di Giuseppe Merlino
Ayman al-Zawahiri, leader di Al Qaeda, sembra che abbia intenzione di sciogliere la rete terroristica fondata da Osama bin Laden. In poche parole lascerebbe libere le branche in ogni Paese, compreso il Fronte al Nusra in Siria, di slegarsi dall’organizzazione e “fondersi con altri movimenti jihadisti”. Questo scioglierebbe, insomma, i gruppi terroristici dal vincolo di fedeltà e consentire loro di confluire e allearsi con l’Isis di Abu Bakr al-Baghdadi.
La sera del 29 giugno 2014 l’Isis, è bene ricordare, ha proclamato la restaurazione del Califfato islamico con Abū Bakr al-Baghdādī come califfo. Nella prima notte di ramadan lo Shaykh Abu Muhammad al Adnani al Shami portavoce del neonato Stato Islamico, ha dichiarato che il Consiglio della Shūra del gruppo ha deciso di fondare formalmente il califfato, descrivendolo come “un sogno che vive nelle profondità di ogni credente musulmano”, e che i musulmani di tutto il mondo dovrebbero giurare la loro fedeltà al nuovo califfo. Ma qual è la storia del Califfato?
Il vocabolo “Califfato” deriva dalla parola “Califfo”, in arabo Khalifa, che letteralmente significa vicario, facente funzioni. Nel mondo islamico per Califfo si intende la guida politica e spirituale di tutto il mondo musulmano, vicario del profeta Maometto e suo successore in questo compito. Califfato è conseguentemente l’area geografica sulla quale il Califfo esercita la sua autorità morale, politica, spirituale e religiosa.
Quest’area raggiunse in passato una estensione smisurata, dalla Persia alla penisola arabica, dall’Africa settentrionale alla Spagna ed alla Sicilia, dal Pakistan e dall’Afghanistan al Caucaso meridionale, pur godendo le singole regioni di una discreta autonomia rispetto al potere centrale del Califfo.
L’eredità di questo impero andò poi all’Impero Ottomano che aggiunse al territorio del Califfato buona parte dell’Europa centro-orientale (Ungheria, Romania, Bulgaria, Bosnia, Serbia, Albania, Grecia, Moldavia, Crimea etc…), fino alle porte di Vienna.
In seguito al crollo ed allo smembramento dell’Impero Ottomano alla fine della prima guerra mondiale, nel mondo musulmano il Califfo non esiste più: l’ultimo Califfo fu deposto nel 1924 da Kemal Ataturk, il fondatore della moderna Turchia, ma il sogno della restaurazione del Califfato è estremamente vivo e sentito tra le masse islamiche, anche in quei paesi musulmani che, in effetti, non avevano mai fatto parte del Califfato, come ad esempio l’Indonesia, la Malesia e numerosi stati dell’ex Unione Sovietica e dell’Africa Centrale ed Orientale.
C’è poi da considerare che il vero significato della Jihad (guerra santa) è la realizzazione del Califfato mondiale, anche se molti islamici “moderati” asseriscono che la Jihad offensiva non è obbligatoria per il fedele musulmano e che, al contrario, lo è soltanto la jihad difensiva in caso di attacco all’Islam.

Abbiamo detto che il sogno della restaurazione del Califfato è molto vivo tra le popolazioni islamiche: è infatti diffusa la sensazione che la frammentazione attuale delle nazioni islamiche sia un fatto transitorio, causato prima dal colonialismo europeo e poi dall’influenza politica ed economica dell’Occidente. Larghi strati delle popolazioni di queste nazioni ritengono illegittimi dei governi che “hanno tradito il vero Islam”, sono asserviti all’Occidente ed hanno permesso al loro interno la diffusione dell’ “immoralità occidentale”. Questo stato d’animo crescente ha portato alla “restaurazione” del Califfato islamico con Abū Bakr al-Baghdādī come califfo. Sotto le bandiere dell’Isis ci sono,ormai, sempre più gruppi e movimenti “integralisti” di diverse parti del mondo.
L’autorità morale e religiosa del Califfato è dovuta al fatto che questa istituzione nacque il giorno stesso della morte di Maometto (8 Giugno 632), quando Abu Bakr, amico fraterno del profeta fu nominato dai compagni Califfo, cioè guida politica e spirituale dei seguaci della nuova religione.
Per completezza di esposizione dobbiamo però precisare che un gruppo consistente di Musulmani (oggi chiamati Sciiti) non riconobbe questa nomina, in quanto asseriva che il Califfo dovesse essere un discendente diretto di Maometto e riconobbero come primo Califfo solo quello che per la maggioranza dei musulmani (detti Sunniti) fu invece il quarto e cioè Alì Ibn Abi Talib, cugino e genero di Maometto, del quale aveva sposato la figlia Fatima.
Da allora gli Sciiti riconobbero come Califfi solo i discendenti di Alì, detti Fatimidi, fino all’ultimo Califfo sciita, Al Mahdi, scomparso misteriosamente nell’874 dopo Cristo e che la leggenda vuole che ritornerà solo alla fine dei tempi per restaurare il vero e puro Islam in tutto il mondo.
Gli Sciiti sono sempre stati una minoranza, per cui, col termine Califfato, si intende comunque sempre quello sunnita, tanto più che gli Sciiti hanno sempre preferito chiamare Imam i loro Califfi.
Quando parliamo dunque di “integralismo islamico”, dobbiamo fare distinzione tra due integralismi diversi, con lo stesso sogno da realizzare, ma in grave ed insanabile disaccordo fra di loro.










