di Adolfo Mollichelli
Domenica una sola partita alle 15, lo chiamano il campionato spezzatino. Ma è la fine di un sogno. Pasolini (nella foto) che amava il calcio e non resisteva alla tentazione di tirare quattro calci ad un pallone diceva che “Il calcio è una rappresentazione sacra”. E si santificava, naturalmente, la domenica. Ma oggi non è più così: si comincia a giocare il venerdì e si finisce il lunedì, un campionato a puntate. Tutto per la televisione. Una fiction come un’altra.
Ieri, oggi e domani. O se volete: sabato, domenica e lunedì. Ma non sempre è così perché spesso c’è anche un venerdì prima ed un martedì dopo, recentemente pure un mercoledì. Di che cosa stiamo parlando? Del campionato spezzatino. Meglio: del campionato spezzato.
Monco. È la rivincita a distanza di molti anni delle seguaci di Rita Pavone: perché perchè la domenica mi lasci sempre sola per andare a vedere la partita di pallone. E va bene che molto è cambiato se è vero come è vero che le rappresentanti del gentil sesso sono diventate tifose, più malate dei malati e non ha più senso la richiesta della Rita nazionale: perché una volta non ci porti pure me. Quando?
All’ora e il giorno in cui le tv che pagano, decidono. Spezzatino imbarazzante. Specie per Mamma Rai fresca di canone pagato e di immensi vuoti per la storia dei diritti che non le dà diritto alle dirette. Gioco di parole. Come quelli che sono costretti a fare gli uomini in voce ed in video della domenica che è sempre più un guscio vuoto.
Calcio parlato, sussurrato, inventato, abbozzato. Discusso su di uno schermo in bianco di colori. Perché di che cosa ragioni se è diventata una maledetta domenica in attesa del posticipo del posticipo che anticiperà il giorno dopo e poi l’altro ancora e il tempo si dilata e ci vorrebbe Soriano (Osvaldo il grande scrittore argentino, non il centrocampista della Samp) per descrivere com’è strana una domenica lunga e vuota in attesa di… Di Juve-Genoa, soltanto Juve-Genoa alle ore 15. Preceduta da Empoli-Sassuolo all’ora (12,30) in cui il ragù “pipitea” negli ultimi aneliti ma chissà se c’è chi ancora si sveglia di buon mattino per regolare la fiamma, bassa, del fornello.
Tutte le altre partite al calar della sera che anticipa la notte. Le pay tv provvedono a tener desta l’attenzione, con informazione costante e ripetuta per la gioia dei colleghi della carta stampata che oramai scrivono quel che vedono sugli schermi. Ai miei tempi, scusate, si alzava il culo dalla sedia e s’andava agli incontri ravvicinati di un certo tipo. E com’era bello ed intrigante.
Certo, capitava pure di stare fuori dal giornale per ore intere, di guardare con ansia il tempo che scorreva e allora telefonata d’obbligo in redazione: capo Scotti, il Milan non arriverà al San Germano prima di sera, il volo da Milano è stato dirottato per il maltempo a Fiumicino, raggiungeranno Napoli in pullman. Risposta: e tu aspetta, l’intervista con Rocco deve essere un’esclusiva. Okay, capo. Era il Milan di Rivera e Schnellinger. Attesi, San Germano aiutami tu. Finalmente, il Milan! Rocco il paron scese dal pullman barcollando, durante il viaggio aveva bevuto un po’ di bottigline di liquori, insomma era parecchio brillo.
Ma guarda che jella, imprecai tra me e me. Coraggio, mi avvicinai, mi presentai, gli chiesi l’intervista. Il paron biascicò: sono stanco, non vede? Anch’io, azzardai, la sto aspettando da più di 6 ore. Convinto che sarei dovuto tornare al giornale cornuto e mazziato ma il giornale sportivo che stringevo tra le mani, piegato, insieme con il notes mi salvò. Il paron, tra un rutticino e l’altro appena soffocati mi fece: lei mi regala il suo giornale ed io le concedo l’intervista. Affare fatto. Grande paron Rocco, devo a te uno dei miei primi scoop.
Scusate la digressione. Ma era importante per capire perché da un po’ di tempo a questa parte il giornalismo della carta stampata e bell’e moribondo. Complice il sorpasso, l’invadenza delle pay tv che ti glorificano l’esclusiva dei callipigi (non tutti) negli spogliatoi. La vestizione, neanche fosse il rito dei toreri prima di indossare el traque de luz.
Nostalgia del passato che è sempre un bel libro da sfogliare? Ebbene sì. Novantesimo minuto sarebbe diventata la certificazione di quanto avevamo ascoltato e immaginato dalle voci amiche di Tutto il calcio minuto per minuto, trasmissione radiofonica nata negli anni sessanta, alfieri Bortolotti e Moretti. La schedina fra le dita che poteva cambiarci la vita. L’invito a brindare con un celebre liquore se la squadra del cuore aveva vinto o a consolarci se aveva perduto.
Erano minuti di passione, i collegamenti dai campi gestiti dalla voce baritonale di Adalberto Bortolotti dallo studio centrale. La voce ferma di Nicolò Carosio, quella pastosa di Enrico Ameri, quella rauca di Sandro Ciotti, quella ridente di Ezio Luzzi (attenzione! Palo di Pisicchioooo!). Gol visti con l’occhio del cuore, la giocata immaginata del campione, la parata intuita, il crac del fallo da espulsione sentito. In attesa di vedere, di capire, di far parlare le immagini. Tutto cominciò il 27 settembre del 1970, a cavallo dei favolosi anni sessanta. E fu davvero epocale lo sbocciare di Novantesimo minuto programma ideato da Paolo Valenti, Maurizio Barendson e Remo Pascucci. L’ora fatidica era le 18,15.
Appuntamento fisso e popolato, fino a 20 milioni di telespettatori, record dei record, quarantacinque anni or sono. Tutti i gol, sintesi impeccabili. Senza lo scempio della moviola che tutto fa vedere e nulla decide. Il tono competente di Valenti e Barendson, equilibrio nei giudizi, la serenità dei buoni maestri di scuola. Ricordo il disagio di Valenti nel commentare le immagini deturpanti delle camionette della polizia sulla pista dell’Olimpico. La prima retata per il calcio scommesse. Mi fermo qui. Spulcio l’agenda football. Devo scegliere la partita per il prossimo week end. Leggo: due di sabato, scarsine. Quella delle 12,30 di domenica, scarsina anche quella. Ecco, c’è Juve-Genoa alle 15 e poi basta, riposino post-genovese, spero. Tutte le altre alle 20,45. Un po’ di compilation e poi, ma sì credo che mi sintonizzerò su Barcellona-Real Madrid el partido, a las nueve de la tarde. Ole’.













