappresentazione di un’altra verità, di un Paese sempre più in ginocchio, sempre più indifeso, a diritti decrescenti, altro che tutele crescenti.
“Si, oggi è il giorno atteso da tanto tempo. Ma non dai lavoratori, ma dalla Troika” Stefano Fassina entra subito con un tackle duro nelle scelte del governo. “Il diritto del lavoro torna agli anni ’50.” “L’unico risultato sarà quello di aver liberalizzato i licenziamenti” tuona donna Susanna leader della Cgil.
Figli di Troika. L’accusa è chiara. Così come è chiaro che sarà guerra. “Renzi non ha fatto altro che eseguire gli ordini della Confindustria e dell’Europa. Sta facendo da apripista ad un modello che supera la contrattazione collettiva e il diritto dei lavoratori di poter continuare a dire la loro. Una linea sbagliata che sta portando l’Europa al collasso. Ma sia chiara una cosa: noi non abbiamo alcuna intenzione di accettare questa logica e questa politica. Non ci arrendiamo.” Maurizio Landini, parla ormai già da leader non solo della Fiom , ma di una forza di sinistra ben più a sinistra del Partito democratico, sempre più democristiano negli uomini e nel cuore.
“Se la Cgil sciopererà contro le leggi sul lavoro di Renzi o intraprenderà altre iniziative, io ci sarò” ha già fatto sapere Sergio Cofferati che è andato via dal Pd, partito che ha fondato, sbattendo la porta dopo le primarie col trucco in Liguria.
“Un provvedimento che piace ai custodi dell’austerità e dell’abbattimento dei diritti nel lavoro, come l’Ocse, ma non piace ai lavoratori e alle lavoratrici del nostro Paese, su cui viene scaricata tutta l’insicurezza e la svalutazione del loro lavoro. La battaglia contro i provvedimenti del governo del Jobs Act, non finisce con l’approvazione dei decreti attuativi ma comincia ora…” Giorgio Airaudo, casa Fiom, oggi deputato di Sinistra ecologia e libertà, è un altro che non ci sta, in nessun modo. Il fronte del no è ben delineato. E non accetta questo statuto dei lavoratori riveduto e corretto da Renzi.
“Le leggi quando sono sbagliate, o se ne fanno delle nuove migliore oppure bisogna cancellarle. Non escludiamo nulla e ci muoveremo fino in fondo. Pensiamo ad un referendum abrogativo”. Maurizio Landini non ci pensa nemmeno ad accettare il Jobs Act.
Ma che cosa è davvero cambiato? Partiamo dal fatidico articolo 18, da sempre il punto maggiormente in discussione.Per le nuove assunzioni nelle aziende con più di 15 dipendenti (e non per le assunzioni già in essere) sarà d’ora in poi più facile licenziare. .Se un licenziamento viene dichiarato ingiusto dal giudice, il lavoratore avrà diritto a essere reintegrato nell’organico dell’azienda solo se viene evidenziata una discriminazione nei suoi confronti dovuta a motivi politici, sindacali, sessuali o razziali.
E’ mutato anche il sistema delle indennità di licenziamento (ma sempre solo nelle aziende con più di 15 addetti). Un lavoratore lasciato a casa ingiustamente avrà diritto a un risarcimento in denaro proporzionale alla lunghezza della sua carriera. Per ogni anni di servizio alle spalle, infatti, il dipendente maturerà il diritto a un indennizzo di due mesi di stipendio, fino a un massimo di 24 mensilità. Il diritto a percepire un sussidio alla disoccupazione verrà esteso anche ai lavoratori che oggi sono assunti con un contratto di lavoro precario e flessibile come le collaborazioni coordinate e continuative (co.co.co) e le collaborazioni a progetto (co.pro.). Per i collaboratori ci sarà un nuova indennità che si chiamerà Dis-Coll mentre per i dipendenti verrà istituita la Naspi , la cui durata sarà proporzionale agli anni di carriera del dipendente. Verranno unificati i sussidi attualmente esistenti, cioè l’Aspi ordinaria (che dura fino a 12-18 mesi ed è destinata ai lavoratori assunti da più tempo) e la Mini-Aspi (che copre pochi mesi o settimane ed è destinata a chi ha alle spalle una carriera molto breve o discontinua). Tutti questi cambiamenti però, non entreranno in vigore da subito ma dal 1° maggio 2015.














