di Daniela Iorio
Nell’Ade Socrate si starà molto agitando, avrà appreso di una notizia irricevibile, c’è stata una riunione in Europa, nientedimeno senza i greci.
Migliaia di anni fa i greci lasciarono un’eredità ed insieme una missione culturale. Misero sull’attenti l’Europa sana, che aveva protocollato il suo atto di nascita proprio ad Atene, muoveva appena i passi, era una bambina. Ci ammonirono Socrate, Platone e pure Aristotele: ci hanno messi in guardia sull’insidia di non saper distinguere la bella retorica dalla verità. La verità si “costruisce” e non esiste in maniera assoluta: bisogna dialogare, mettere a confronto idee, testare la solidità di ognuna, come il vasaio prova con le nocche la consistenza del vaso. Fino a quando tutto il consesso, tutta la riunione, escluderà le tesi infondate e giungerà così ad una verità condivisa da tutti. E’ l’atto di nascita del nostro “esserci europeo” ha scritto dopo il tedesco Heidegger. Era il meriggio europeo più splendente, quello tra Grecia e Germania: oggi sprofonda in una notte diversa, dimentica di sé. Senza memoria.
Non è di sicuro il metodo dialogico socratico che è valso tra i 18 ministri insieme ai creditori, Mario Draghi per la Bce e Christine Lagarde per il Fondo monetario internazionale. Il premier greco Tsipras ha deciso di giocarsi una partita cruciale e di alzare la testa di fronte ai dictat degli eurocrati: non ci sta alle stringenti trattative dell’ue, dei ministri della finanza, non ci sta ai tecnocrati Wolfgang Schaeubl e il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem. Non ci sta. Che Europa può esserci senza un reale principio di sussidiarietà che pur dovrebbe essere alla base qualsiasi unione di stati?
Ed ancora: ma che trattativa è se bisogna rispettare, sempre e comunque, costi quel costi le condizioni economiche, senza tenere conto dello stato sociale di un Paese, il dolore, la disperazione di un popolo? Rispettare le regole per mantenere la stabilità e la credibilità dell’eurozona, è questo l’euromantra. L’eurogruppo non estenderà il programma di salvataggio oltre il 30 giugno, così come Tsipras e Varoufakis avevano chiesto fino al 5 luglio. La Teoria dei giochi, direbbe Varoufakis alla sua maniera, a botte di ultimatum, è la lotta all’ultimo sangue nel tentativo di unire i destini, e se è default per la Grecia anche l’Europa ne subirà.
Ricondurre la Grecia sulla via del risanamento, scongiurando il default totale, o anche quello controllato dai fondi salvastati Efsf e Esm, è ormai un braccio di ferro che si sta consumando e sta diventando una nuova pagina da scrivere nella storia dell’assetto dell’Unione Europea.
Nessuno pensava che il filosofico Tsipras, al di là delle favolette, sarebbe veramente diventato il protagonista unico di questa lotta tra nani e giganti. Da un lato l’austerity degli inossidabili palazzi dell’Ue, dall’altro la lotta per salvarsi da un disastro. Un altro cavallo di Troia. Ilio bruciò completamente, poco ci manca oggi a riappiccare in piazza il fuoco della disperazione: non ci sono più ospedali pienamente attivi e dal 2008 la mortalità infantile è aumentata del 40 per cento.
Gli stipendi sono a meno 50 per cento e le pensioni a meno 70 per cento. Secondo i creditori (Ue, Bce e Fmi) la spesa pubblica va tagliata ancora con danni alle pensioni, al mercato del lavoro, con un aumento insostenibile delle tasse. E’ quello che sta cercando di evitare il leader di Syriza dopo un decennio di indebitamenti che il popolo greco è costretto a pagare, un bel bidone finanziario che gli è stato rifilato. Si tratta degli anni intorno al 2000, di scellerate compravendite dei derivati finanziari di cui il governo Pasok si servì per pompare l’economia greca e farla crescere. Debiti estinguibili in futuro con onere maggiore. Bilanci “abbelliti” e rosei che avrebbero consentito alla Grecia di entrare nell’euro.
Il popolo sarà l’arbitro finale: a questo punto il governo non ha più mandato per decidere, sarà il popolo a muovere il governo alla scelta finale. Il Parlamento greco ha approvato il referendum per il prossimo cinque luglio. I greci voteranno se accettare le condizioni dei creditori oppure no. Dracma o euro, dunque, se restare in eurozona o uscire senza indugio rispondendo alle chiamate ammalianti di Putin.
“E’ il momento della verità per l’Europa. La Grecia non si arrenderà, la Grecia non è un gioco cui si può mettere fine. Sono certo che il popolo greco sarà all’altezza delle storiche circostanze ed emetterà un forte no all’ultimatim”. Quanto alla bocciatura della proroga, Tsipras ha il tono del fermo padre di famiglia “la Grecia respirerà ancora per una settimana”.












