di Carlotta D’Amato
Royal baby e Royal premier, God Save the Queen: Dio salvi la Regina. Charlotte e Cameron, entusiasmo alle stelle. E sterlina a mille. La nascita reale è meglio di un Giubileo per l’economia britannica, saranno dieci anni di Charlottemania. E poteva mancare il selfie di Renzi? Cameron ha raggiunto da solo la maggioranza dei seggi ed ha già annunciato il referendum: ciao ciao euro.
Non sono solo le campane dell’Abbazia di Westminster a suonare a festa per la nascita di Charlotte Elizabeth Diana, la secondogenita di Casa Windsor. I bookmakers ci hanno preso ancora: la royal baby, la figlia di William e Kate, nata alle 8.34 di sabato è una femmina. Ha il nome del nonno Charles, della bisnonna regina e della nonna scomparsa tragicamente nel 1997. Come recita il comunicato della corona britannica “la bambina sarà chiamata Sua Altezza Reale Principessa Charlotte di Cambridge” e, dopo che la legge di successione al trono reale è stata modificata in favore delle pari opportunità, a lei spetterebbe la corona dopo Charles, William ed il fratellino maggiore George.
Qualcuno ha fatto presto a monetizzare. A gioire sarà tutta l’economia britannica, la quale, secondo gli esperti, godrà dell’influsso positivo della nuova arrivata di casa Windsor. Secondo i primi calcoli, la nascita della seconda “royal baby” ha già generato in pochi giorni 80 milioni di sterline tra tazze, targhette e magliette commemorative vendute. Le previsioni per il futuro sono anche più rosee: si parla di 150 milioni all’anno.
Ai tempi della nascita del principe George, due anni fa, il centro ricerche sulle vendite al dettaglio stimò che l’evento avrebbe dato una spinta all’economia britannica pari a circa 243 milioni di sterline, ma Charlotte farà di meglio. Prima dei dieci anni, gli introiti stimati per la vendita di ogni oggetto possibile che la riguarderà varrà oltre 1 miliardo di sterline, dicono gli analisti, battendo di gran lunga il fratello.
Ogni vestitino che indosserà, le madri vorranno per le loro figlie. Lo stesso discorso varrà per il taglio di capelli, e, quando sarà grande, per abiti e gioielli. Tanto più che, nell’era dei social network, diventare un’icona di stile è ancora più facile. Ed anche il parco di divertimenti Legoland, vicino Londra, si è adeguato ed ha già aggiornato il suo Buckingham Palace di mattoncini creando una doppia carrozzina alta sette centimetri per la nuova principessa in miniatura insieme agli altri componenti della famiglia reale. C’è chi propendeva per Diana come primo nome della principessina; ma, poi, come la migliore tradizione inglese richiede, si è virato verso la mediazione, evitando un coccolone alla bisnonna regina, alla quale la nuora tanto simpatica non stava proprio. Anzi. Le teorie complottiste ritengono addirittura che ci sarebbe stato lo zampino dei servizi segreti britannici dietro l’incidente nel quale Lady D. e Dodi Al Fayed persero la vita a Parigi.
Certo è che l’eredità di Diana Spencer sarebbe stata troppo pesante da portare per chiunque. E a 18 anni dalla morte, quella principessa tristissima così amata e mai dimenticata di cui ancora oggi si vendono gadget e la si celebra più di una regina.
Ad Hyde Park c’è un museo dove sono conservati i suoi abiti più belli e la sua statua in oro massiccio, con quella di Dodi, è l’unica cosa che il padre di lui, Mohamed Al Fayed, ha chiesto venissero lasciate così come erano quando ha venduto i grandi magazzini Harrod’s.
Ma in questi ultimi giorni, William, Kate, il piccolo George, Elisabeth, Filippo ed Henry e l’esercito dei corgy della regina (quei cagnolini a cui Queen Elisabeth II vuol più bene che al figlio) non sono gli unici a festeggiare un fausto evento.
A loro si aggiunge David Cameron, vincitore assoluto delle elezioni politiche in Gran Bretagna. Dato per sfavorito, il leader dei Tories ha conquistato il “potere assoluto” e la maggioranza dei seggi, battendo il laburista Ed Miliband, il liberaldemocratico Nick Clegg e l’euroscettico Nigel Farage, capo del movimento anti-europeista Ukip, da molti accomunato a Beppe Grillo e ai Cinque Stelle: sconfitto nel suo stesso seggio, a South Thanet, di posti a Westminster ne ha conquistato solo uno. Tutti e tre i leader sconfitti hanno dato le dimissioni da segretario dei loro partiti.
David, dal canto suo, dopo aver ricevuto l’incarico dalla Regina, è già pronto a gettare le basi per costruire un governo migliore, a intraprendere la nuova riforma della sanità, e ad indire il referendum per l’uscita dall’Ue previsto per il 2017 e a riformare tutto il Parlamento, dopo l’ondata di dimissioni che lo ha investito. E pensare che David e Samantha avevano già preparato le valigie e chiamato i facchini per tornare a casa, dicono i più informati.
Si torna a casa, dunque. Contenti e vincenti. Che sia a Kensington Palace o al numero 10 di Downing Street, i Windsor ed in Cameron fanno festa e con loro il regno britannico ed i suoi sudditi ai quali tutto si può dire fuorché che non siano patriottici ed attaccati in modo viscerale a costumi, tradizioni e orgoglio nazionali.












