Carlotta D'Amato

Carlotta D'Amato

Consulente legale in aziende italiane ed internazionali, ha scritto numerosi articoli in materia di diritto. Le sue passioni sono politica, cultura, moda.

Pitti, putti e puttanate

di Carlotta D’Amato

L’uomo offerto dalla rassegna di moda di Firenze è tutt’altro che elegante e tutt’altro che uomo. Non solo moda, ma la fiera dei bloggers, dei trend setters: un evento che coinvolge esclusivamente professionisti ed esperti del settore. Quest’anno la moda è “gender free”, senza vera e propria distinzione di cosa sia femminile e maschile, ma un abbigliamento più neutro che rende l’uomo meno maschio e la donna meno femmina.

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Come ogni anno, in questo periodo Firenze, città dell’arte, della bellezza e della cultura è stata la location del Pitti Uomo 88, uno degli eventi più importanti della moda mondiale, noto tra gli esperti del settore come semplicemente “Pitti”, dal nome del palazzo dove si svolge la manifestazione.

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Pitti Uomo è dedicata alla moda maschile, anzi a quella che si chiama “pronta moda maschile”, ovvero i capi già pronti per essere immessi sul mercato ed indossati nella prossima stagione. E’ qualcosa di diverso rispetto alle kermesse internazionali e alle sfilate di moda di Parigi, Milano, Londra; i protagonisti della 4 giorni del Pitti non sono gli stilisti ma i brand del menswear, quelli più in voga, più modaioli.

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L’evento nacque negli anni 50, nel 52 per essere precisi, ed era dedicato inizialmente alla moda femminile; quando poi le grandi case di moda si spostarono a Roma e le sfilate a Milano, a Firenze non rimasero che aziende di moda e maglieria maschile; ed ecco che nacque l’idea del Pitti Uomo, dedicata solo a “lui” e “per lui”. Oggi non si tratta soltanto di moda, ma di un evento che coinvolge esclusivamente professionisti del settore ed esperti del settore, oltre che ad un numero spropositato di vip internazionali. Giacche, vestiti e accessori hi-tech montati su capi d’abbigliamento ma anche valigie, gioielli, scarpe; una fiera immensa che invade Firenze per 4 giorni due volte all’anno (a gennaio e a giugno).

Mariano di Vaio

Mariano di Vaio

Ma, in sostanza, per noi profani, consumatori finali e osservatori di vetrine, cosa è il Pitti Uomo 88? La fiera dei bloggers, dei trend setters, dei modelli improvvisati e di quanti si sentono irrimediabilmente tanto cool, ma poi non sono altro che ridicoli.  Il primo fra tutti è Mariano di Vaio il primo blogger maschile, insomma la Chiara Ferragni al testosterone. Perché se una volta l’eleganza era un paio di pantaloni, una camicia ed una giacca, oggi l’uomo offerto da Pitti è tutt’altro che elegante e tutt’altro che uomo. Basta navigare un po’ in rete e digitare su google immagini Pitti Uomo 2015; ci impiegherete qualche minuto per capire se siete a Firenze o ad una sfilata nel sambodromo di Rio De Janiero il 15 febbraio.

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Cappelli di paglia, gonne (si, proprio gonne, anche lunghe), parei (in città e non al mare), camicia che nemmeno a Woodstock sotto anfetamine ci saremmo mai sognati di indossare nel peggiore dei trip. “Un uomo colorato” quello del Pitti di quest’anno; sarà ma per me i colori che un uomo dovrebbe indossare per essere definito elegante sono davvero pochi e non un’accozzaglia indefinita di forme geometriche, animali, colori fluo, rosa shocking e giallo evidenziatore.

Si perché quest’anno la moda è “gender free”, senza vera e propria distinzione di cosa sia femminile e maschile, ma un abbigliamento più neutro che rende l’uomo meno maschio e la donna meno “femmina”, come se non bastasse da sola già la società ad aver sovvertito ruoli e modelli. Tanti putti come quelli di Andrea della Robbia collocati dal 1487 sulla facciata dell’Istituto degli Innocenti di Firenze.

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Unica differenza sono le taglie, ma visto che a ridursi, in senso fisico, a sciuparsi sono più gli uomini che le donne, arriveremo tra lui e lei che fanno a capelli per accaparrarsi l’ultima 42 rimasta sul mercato.

Nostalgia canaglia…ma cosa possiamo mai fare di fronte al nuovo che avanza? Di fronte alla nuova ondata di maschio gender free che imperverserà nelle nostre città? Nulla…come nulla possiamo fare dinanzi alla nuova tendenza. Non più hipster, non più yuppies ma Yuccies, i lupi di città come si fanno chiamare.

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Cioè? Giovani creativi metropolitani che vogliono fare i soldi degli yuppies senza perdere lo stile, l’anima degli hipster, barba incolta, calzino a righe, pantalone stretto e bicicletta. Ah, per non dimenticare da marzo in poi l’occhiale rigorosamente specchiato. Insomma, gente che cerca la propria essenza unica rifacendosi a quella di altri, rubando qua e là, prendendo dagli uni e dando agli altri.

La verità è che ormai siamo tutti frullati in un iconico blender, tutti mixati tra di noi, uomini, donne, abiti e creazioni neutre, vestiti fluo per lui e per lei, giacche pastello unisex, retaggi anni 80 e giovani metropolitani di oggi, tutti cosi affannati nella ricerca spasmodica della propria identità da aver perso ogni connotazione di genere e di sesso. E davanti alla casella M o F, forse sarebbe meglio inserire la N. Di neutro? No, di niente.

 

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