di Mino Cucciniello
Tolta l’impalcatura, nessun lavoro è stato effettuato. La facciata neo classica mortificata dall’incuria. Il nuovo sovrintendente ed monito di Riccardo Muti. La prima della Turandot di Giacomo Puccini
Gli spettatori che ieri sera si sono recati al Teatro San Carlo, per assistere alla prima delle rappresentazioni della Turandot di Giacomo Puccini, hanno potuto notare che la storica facciata del settecentesco edificio, dal lato di piazza Trieste e Trento, dopo essere stata ingabbiata per ben cinque mesi con tubi innocenti è tornata nuovamente visibile sebbene ancora una volta messa in sicurezza da una leggera e trasparente rete che serve ad evitare che possano cadere dei calcinacci.
Le impalcature all’esterno del teatro, come d’altronde a tutti i palazzi pubblici dell’intera zona, erano state messe il giorno dopo della disgrazia avvenuta in via Toledo dove una pietra cadendo dalla Galleria Umberto uccise un giovanissimo ragazzo. Si sarebbero dovuti effettuare dei lavori di ripristino delle facciate ma nulla è stato fatto sprecando così solo tempo e tanti soldi. Poi con la visita in città del Santo Padre, si è deciso per motivi di sicurezza, di smontare l’impalcatura anche se non si riesce a comprendere quale è stato il criterio adottato dal momento che la dirimpettaia Galleria è rimasta tutta nascosta dai tubi come sono rimasti innanzi a Palazzo Reale e a Palazzo Salerno.
Con l’eliminazione della impalcatura è ricomparsa la facciata neo classica del San Carlo e purtroppo appare decisamente malandata, mortificata nella sua bellezza sia dalla incuria del tempo sia dalla scarsa manutenzione predisposta delle autorità competenti. Purtroppo l’immagine esterna del nostro massimo si riflette decisamente e forse anche più nella gestione amministrativa del teatro che oramai non ha più un sovrintendente mettendo così a serio rischio la programmazione della prossima stagione sinfonica e lirica, proprio ora che grazie al commissario Michele Lignola le casse del teatro sono state risanate.
Tra i tanti habituès che frequentano il San Carlo ho visto entrare Maurizio ed Ada Maddaloni, Maria Di Pace, Gino e Marisa Masolini, Fabio Pignatelli, Francesco ed Isabella Santoni, Giuseppe e Bianca Imparato, Lisi e Maria Grazia Leonetti di Santojanni, Antonio Soscia, Patrizia Bacci, Francesco e Bitti Tommasini, Santina Improta, Mario Rusciano, Peppe e Paola Signoriello, Carmen Cacace, Alessio Visone, Bianca Bonaduce, Pasquale ed Angela De Rosa, che non sono stati accolti come da anni accadeva sino alla volta precedente dalla dimissionaria sovrintendente Rosanna Purchia non gradita al nostro Sindaco ed oramai sempre più vicina al teatro Bellini di Catania.
Durante i due intervalli della bellissima opera pucciniana nel foyer storico ho visto ed intravisto Massimo e Paola Tucci, Federico e Chiara Tammaro, Massimo e Giovannella Fragola, Cinzia Biraghi, Francesco e Patrizia Curcio, Salvino ed Emanuela Sorrentino, Serena Amabile e Lello De Simone, Tiziana Chirico, Enrico Auricchio, Virginia Santoro, Umberto e Clara Caserta, Anna Serra, Nucci Giustino, Giuliano Troise e l’affascinante Maria Rosaria Nessuno.
Argomento di conversazione per molti è stato l’interrogativo di chi potrebbe essere il nuovo sovrintendente tra le quarantatré domande di ammissione al bando di concorso indetto dal nostro primo cittadino in qualità di presidente della fondazione del teatro lirico. Tra le tante critiche suscitate a questa procedura sicuramente quella più rilevante è stata quella del maestro Riccardo Muti e quando ieri sera nel terzo atto di Turandot , Calaf intona la celebre aria Nessun dorma quasi è sembrato di essere l’ennesimo campanello d’allarme affinché tutti siano svegli e vigili per evitare altri danni alla già precaria salute del teatro a causa di persone incompetenti e che questa volta a vincere sia soltanto ed unicamente il San Carlo!











